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Nove falsi miti sulla salute a cui credono molti italiani, smontati dalla scienza

Molti italiani hanno convinzioni radicate sulla salute che, in realtà, non resistono al vaglio della scienza. Alcune di queste credenze riguardano alimentazione, stile di vita e rimedi domestici.   1. Uova e colesterolo Il primo falso mito riguarda le uova: molte persone credono che mangiarle faccia aumentare automaticamente il colesterolo nel sangue. Questa convinzione nasce dagli studi degli anni ’60, quando si osservava un’associazione tra colesterolo alimentare e livelli di colesterolo plasmatico, senza considerare le differenze individuali nel metabolismo. La ricerca più recente ha dimostrato che, nella maggior parte delle persone sane, il colesterolo presente nelle uova ha un impatto minimo sui livelli ematici. Studi clinici indicano che consumare un uovo al giorno non aumenta significativamente il rischio di malattie cardiovascolari. Quindi, mentre chi ha problemi specifici di colesterolo dovrebbe fare attenzione, per la maggior parte delle persone le uova restano un aliment...

C’era una volta

Quando ancora la parola videogames non era stata coniata, uno dei  passatempi per eccellenza dei perdigiorno erano le carte da gioco. In Sicilia andava forte la briscola in compagni, un gioco di bluff e strategia sempre accompagnato dai rumorosi commenti in corso d’opera dei giocatori, e degli astanti a fine mano.

Nulla a che vedere con quell’altro gioco di fine calcolo da giocarsi sulle sessantaquattro case bianche e nere di una tavola di legno, là dove bluff e vocio rumoroso non hanno invece mai avuto motivo di esistere.


 

Era quello un tempo per certi versi a questo prossimo, eppure per altri così irrimediabilmente datato. Un po’ come la lingua, oggi sempre meno locale e dialettale, sempre più anglosassone e globalmente condivisa. Per non parlare dell’arte, oggi sempre meno declinata in versi e sempre più espressa in pixel, da modificare e riprodurre con un banale copia e incolla.

Quanto segue vuole essere, a suo modo, un omaggio a quel tempo che fu: 

 

 

‘Stu jocu ca jucati

supra ‘sta tavula di lignu

è ‘na cumplicatissima facenna.          

 

Vui e vostru cumpari v’assittati,

e pari ca vu faciti ppi ‘mpegnu

a ‘nzuttarivi a vicenna.

 

Vui pigghiati la turri

e la spustati a la manca?

Iddu pigghia la donna janca

e la rincurri.

 

Vui diciti scaccu! ccu soddisfazioni?

Iddu si ratta la varba,

movi ‘na dama e si la sarba:

a la prossima occasioni!

 

Taliannuvi di fora, arrizzunu li carni.

Ju, ci fazzu ‘na cruci:

‘n si senti ‘na schigghia, ‘n si senti ‘na vuci…

Ah, quantu vali ‘na briscula ‘n cumpagni!

 

 

 

L’amante dei videogames probabilmente resterà interdetto di fronte a questi versi di cui non ne capisce il senso. Cosa diranno? A cosa serviranno? Direi a poco, forse pure a niente.

 

O magari, al più, a fargli sperimentare per una volta lo spaesamento di chi, di fronte a un foglio di carta in inglese, a una tastiera o a una nuova App si sente sempre un passo indietro all’oggi.

 

 

Lui Carmine

 

 

 

 

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