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La società di massa ed il potere: quali possibilità, quali interventi?
Il Quarto Stato (Giuseppe Pellizza da Volpedo) versione in pseudo-acquerelli.
Il mondo moderno sembra schiudere all'Uomo un panorama ricco e vivace di interazioni, possibilità, successo. Tutti siamo costantemente immersi in un’ “infosfera” tecnologica, massmediatica e socio-culturale che fa del suo messaggio principale il famoso “se vuoi, puoi” di tradizione neoliberale. Le masse, che nel secolo scorso sono state in parte denigrate (Le Bon, Springer, Freud) ed in parte difese (Canetti, Foucault, Baudrillard), sono passate da agenti del mondo politico (inteso nel senso più completo del termine), basti vedere i movimenti del ‘68 e le rivoluzioni culturali, a mero elemento passivo e di consumo, salvo alcuni risvegli occasionali dal torpore languido che le ha avvolte a partire dagli anni '80. Il benessere diffuso in quegli anni ha infatti creato una bambagia ideologica che, nonostante la strenua difesa dell'individualismo più tenace, in campo economico, ha tessuto una tela narcotica che ha avvinto pian piano tutti i componenti della società. Sebbene anche oggi si possa notare la presenza di moti di ribellione, di guerre e di collettività attiva (basti prendere in considerazione l’attuale situazione francese sul tema pensionistico), dal punto di vista prettamente culturale ed ideologico, sembra essere carente una struttura organizzativa in grado di gestire o prendere essa stessa il Potere. Cosa intendo per Potere in questo caso? Partiamo da lontano: il Potere è un concetto astratto, facilmente comprensibile ma difficilmente identificabile, afferrabile. Lo possiamo definire come dominio, supremazia, superiore possibilità, in alcuni casi anche come “Libertà”. Libertà in riferimento a cosa? Se consideriamo il mondo moderno, oggi possiamo quasi sicuramente definirci più liberi degli uomini del '900, abbiamo delle strutture e delle sovrastrutture che garantiscono le nostre libertà quali leggi ed istituzioni. Eppure questa libertà non è sinonimo di potere, tuttalpiù diventa un confine dello stesso, ovvero una limitazione piuttosto che una libertà. Allora come possiamo collegare libertà e potere? Come una concessione, un insieme di “situazioni” nelle quali ci è permesso di agire, agire sul reale, nel mondo. Ma qui sorge un dubbio: se il Potere ci viene concesso e noi siamo limitati nell'agire, la nostra libertà ha dei paletti e, soprattutto, il Potere non ci appartiene, ma ci viene concesso. Ma concesso da chi? E chi lo detiene ed in che misura? Ridurre il Potere ad un concetto meramente istituzionale ne limiterebbe la portata, tanto come idea quando come forma. Il Potere è “absolutus”, sciolto, libero da legami, ma contemporaneamente permea ciò che ci circonda, come un mezzo che gestisce la nostra esistenza. Se da un lato lo cogliamo nella sua immediatezza con leggi, forze dell'ordine, magistratura, istituti carcerari, trattati, costrutti nazionali e sovranazionali, dall'altro ci rendiamo conto che pure tutto questo insieme soggiace a sua volta, in una scala quasi infinita, ad una forma superiore di potere, cui rendere conto del proprio operato. Ma se procediamo in questa analisi a ritroso, ovviamente, o arriviamo ad un punto preciso di identificazione del Potere, oppure arriviamo a chi detiene il potere solo attivamente, oppure ancora il nostro studio continuerebbe ininterrottamente, senza giungere ad una conclusione. Soffermiamoci allora su un aspetto più limitato: il potere nelle mani della popolazione ed i tentativi di controllo dello stesso. Indubbiamente, a partire dalle grandi Rivoluzioni del ‘700, passando attraverso quelle del ‘48 sino ai moti rivoluzionari del ‘900, il potere popolare è andato gradualmente ad incrementarsi, portando alla conquista di numerose garanzie, di diritti e di una migliore qualità della vita. La presenza di grandi partiti politici che riuscivano a raccogliere le istanze della popolazione ha affrettato una presa di potere cittadino sempre più stabile, in alcuni casi mediato da corpi politici democratici, in altri contenuto in forme politiche dittatoriali, che avrebbero dovuto fare gli interessi del cittadino. La fine della Guerra Fredda ha minato sensibilmente le ideologie popolari, svegliando una forma economica e, di conseguenza, politica che ha abilmente preso le redini del vuoto lasciato, si parla in questo caso del neoliberismo. La società liberale moderna vorrebbe rappresentare sé stessa come la garante assoluta delle libertà individuali, del “potere” democratico. Ma ciò è stato reso possibile soprattutto quando è venuta a mancare, sia per motivi storici che per motivi culturali, la cosiddetta “coscienza di classe”. Il “benessere” garantito, almeno simbolicamente, dal nuovo sistema economico, ha pian piano fatto scemare gli eventi politici di massa, trasferendo le stesse masse in format predefiniti e tecnologici, quali i blog, i social, le piattaforme digitali. Ciò che prima era una forma di trasporto emotivo e sociale, come la partecipazione attiva alla vita politica, una vera e propria istanza di potere, viene adesso svilita dalla carenza di un elemento cardine del potere stesso: il corpo, secondo quanto credeva Foucault. In che modo oggi il corpo rappresenta un elemento di potere attivo o passivo? Nei prossimi articoli proverò a dare una mia interpretazione personale.
Filippo Schifano
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