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Instagram tredici anni dopo: dal #followforfollow ai profili divulgativi
L’articolo è lunghetto e contiene molte opinioni ed esperienze personali. Mi interessa solo che portiate a casa il concetto di “Dieta Mediatica” e che possiate farne buon uso nelle vostre vite.
I social fanno schifo
È la considerazione perentoria che vi aspettereste da persone che gestiscono un blog che mira a diffondere entusiasmo nei confronti della vita reale, concreta, del qui e ora, della cultura e delle esperienze personali. Questo articolo, invece, vuole esprimere esattamente il concetto opposto. Sia pure con tutti i limiti della comunicazione veloce, moderna, attuale, le nuove generazioni (o almeno buona parte dei ragazzi tra i venti e i trenta anni) sono riusciti ad utilizzare instagram in maniera efficace e produttiva. Ma ci si è arrivati per gradi, e non tutti i contenuti sono di qualità. Tuttavia, nel 2023, è possibile costruirsi la propria “dieta mediatica” su instagram, per migliorare il raggiungimento dei propri obiettivi o particolari aspetti della vita quotidiana, utilizzando uno strumento potenzialmente pericoloso e che genera assuefazione, in un supporto concreto per il miglioramento di sé stessi e della società.
La nascita e l’evoluzione di instagram in due parole: non voglio fare una ricostruzione storica
Instagram nasce nel 2010, quindi, praticamente, l’altro ieri. Forse non tutti sanno che il primo nome di Instagram era Burbn, applicazione nata dall’idea di Systrom e Krieger che volevano creare un social network basato esclusivamente sulla pubblicazione di foto dei propri viaggi, con degli identificativi, gli hashtag, che indicavano gli argomenti dell’immagine pubblicata.
L’applicazione è stata acquisita poi da Mark Zuckerberg ed è stata “potenziata” aggiungendo delle funzionalità scopiazzate (possiamo dirlo?) da altri social, come le stories e, più tardi, i reel. In questo secondo momento, gli hashtag hanno perso “potenza” e sono comparse delle regole non scritte, il miglioramento del cosiddetto “algoritmo”. Mark Zuckerberg si era accorto che la diffusione e la popolarizzazione delle foto pubblicate su instagram non era onesta, e spesso l’utilizzo di follower “fasulli”, di un numero spropositato di hashtag estremamente generici, e quindi ha cercato in qualche modo di favorire le interazioni reali (e magari quelle in cui paghi una bella sommetta annuale per le sponsorizzazioni e la promozione dei contenuti).
#nofilter #sunset #avocadotoast #followforfollow: I contenuti frivoli dei primi tempi
Chi ha iniziato a “frequentare” instagram molto tempo fa ricorda senz’altro i tempi in cui era popolato da immagini frivole, spesso accompagnate da hashtag molto generici come #followforfollow, prodotte con l’obiettivo di ampliare il proprio numero di follow, povere di contenuti. In questo contesto è nato il concetto di “instagrammabile”, cioè di “chi se ne frega se è interessante o pieno di significati, l’importante che sia bello abbastanza da raccogliere dei like”.
Questo “instagram” sopravvive ancora oggi ed è l’instagram dei “fashion blogger”. Il modello che viene diffuso è deleterio, basato su alcuni presupposti da cui la mission del nostro blog si discosta ampiamente.
Un modello basato sulle apparenze e vuoto di contenuti. Ad esempio, una nota influencer da 26,8 milioni di follower, che ammicca a un pubblico della classe medio-bassa per diffondere uno stile di vita classista tipico di chi è mediamente benestante, accuratamente ampliando la propria fan base verso le persone più istruite edulcorando con qualche contenuto superficialmente legato alla tutela dei diritti civili, qualche mese fa ha fatto un bel viaggio in Giordania ed ha visitato il sito storico di Petra, pubblicando delle foto. Non è stata spesa una parola sull’importanza e sul valore storico del sito, ma solo sei-sette foto di una cena organizzata usurpando uno dei siti storici più importanti di tutta l’umanità (magari ne parleremo in futuro con una mia carissima amica con origini giordane), al grido di #aperitivo #champagne e #nofilter.
A partire da queste premesse, instagram sembra un luogo di persone estremamente vuote e povere di contenuti. Ma, per fortuna, oggi conta 1,386 miliardi di utenti, e sottratti i ventisei milioni di cui sopra, se non condividi questo modello, puoi iniziare a diversificare la tua dieta mediatica.
Come sono finito su instagram
Sono finito su instagram quasi per caso nel 2016: mia sorella aveva la necessità di iscriversi per partecipare a un concorso, ma non riusciva a scaricare l’app. Per prova, mi ci sono iscritto. Istantaneamente, instagram si è collegato a Facebook, e una ventina di amici hanno cominciato a seguirmi.
All’epoca non m’interessava gran che. Ma facevo l’università a Padova e stavo scoprendo un po’ di borghi molto carini in Veneto, camminando, pedalando e girando in treno. Da siciliano emigrato, conoscevo vari siciliani (alcuni di questi non avevano mai lasciato la Sicilia) che avevano degli immensi pregiudizi sul nord Italia, e così ho iniziato a pubblicare qualche foto dei luoghi che all’epoca stavo visitando: Villa Pisani, Villa Contarini, Arquà Petrarca, Monselice, Cittadella, Chioggia, Bassano Del Grappa e molti altri. Il mio obiettivo era quello di descrivere il Nord Italia ai miei amici che non avevano avuto la fortuna di avere la mia stessa mobilità, per abbattere degli stereotipi.
Tra un #aperitivoaltramonto e un #avocadotoast, avevo trovato il modo di ritagliare degli spazi per la diffusione di qualcosa non-molto-conosciuta nel mio microambiente e mi sono appassionato alla fotografia di basso livello, che poi, in un modo o nell’altro mi ha accompagnato per sei anni fino ad oggi.
La pandemia e l’informazione sui social
A mio modo di vedere, oggi il mondo dei social è cambiato: ho notato una forte inversione di tendenza, o meglio, un trend parallelo di crescita, tra la fine del 2019 e l’inizio della pandemia.
Instagram si è trasformato in un potente strumento di crescita con la proliferazione di pagine e profili di informazione, altamente settoriali, o di divulgazione.
A questo proposito vi rimando a una puntata di Umani molto Umani, di Gianpiero Kesten, podcast di cui sono un entusiasta patreon. In particolare, Gianpiero ha invitato una delle co-fondatrici della Social Media Company “Factanza”, per rispondere alla domanda: “si può credere davvero all’informazione che viene fatta sui social”? Vi lascio all’ascolto del podcast, e nel prossimo paragrafo vi descrivo come utilizzo instagram per migliorare la mia vita quotidiana.
Come utilizzo instagram da “consumatore di contenuti”
Chi sono? Mi qualifico come una persona di idee socialiste, con cultura europea e radici mediterranee, vegetariano, accademico nell’ambito della biologia, triathleta con una varietà disparata di interessi e di obiettivi. Il mio feed di Instagram, oggi rispecchia tutto ciò che mi può stimolare interesse. Non voglio fare nomi di profili specifici: sarebbe troppo lungo e ingiusto nei confronti di chi, inevitabilmente, verrà lasciato da parte. Piuttosto, vi elenco le “tipologie” di profili che seguo e in che modo possono essermi piacevoli o utili nella vita quotidiana:
I miei amici e la mia famiglia. Constatazione banale, ma avendo abitato in cinque città europee, ormai, i miei affetti più stretti sono sparsi per l’Italia e per l’Europa. Instagram mi aiuta a tenermi aggiornato sui loro spostamenti e sulle possibilità di incontrarci durante i nostri viaggi.
Chi parla di viaggi. Nella pianificazione dei miei viaggi, mi piace particolarmente ascoltare e seguire alcune persone che hanno percorso gli stessi itinerari, per scoprire realtà caratteristiche che non troveresti sulle classiche guide. In un altro articolo parleremo della mia programmazione maniacale dei viaggi
Chi parla di sport, sportivi famosi, e profili per l’alimentazione corretta. Grazie ad un utilizzo sapiente di Instagram, sono riuscito a diventare triathleta in poco tempo e partendo da una condizione fisica non proprio invidiabile. Nonostante non sia tra gli atleti più forti d’Italia, ho avuto comunque il piacere di partecipare a dei campionati italiani. Ho imparato quali sono le ferree regole di un’alimentazione perfetta, e anche i trucchetti per “sgarrare” senza grosse conseguenze. Dai social riesco anche a trarre la motivazione per andare avanti, e i segreti per avere un approccio sano col raggiungimento dei propri obiettivi. Seguiranno articoli sull’argomento, per esempio quello sulla gratificazione ritardata.
Chi parla di arte, storia, o politica. Solo recentemente mi sono appassionato alla storia italiana contemporanea e alla politica, seguendo profili instagram e dei bei podcast di cui magari si parlerà più avanti in questo giornale.
Mondo accademico. Spesso mi piace seguire, o mi risulta estremamente utile seguire dei professori o post doc che realizzano reel e infografiche per capire come districarsi nel mondo complicatissimo della ricerca universitaria. Dico davvero, sono fantastici! Ho visto delle infografiche relative al miglioramento della scrittura delle e-mail
Divulgazione scientifica. Da accademico del settore scientifico non posso non essere appassionato alle scienze naturali, alla chimica, alla fisica e all’astronomia. Purtroppo, non si può essere esperti di tutto e, anche se ogni tanto leggo qualcosa sul tema, è bello lasciarsi accompagnare da un po’ di buona divulgazione con dei podcast o dei reel sull’argomento.
Studio delle lingue. Da accademico, devo padroneggiare l’inglese e mi trovo a interagire anche per amicizia con varie persone appartenenti alla comunità scientifica internazionale. Alle scuole superiori ho studiato il francese e l’ho anche perfezionato durante l’anno di doppio diploma a Parigi. Durante la mia permanenza di un anno a Vienna ho anche imparato delle basi di tedesco. Su instagram si trovano delle ottime infografiche e dei reel per concettualizzare sia le regole grammaticali, sia il significato delle parole, consentendoti di avere dei progressi in maniera molto più rapida.
Comicità. Sono anche appassionato di comicità, e nello specifico di comicità ultralocale siciliana e comicità più “sofisticata”, spesso legata al mondo accademico o ai giochi di parole in lingua straniera. Instagram può essere super divertente in questo senso
Salute mentale e “prendi tempo per te stesso”.
Profili e influencer di cucina (vegetariana). Per migliorare e potenziare anche le mie abilità in cucina, o relative alla conservazione dei cibi.
Come utilizzo instagram da “produttore di contenuti”
Il mio profilo instagram (@l_icc) oggi è una raccolta casuale e disorganizzata di esperienze di vita e di pensieri. Prima dell’esistenza del blog era la mia possibilità principale di diffondere le mie idee, i miei pensieri e le mie esperienze. I contenuti sono spogliati della necessità di apparire e vengono presentati come “carichi di significato”. Spesso, nelle storie inserisco anche del testo per commentare in maniera critica le notizie o alcuni concetti che trovo in giro. In linea di massima, cerco di mantenere un taglio originale, presento idee “di prima mano”, progressiste e attuali.
Frequento molto i quartieri popolari delle varie città, voglio dare una visione realistica ed onesta dei luoghi in cui mi trovo, rimuovendo le edulcorazioni dovute ad una visione “borghesocentrica” della realtà.
Cerco di popolarizzare realtà ultralocali che ho apprezzato, e di preservare o diffondere tradizioni che reputo valide.
Due critiche sempreverdi a instagram, alle quali mi associo
Nei paragrafi precedenti, ho già trattato un po’ di aspetti “critici” che riguardano l’utilizzo di instagram, e ci sono due questioni che mi stanno a cuore e che vorrei ricapitolare in fondo all’articolo, per “riequilibrare” l’altro piatto della bilancia.
Apparenza vs realtà. Molti utenti di instagram diffondono dei contenuti basati a pubblicizzare la propria vita, a fare confronti con gli altri, a mostrare soltanto la parte bella e felice di sé. Questo può causare delle false aspettative nel momento in cui una persona compara la propria “esistenza reale” con ciò che pensa che accada alle altre persone a giudicare esclusivamente dal proprio profilo instagram. Bisogna ripartire dalla consapevolezza che i social mostrano una parte limitata dell’esistenza delle altre persone, e che quindi non è possibile pensare che siano uno specchio realistico dell’individualità, delle difficoltà e dei successi degli altri.
Dipendenza e assuefazione. Per quanto io possa apprezzare instagram sia da “consumatore” sia da “produttore” di contenuti, mi disgusta e mi terrorizza l’idea di traslare la mia intera esistenza su una o più app. Okay, posso ottenere dei vantaggi specifici nel pubblicizzare il mio bel viaggio, o nell’apprendimento delle lingue, ma queste esperienze “virtuali” non devono e non possono sostituire il piacere di raccontare le esperienze di persona, o di aprire un libro di grammatica francese. Di sicuro l’intento divulgativo e di diffusione di idee è uno strumento potente, ma non può e non deve essere l’unica alternativa. Posso tenermi aggiornato sulla vita dei miei amici, ma nulla dovrebbe sostituire il piacere di una telefonata da due ore con una persona che non senti da parecchio tempo.
Conclusione e take-home-message
Instagram è un social network che si è evoluto nel tempo ed oggi offre la possibilità di migliorare nettamente la qualità della propria vita, anche se alcune insidie si nascondono dietro il suo utilizzo. L’approccio migliore per l’integrazione di un mezzo così potente nella propria vita è la costruzione di una dieta mediatica salutare, ossia una selezione consapevole degli argomenti, operata con spirito critico e coscienza. È altrettanto importante ritagliare dei momenti di distacco totale dai social e dagli smartphone per potersi concentrare sul “qui e ora”.
Ascolti consigliati
Questo articolo riguarda una mia opinione personale, e quindi non ci sono molti ascolti consigliati. Se non avete instagram, o avete la percezione di utilizzarlo in maniera sub-ottimale, vi consiglio di costruirvi la vostra dieta mediatica personale, partendo dai vostri obiettivi e dai vostri interessi.
Vi consiglio, come già detto, di ascoltare “Umani Molto Umani con Livia Viganò, co-fondatrice di Factanza: si può credere all’informazione sui social?”, per scrollarvi di dosso un po’ di pregiudizi sull’utilizzo dei social network.
Licc
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