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Nove falsi miti sulla salute a cui credono molti italiani, smontati dalla scienza

Molti italiani hanno convinzioni radicate sulla salute che, in realtà, non resistono al vaglio della scienza. Alcune di queste credenze riguardano alimentazione, stile di vita e rimedi domestici.   1. Uova e colesterolo Il primo falso mito riguarda le uova: molte persone credono che mangiarle faccia aumentare automaticamente il colesterolo nel sangue. Questa convinzione nasce dagli studi degli anni ’60, quando si osservava un’associazione tra colesterolo alimentare e livelli di colesterolo plasmatico, senza considerare le differenze individuali nel metabolismo. La ricerca più recente ha dimostrato che, nella maggior parte delle persone sane, il colesterolo presente nelle uova ha un impatto minimo sui livelli ematici. Studi clinici indicano che consumare un uovo al giorno non aumenta significativamente il rischio di malattie cardiovascolari. Quindi, mentre chi ha problemi specifici di colesterolo dovrebbe fare attenzione, per la maggior parte delle persone le uova restano un aliment...

Stiamo perdendo il valore delle feste civili in Italia? - Dite la vostra nei commenti 💚

Probabilmente non è l'articolo che ti stravolgerà la vita, ma una constatazione abbastanza ovvia della società italiana contemporanea. L'obiettivo di questa constatazione è quello di generare discussione, per cui ti invitiamo a dire la tua, anche in anonimo, sui commenti 💬💬



La tarda primavera coincide col periodo delle tre principali feste civili in Italia: il 25 aprile, l'1 maggio, il 2 giugno. Due di queste tre ricorrenze sono delle pietre miliari nella realizzazione della società italiana contemporanea; la terza è una ricorrenza internazionale che coinvolge la maggior parte degli abitanti di questo pianeta, i lavoratori.

Il 25 aprile, infatti, celebra la liberazione dell'Italia dal nazifascismo e rappresenta un momento fondamentale nella lotta contro il totalitarismo e per la conquista della libertà e della democrazia. Questa data è stata scelta come festa nazionale in Italia nel 1949, per commemorare la fine della Seconda Guerra Mondiale e la liberazione dell'Italia dal regime fascista.

L'1 maggio, invece, è la festa internazionale dei lavoratori e rappresenta un momento di celebrazione e riflessione sui diritti dei lavoratori e sulle condizioni di lavoro.

Infine, il 2 giugno celebra la festa della Repubblica Italiana e la sua nascita nel 1946, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e la caduta del regime fascista. Questa data rappresenta un momento di celebrazione dell'identità nazionale e della democrazia italiana.

In generale, queste tre ricorrenze rappresentano momenti fondamentali nella storia dell'Italia e nella sua costruzione come stato democratico e solidale, ma negli ultimi anni si è notata una diminuzione dell'interesse e della partecipazione alle celebrazioni ufficiali di queste tre ricorrenze. Ciò può essere attribuito a diversi fattori, tra cui la crescente polarizzazione politica, la diminuzione dell'interesse verso la politica in generale e l'individualismo crescente della società.
 
 
Ho identificato delle cause che portano i ragazzi e i meno giovani lontano dalle piazze, e sarebbe bello generare un po' di discussione su questi argomenti:

- Una disillusione nei confronti della politica. Anni di berlusconismo e di dominio liberale, seguiti da una sinistra non all'altezza delle aspettative, hanno portato molte persone a disinteressarsi dalla politica. Si ha l'impressione di non poter cambiare nulla.

- Ritmi lavorativi pressanti e aspettative irrealistiche da parte della società sui lavoratori che portano spesso a lavorare anche quando non si dovrebbe. Le feste civili diventano l'occasione perfetta per staccare un po', per vedere i propri amici, per andare in vacanza o addirittura per smaltire un po' di arretrati di lavoro.

- Crescente individualismo. La società, fondata su uno stile capitalista, si basa prevalentemente sull'arricchimento del singolo nucleo familiare. In questa ottica, diventa inutile lottare per la comunità o con la comunità, per il benessere di tutti.
 
Scuse, scuse, scuse.
Spesso sentiamo dire "eh, non posso manifestare perché ho da fare". "Non posso informarmi perché non ho tempo", "ci sono i bambini e non posso portarli alla manifestazione". All'atto pratico, queste "motivazioni" sono soltanto delle scuse. Non si mette in dubbio il fatto che la gente sia altamente impegnata, in media, e che possano sorgere degli ostacoli. Ma si tratterebbe in realtà di organizzarsi per farsi sentire, almeno 1-2 volte all'anno, per un'oretta. Perdiamo molto più tempo sui social. Molto probabile che non si creda più nello strumento dello sciopero, della manifestazione o del corteo come forma di aggregazione.

(Vi serve un esempio pratico? Quest'anno ho dell'arretrato di lavoro, lo faccio il 25 aprile restando a casa, ma scendo in piazza un'oretta a seguire delle conferenze da una ragazza di un centro sociale che mi ha invitato, senza perdere tutta la giornata; passerò il ponte del primo maggio viaggiando, per vedere un concerto a Bologna il 29 aprile, rilassandomi il 30 e manifestando l'1 a Bologna; parteciperò ad una conferenza di lavoro l'1 giugno per poi vedere dei miei amici sparsi per l'Europa. Easy, no? conciliare lavoro, impegno sociale e vita privata)

Tre feste concentrate in un breve periodo
Riconoscendo il sacrosanto diritto di ricaricare le batterie, in una società sempre più frenetica, o di viaggiare, scoprire, esplorare o vedere i propri amici, forse, sarebbe il caso di provare a partecipare ad almeno una delle tre manifestazioni organizzate durante l'anno. Oppure, ancora più semplicemente, ritagliare del tempo, anche da casa, per studiare ed informarsi un po'. Chi non è portato per le manifestazioni in piazza può ripiegare su altre possibilità come la lettura, l'informazione e la scrittura.

Partecipare ad almeno una delle tre manifestazioni organizzate durante l'anno può essere un modo per contribuire alla costruzione di una società più consapevole e solidale. Inoltre, dedicare del tempo all'approfondimento della storia e della politica italiana può aiutare a comprendere meglio la realtà in cui viviamo e a partecipare attivamente al dibattito pubblico. Indirettamente tutto questo può promuovere il tuo sviluppo individuale a trecentosessanta gradi, rendendoti una persona più consapevole dei tuoi diritti e del tuo ruolo nella società. Coraggio.

Sempre Licc, spero che vogliate contribuire alla discussione nei commenti.

Commenti

  1. Personalmente, credo che il mio distacco dalla realtà politica italiana sia dovuto all'individualismo. L'educazione che riceviamo ci insegna a coltivare il nostro giardino (forse anche perché ci viene detto che non abbiamo alcuna vera influenza su ciò che è esterno a questo giardino), per cui tendiamo a concentrarci sugli obiettivi più urgenti che dipendono in maniera diretta da noi, trascurando le manifestazioni politiche.

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    1. Anche se, di fatto, se ognuno pensa a sé stesso e nessuno viene sensibilizzato alla partecipazione attiva alla politica, la situazione attuale non migliorerà, ma rimarrà stazionaria o peggiorerà, a causa dell'assenza di una vera opposizione.

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    2. Io, che me ne sono sempre abbastanza fregato di come mi educano e ciò che mi dicono gli altri, intanto posso confermare, poi ti aggiungo anche un quarto punto: l'assenza di manifestazioni degne di tale nome. Quando ero in Francia c'erano i gilet jaunes che rompevano le vetrine dei negozi; in Austria si manifestava gridando… con le bandiere e coi fumogeni. Poi vai alla manifestazione di Trento e vedi che ti vendono i panini con l'hamburger di fronte a quelli che parlano di cambiamento climatico, parlano della visione liberale del femminismo (che non è altro che la sua versione classista e intrisa di odio verso i non benestanti, quello alla Ferragni). Non ho sentito in tre ore di manifestazione il termine "antifascista". Non ho imparato nulla. Poi oh è stato un momento piacevole, come ogni manifestazione e ritrovo, ho giocato a pallone e a biliardino coi ragazzi della strada, sono stato bene. Ma era una scampagnata né più né meno

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    3. I gilets jaunes e la situazione francese sono questioni un po' controverse, rappresentano l'eccesso opposto, secondo me, non so fino a che punto prenderei ad esempio questo genere di manifestazioni, ma magari non sono sufficientemente informata. Concordo però con la differenza fondamentale estero-Italia: noi tendiamo a lamentarci in maniera distruttiva e a non agire, mentre all'estero le lamentele sono sempre seguite da un'azione reale per cambiare le cose in maniera altrettanto realistica. La nostra cultura è piuttosto passiva in questo senso...

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