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Nove falsi miti sulla salute a cui credono molti italiani, smontati dalla scienza

Molti italiani hanno convinzioni radicate sulla salute che, in realtà, non resistono al vaglio della scienza. Alcune di queste credenze riguardano alimentazione, stile di vita e rimedi domestici.   1. Uova e colesterolo Il primo falso mito riguarda le uova: molte persone credono che mangiarle faccia aumentare automaticamente il colesterolo nel sangue. Questa convinzione nasce dagli studi degli anni ’60, quando si osservava un’associazione tra colesterolo alimentare e livelli di colesterolo plasmatico, senza considerare le differenze individuali nel metabolismo. La ricerca più recente ha dimostrato che, nella maggior parte delle persone sane, il colesterolo presente nelle uova ha un impatto minimo sui livelli ematici. Studi clinici indicano che consumare un uovo al giorno non aumenta significativamente il rischio di malattie cardiovascolari. Quindi, mentre chi ha problemi specifici di colesterolo dovrebbe fare attenzione, per la maggior parte delle persone le uova restano un aliment...

Una settimana a Gran Canaria: non una fuga mentale, ma un’occasione per osservare e capire qualcosa di nuovo

Il mese scorso ho trascorso una settimana a Gran Canaria, approfittando del matrimonio di due cari amici. Ho colto l’occasione non solo per partecipare all’evento, ma anche per esplorare l’isola con uno sguardo più attento, cercando di andare oltre la superficie e di capire qualcosa di più del suo carattere e della sua storia.

 

D’altra parte, nell’ultimo periodo ho costruito uno stile di vita rilassato e focalizzato, produttivo ma non stressante. Questo ha fatto sì che il viaggio non si configurasse come una fuga da una insopportabile routine, quanto come un’opportunità per comprendere qualcosa di totalmente esotico e lontano dalla mia esperienza.

Come da consuetudine, approfitto della piattaforma Ad muzzum per dare voce alle mie impressioni e a ciò che ho imparato lungo il percorso.

Partiamo dalle basi

Molti mi hanno chiesto. Dove si trova? Che moneta c'è? Che lingua si parla?

 

Nonostante appartengano alla Spagna (e quindi vi si parli spagnolo e la moneta corrente sia l’euro) le Canarie si trovano geograficamente a sud-ovest del Marocco, nell’Atlantico. Gran Canaria è una delle isole principali dell’arcipelago, che comprende anche Tenerife, Fuerteventura, Lanzarote, La Palma, La Gomera ed El Hierro.

Dato che ho visitato solamente Gran Canaria, il focus resterà su quest’isola, che ospita anche la capitale dell’arcipelago: Las Palmas de Gran Canaria.

Las Palmas de Gran Canaria è una città dai molti volti, ben lontana dall’immagine semplificata della località balneare costruita solo per il turismo. È un centro urbano esteso e stratificato, dove quartieri e stili diversi convivono, creando atmosfere differenti.

Il nucleo storico è Vegueta, quartiere più antico della città, fatto di strade piccole, piazze raccolte, edifici coloniali e una dimensione più lenta. Qui si concentra la memoria storica di Las Palmas. Possiamo trovare un mercato con frutta esotica, la Cattedrale e un gabinetto letterario.

 













Da Vegueta, tramite Calle Triana, la via principale della città, turistica e commerciale, si passa verso Parque San Telmo, area di collegamento più dinamica e funzionale, importante snodo urbano dove si percepisce la città nel suo movimento quotidiano. È una zona meno suggestiva, e a misura di turista.

 


Calle Triana 

Più a nord si apre Santa Catalina, quartiere legato al porto e alla vicinanza con il mare. Qui l’atmosfera cambia ancora: più aperta, più dinamica, piena di facilities di lusso e di centri commerciali e adatti allo svago.

 

Infine, spingendosi verso la penisola de La Isleta, emergono spazi diversi dal resto della città. El Confital offre una costa vulcanica battuta dal vento, sentieri aperti sull’oceano e una natura sorprendentemente vicina al contesto urbano. Poco oltre si trova Las Coloradas, quartiere residenziale tranquillo di casette colorate. 

 




El Confital

 


Las Coloradas 

A Las Palmas ho appreso un po' di cose sulla storia dell’isola. In termini molto sintetici, Gran Canaria ha conosciuto due grandi fasi culturali e politiche: quella preispanica, legata alle popolazioni indigene dell’arcipelago, e quella successiva alla conquista castigliana avviata nel XV secolo. Prima dell’arrivo europeo, l’isola era abitata dai popoli autoctoni delle Canarie, comunemente indicati come Guanci. Studi archeologici, linguistici e genetici collegano queste popolazioni alle antiche genti berbere del Nord Africa. È quindi probabile che gli antenati degli abitanti originari delle Canarie siano giunti dall’Africa nord-occidentale in epoche remote, sviluppando poi nel tempo culture autonome e differenziate sulle varie isole. Ho scoperto che queste comunità avevano forme di organizzazione sociale articolate, praticavano agricoltura e allevamento, utilizzavano ceramiche e strumenti in pietra, e conoscevano bene un territorio complesso segnato da rilievi, coste scoscese e scarsità d’acqua in alcune zone, poiché ben illustrato al Museo Canario di Vegueta.

Con la conquista castigliana del Quattrocento l’isola entrò progressivamente nell’orbita spagnola, subendo trasformazioni profonde sul piano politico, linguistico e religioso. Da allora Gran Canaria divenne un punto strategico nei traffici atlantici tra Europa, Africa e Americhe.

Gastronomia Canaria

Il piatto davvero caratteristico della tradizione locale è il Gofio. Si tratta di una farina ottenuta da cereali tostati e macinati, principalmente mais o grano, che ha radici molto antiche e risale proprio alla cultura preispanica delle isole. Non è un piatto “unico” in senso stretto, ma piuttosto una base alimentare estremamente versatile: può essere consumato mescolato con latte, acqua o brodo, oppure utilizzato come ingrediente in zuppe, impasti e preparazioni più strutturate. In passato rappresentava un alimento fondamentale per le popolazioni indigene, perché nutriente, semplice da conservare e adatto a un ambiente spesso arido.

Le Papas arrugadas con mojo sono forse uno dei simboli più immediati della cucina delle Canarie.

Si tratta di piccole patate cotte con la buccia in acqua molto salata, fino a quando la superficie diventa leggermente increspata e ricoperta da una sottile patina di sale. La semplicità della preparazione è parte essenziale del piatto: non c’è elaborazione, ma esaltazione del prodotto.

 


Il ristorante del rifugio in cui ho abitato 

Il vero elemento che completa il piatto è il mojo, la salsa tipica canaria. La distinzione principale è tra mojo rojo e mojo verde, ma dentro queste due famiglie esistono molte sfumature. Il mojo rojo è quello più intenso e spesso leggermente piccante. Il colore deriva da peperoni rossi secchi o freschi. Il mojo verde ha invece un profilo completamente diverso: fresco, erbaceo, più leggero. Gli ingredienti tipici sono coriandolo o prezzemolo, aglio e olio, con una nota acida data dall’aceto o a volte dal limone. Accanto a questi due esiste anche il mojo picón, una versione del rosso più piccante e decisa.

Vivan los Novios 

Mi sono poi spostato verso Cruz de Tejeda, abitando in un rifugio montano, in attesa del matrimonio. Si tratta di un punto di passaggio in quota, immerso in un paesaggio che ha poco a che vedere con la costa e col mare.




Poco distante si trova Tejeda, un borgo arroccato nel cuore dell’isola. Non è una località di mare, e questo si percepisce subito: è un paese che vive dentro la montagna, circondato da rilievi vulcanici e vallate profonde. Le case si adagiano sul terreno in modo semplice, quasi seguendo la forma naturale del paesaggio più che imponendosi su di esso. Qui si trova la chiesa dove si sono sposati i miei amici. Poco fuori dal villaggio si trova "La Cesta", una installazione artistica.

 

In quest’area ho notato subito un aspetto piuttosto evidente: la vegetazione non è costituita dalla classica vegetazione europea boschiva, ma flora è spesso endemica, cioè composta da specie che esistono solo qui o comunque quasi esclusivamente in questo arcipelago.

 
 

Tra le specie più caratteristiche si incontra il pino canario, estremamente resistente al fuoco e capace di rigenerarsi anche dopo incendi, che domina molte aree montane. Nei versanti più aridi compaiono arbusti come la retama del Teide, dalle fioriture gialle molto riconoscibili, e diverse varietà di echium, piante dai fiori allungati e spesso blu o violacei, tipiche delle Canarie.

Salendo verso l’interno si arriva a uno dei luoghi che, più di altri, restano impressi: Roque Nublo. Si tratta di una grande formazione rocciosa di origine vulcanica, monolitica e alta circa 70 metri, a oltre 1.800 metri di quota. Dal punto di vista geologico è ciò che resta di antiche eruzioni e successivi processi di erosione: la parte più tenera del materiale vulcanico circostante è stata progressivamente consumata dal vento, dalla pioggia e dagli sbalzi termici, lasciando emergere la struttura più resistente che vediamo oggi. Per la sua forma isolata e verticale, il Roque Nublo è diventato uno dei simboli naturali dell’isola. In passato aveva anche un significato culturale e spirituale per le popolazioni indigene dell’arcipelago, che lo consideravano un luogo di culto e di preghiera.

Nel giorno in cui l’ho visitato la visibilità era estremamente limitata, e questo ha cambiato completamente la percezione del luogo: niente grandi aperture sull’orizzonte. Solo la massa rocciosa che emergeva a fatica dalla nebbia.


 El ultimo dia

L'ultimo giorno ho infine raggiunto Maspalomas, uno dei luoghi più noti dell’isola. Il luogo è parecchio urbanizzato e pieno di resort e hotel di lusso, ma con un passaggio brusco, nel giro di poco tempo, si entra in una distesa di sabbia e dune che ricorda moltissimo il deserto. L'area termina con un faro, al cui interno è allestito un museo con le miniature delle case tipiche locali

 


Concludo l'articolo con un paio di foto delle dune di Maspalomas, invitando i lettori a visitare l'isola in maniera autentica e a non lasciarsi troppo affascinare dal mito di una vacanza piena solo ed esclusivamente di momenti relax.

  

 

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