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Nove falsi miti sulla salute a cui credono molti italiani, smontati dalla scienza

Molti italiani hanno convinzioni radicate sulla salute che, in realtà, non resistono al vaglio della scienza. Alcune di queste credenze riguardano alimentazione, stile di vita e rimedi domestici.   1. Uova e colesterolo Il primo falso mito riguarda le uova: molte persone credono che mangiarle faccia aumentare automaticamente il colesterolo nel sangue. Questa convinzione nasce dagli studi degli anni ’60, quando si osservava un’associazione tra colesterolo alimentare e livelli di colesterolo plasmatico, senza considerare le differenze individuali nel metabolismo. La ricerca più recente ha dimostrato che, nella maggior parte delle persone sane, il colesterolo presente nelle uova ha un impatto minimo sui livelli ematici. Studi clinici indicano che consumare un uovo al giorno non aumenta significativamente il rischio di malattie cardiovascolari. Quindi, mentre chi ha problemi specifici di colesterolo dovrebbe fare attenzione, per la maggior parte delle persone le uova restano un aliment...

Il coraggio di non essere abbastanza


Il mondo cambia sotto i nostri occhi ed è sempre stato così. 

Ogni epoca è stata segnata da sconvolgimenti e distruzione, crudeltà e sofferenza... 

 

Ma cosa succede oggi sotto quegli stessi occhi di esseri umani, con le nostre fragilità, speranze e limiti?

 

Consapevoli dell’era patinata, dei media e delle vendite senza scrupoli di un marketing che ormai permea ogni singolo secondo delle nostre vite occidentali, viviamo un continuo “what if”. Abbiamo davanti mille possibilità, tutte immaginabili, tutte al limite del possibile. Ognuna delle quali richiede, per essere raggiunta, il sacrificio di una vita o addirittura di generazioni. 

Difficile ammetterlo, ma le scelte che abbiamo compiuto finora si basano tutte su una buona parte di improvvisazione. Troppo occupati a vivere il presente, per immaginare un futuro migliore, eh? 

 

Ma cosa ci tiene così distanti dai nostri sogni? Quali sono i nostri veri sogni? 

 

Restando stretti sul territorio nazionale, in Italia è in corso una crisi culturale, economica e demografica:

  • L’inflazione cumulata dal 1980 a oggi, è probabilmente tra +900% e +1500%, ovvero ciò che costava 100 € nel 1980 oggi potrebbe costare tra 1000 € e 1600 €. (Rate Inflaction)
  • Tra il 1990 e il 2021, il tasso normalizzato per età dei disturbi d’ansia è aumentato di circa 20,6% a livello globale. (ScienceDirect)
  • Tra 20 anni, si prevede una perdita di circa 2,5 milioni di abitanti in Italia, con un aumento della popolazione anziana, rispetto a quella della popolazione attiva, fino al 34,6% entro il 2050. (Istat)

Nel frattempo, cambiano le competenze richieste nel mondo del lavoro, cambiano i pacchetti di abbonamento per ascoltare musica o andare in palestra, cambiano le amicizie. Molti decidono di partire, mentre la società spinge tutti ad avere una macchina nuova, una bella casa, dei figli, un giardino e un golden retriever.

Se non  riesci a stare al passo, è colpa tua.

Se in questo sistema non riesci a stare in piedi, è colpa tua.

 

Wow, viviamo davvero nel migliore dei mondi possibili!

 

Ma se i nostri sogni fossero rendere questo mondo migliore?

Se i nostri sogni fossero distruggere tutta questa smania di crescita, di accumulo, di ostentazione, di approvazione, di superficialità?

 

Se imparassimo a capire quali sono i nostri limiti senza accanirci contro di essi, senza nasconderli, senza averne paura, forse potremmo davvero essere una generazione migliore di quella precedente.

 

Se l’eredità della mia famiglia non è abbastanza o, addirittura, inesistente, se il mio corpo non è abbastanza, se i miei sforzi e la mia preparazione non sono abbastanza, se l’ambiente in cui vivo non è abbastanza “estetico”, dovrei rinnegare la persona che sono? 

 

Atelofobia, FOMO, neurodivergenze diagnosticate, sono tutte prove di come non sia possibile rientrare dentro strutture rigide, il concetto stesso di “normale” è stato rimesso in discussione dagli ultimi studi sulla complessità dell’individuo. Per definizione, il termine "normale" si riferisce alla “norma” , ovvero ciò che è più consono per una struttura sociale definita e funzionante. Ma quando la stuttura sociale stessa è malfunzionante e inefficiente, è importante rendersene conto, mettere in discussione le "norme" ed evitare di ricadere in una forma di eugenetica passiva, instagrammabile, e magari inconsapevole! 

 

Mi dispiace ammettere quanto sia necessario rompere queste catene, mi dispiace ammettere che le maglie siano oggi troppo strette. Mi dispiace ammettere che queste strutture possano definirsi in parte tossiche. 

 

Mi dispiace ammettere che è necessario riconoscere di NON ESSERE ABBASTANZA (e magari smetterla di torturarsi da soli come cretini). Tanto non saremo ricchi e, spoiler: non lo saremo mai. 

 

Se con l’interesse composto si può arrivare a guadagnare un milione di euro, quel milione tra trent’anni varrà giusto per comprare una Panda usata. 

 

Non sappiamo se questa struttura di mercato sia destinata al collasso. Nel caso in cui si cerchi di avere anche solo un figlio, non sappiamo se un giorno quel figlio sarà impegnato a scappare da un disastro climatico piuttosto che pensare al suo prossimo master in economia aziendale. Le nostre conoscenze attuali non sono sufficienti per farci carico di fornire le risposte a tutti questi problemi. E' molto probabile che tra trent'anni saremo ancora più rimbambiti di adesso che, con il pieno delle nostre forze, non riusciamo a vederci chiaro. La vera sfida attuale è non lasciarsi logorare dal sistema, che con buona probabilità schiaccerà le nostre idee e i nostri valori.

 

Sarebbe bello a questo punto sapere quale sia la soluzione. Abbiamo sempre sentito dire che riconoscere il problema può aiutare a decostruirlo, forse anche a padroneggiarlo e cambiarlo. Ci piacerebbe vedere una luce di speranza per andare avanti e credere ancora in qualcosa, ci piacerebbe vederci chiaro in fondo a questo pozzo nero. 

Ma come fare? 

Beh, potremmo drogarci e vedere tutto colorato!

 

Se, invece, abbiamo scelto la strada ad ostacoli (e allo stesso tempo quella che ci porterà a crepare il più tardi possibile) potremmo imparare a mantenere la calma senza somatizzare tutto quello che affrontiamo e che, inevitabilmente, viviamo. Potremmo accontentarci di quello che abbiamo, costruirci una rete sociale capace di comprendere le nostre idee e di ascoltarci. Insomma, potremmo riconoscere di non essere abbastanza! E che forse non lo saremo mai. 

 

 

 

Chiediamoci banalmente quanto ognuno di noi conosca il mondo, immaginiamo sia, con una buona dose di generosità, lo 0.00004%. Ecco, possiamo partire da quello. 

Il massimo che possiamo raggiungere, nell’arco della nostra intera esistenza e con immenso coraggio e perseveranza, sarà pari allo 0.00005%. Nonostante l'enorme sforzo per ottenere tale risultato minimamente incrementale, lo 0.00005% raggiunto sarà comunque di gran lunga superiore a tutta la becera mediocrità che ci circonda e che inevitabilmente continuerà ad esistere anche in futuro. 

 

Non ci resta altro che combattere, con il poco che abbiamo, per qualcosa di migliore ma mai abbastanza. Ci sforzeremo di intraprendere una battaglia silenziosa e invisibile, quella che sposta le briciole in un formicaio, sul ciglio di un cantiere autostradale. 

Non sapremo e non saremo mai abbastanza, ma abbiamo l’opportunità di essere quelli che con coraggio ci hanno provato lo stesso, ognuno a modo suo. 


Anonimə


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