In primo piano
- Ottieni link
- X
- Altre app
Un'azione concreta per la Torre Saracena di Lognina?
La Torre Saracena di Lognina è uno dei simboli storici più affascinanti della costa catanese.
Ad oggi è inglobata all'interno della struttura della Chiesa di Santa Maria di Ognina, e risulta inaccessibile al pubblico per motivi di sicurezza. Possiamo fare un passo concreto per la Torre di Lognina? Sì, votarla al Concorso del FAI 2026.
Perché dovremmo votarla?
Una fortificazione costiera come tante, direbbe qualcuno. E invece no. Ci sono alcuni elementi che rendono questo luogo di particolare interesse.
1) La sua data di costruzione tra il XIV e il XV secolo. Non è un dettaglio. Abbiamo davanti uno dei pochi monumenti sopravvissuti al terremoto del 1693. Serve per capire come fosse Catania prima del terremoto
2) I graffiti al suo interno. Nonostante il nome, la torre non fu costruita dai saraceni, ma per difendersi dalle loro incursioni. All’interno della torre sono presenti graffiti incisi sulle pareti, mai oggetto di un’analisi archeologica sistematica. In essi sembra comparire il termine “tuccu”, utilizzato nel dialetto locale per indicare i Saraceni, oppure riferimenti simbolici al fuoco, forse interpretabili come allusione ad attacchi armati o a eventi distruttivi, che devono essere urgentemente valutati da esperti e non da dilettanti.
Diventa urgente studiare la storia di questo monumento.
3) La fruizione pubblica. Anche solo in giorni specifici, sotto stretto controllo e regolamentazione, si configura come l'unico punto panoramico possibile del borgo.
4) Mantenere viva la memoria di Nucchia, l'ultima campanara di questa torre.
Quello che sappiamo
Le prime testimonianze storiche risalgono alla cronaca del notaio Merlino, che nel XVI secolo descrive il crollo della struttura in seguito al “terremotus magnus” del 1542, evento che provocò gravi danni anche alla chiesa e al tessuto urbano circostante. Successivamente, circa trent’anni dopo, l’architetto militare Tiburzio Spannocchi documenta la presenza di una torre ricostruita, ancora funzionale alla sorveglianza costiera e situata in posizione utile per il controllo del litorale fino a Catania. Nel corso dei secoli successivi, durante la ricostruzione della Chiesa di Santa Maria di Ognina, la torre venne progressivamente inglobata nella struttura ecclesiastica, assumendo la funzione di campanile. Questo processo di integrazione architettonica ne ha modificato la percezione e l’uso, pur mantenendone riconoscibile la forma originaria. Oggi la Torre Saracena è ancora conservata e ben riconoscibile, ma non è accessibile al pubblico e non risulta adeguatamente valorizzata né completamente messa in sicurezza. La sua attuale condizione, sospesa tra presenza monumentale e limitata fruibilità, ne riduce il potenziale storico e culturale. Un intervento di restauro conservativo e di consolidamento strutturale consentirebbe non solo la tutela dell’edificio, ma anche lo studio approfondito dei suoi elementi interni, inclusi i graffiti, e una possibile apertura controllata alla comunità, restituendo pienamente questo significativo testimone del passato medievale di Ognina.
Un sogno irrealizzabile?
Siamo nel 2026, e nei luoghi dove il patrimonio storico viene davvero valorizzato, anche una torre medievale nascosta tra le mura di una chiesa può tornare a vivere. Ognina si sta gradualmente trasformando in un parco turistico, e servono dei luoghi dove tramandare la memoria autentica del borgo. Senza voler togliere nulla a imprenditori e commercianti, che anzi rappresentano una risorsa fondamentale per il territorio, ma cercando di collaborare con essi, si potrebbe pensare anche a uno sviluppo più ambizioso, realizzando all’interno della torre un piccolo spazio museale dedicato alla storia di Ognina, alle sue famiglie, alla difesa costiera medievale e alla memoria del borgo marinaro.
Un luogo semplice ma vivo, dove raccogliere documenti, fotografie storiche, testimonianze orali, oggetti della tradizione marinara e materiali legati alla storia della torre stessa. Uno spazio capace di raccontare non solo le incursioni e la funzione difensiva della costa, ma anche la vita quotidiana del quartiere, le sue trasformazioni nel tempo e il rapporto profondo tra gli abitanti e il mare.
In cima si potrebbe anche installare un binocolo e qualche infografica sui "nomi degli scogli" descritti da Pippo Testa e Mimmo Urzì in "Luci sulla Scogliera".
La Torre Saracena potrebbe diventare non soltanto un monumento da osservare dall’esterno, ma un luogo capace di restituire memoria, identità e continuità storica a Ognina. E forse tutto può davvero cominciare da un voto.
- Ottieni link
- X
- Altre app

Commenti
Posta un commento