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Bontà e cattiveria: chi sono costoro?

Sin dall'infanzia, siamo educati ai concetti di bontà e cattiveria. Se ascolti la mamma e la maestra, sei un "bimbo buono"; se fai i capricci, sei un "bimbo cattivo"; se vai bene a scuola, potresti essere una "secchia" per i tuoi compagni (o un "nerd", a seconda delle generazioni), ma anche un "ottimo studente" per i tuoi insegnanti; mentre se vai male a scuola, spesso rimani un "cattivo esempio" sia per i tuoi compagni sia per i tuoi insegnanti; e così via, sino all'età adulta.  Ma cosa sono realmente  la bontà e la cattiveria, il bene ed il male? Mi sono posta questa domanda diverse volte nella vita, per capire come agire, cos'è giusto e cos'è sbagliato. Non ho mai trovato nessuna vera risposta univoca. Da piccola perlopiù seguivo l'opinione degli adulti: ciò che era bene per loro, era bene per me. Non ero una grande ribelle, anche se non esitavo a contraddire i miei genitori non appena scorgevo delle inc...

Lui Carmine

Io sono Lui Carmine. Io non sono Lui Carmine.

 

Il vero, primo, unico e solo Lui Carmine era mio nonno paterno. Una figura mitologica, per me che non l’ho mai conosciuto. Lui Carmine: lo chiamavano così gli americani quando navigava con loro sul finire del secolo diciannovesimo.

 

A casa di papà c’è sempre stato il modellino della torpediniera che nonno costruì a bordo, da imbarcato, con materiale povero e di scarto. Per il fumaiolo nonno utilizzò l’anima di un rotolo di carta igienica, qualche altro accessorio lo fece addirittura con la mollica del pane. Per le bandiere del gran pavese tagliò tanti pezzettini di latta da non so dove. Non ho proprio idea con che colori poi pitturò quelle bandiere.

 

So però che già quando ero ragazzo io, i colori di quel gran pavese erano diventati troppo smunti, e allora decisi di ridipingerlo. Ma mi venne malissimo, ancor peggio di quello che era stato in origine. Mi morsi le mani, ma per anni la torpediniera di nonno fu sormontata da un gran pavese dai colori inguardabili: i miei.

 

Avevo un debito con il nonno e con mio padre. Così che di recente, utilizzando colori più adatti e senza quella smania di finire il lavoro che ebbi da ragazzo, posi rimedio a quello scempio. Perché le bandiere del gran pavese sono piccole e multicolori e tu devi avere la pazienza che il primo colore si asciughi prima di passare gli altri. Se no, inevitabilmente, i colori si mischiano e il risultato è catastrofico.

 


Forte di questa pazienza ormai senile, ora sì che la torpediniera di nonno Carmelo si può mostrare in tutto il suo splendore nel posto d’onore di casa: la sala di ingresso.

 

Io non sono Lui Carmine.

 

Però sono anche Lui Carmine, anche papà e tutti coloro da cui discendo.

 

Per questo oggi, a sentir parlare di alberi genealogici, mi si scalda il cuore.

 

 

 

Lui Carmine

 

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