Probabilmente non è l'articolo che ti stravolgerà la vita, ma una constatazione abbastanza ovvia della società italiana contemporanea. L'obiettivo di questa constatazione è quello di generare discussione, per cui ti invitiamo a dire la tua, anche in anonimo, sui commenti 💬💬
La tarda primavera coincide col periodo delle tre principali feste civili in Italia: il 25 aprile, l'1 maggio, il 2 giugno. Due di queste tre ricorrenze sono delle pietre miliari nella realizzazione della società italiana contemporanea; la terza è una ricorrenza internazionale che coinvolge la maggior parte degli abitanti di questo pianeta, i lavoratori.
Il 25 aprile, infatti, celebra la liberazione dell'Italia dal nazifascismo e rappresenta un momento fondamentale nella lotta contro il totalitarismo e per la conquista della libertà e della democrazia. Questa data è stata scelta come festa nazionale in Italia nel 1949, per commemorare la fine della Seconda Guerra Mondiale e la liberazione dell'Italia dal regime fascista.
L'1 maggio, invece, è la festa internazionale dei lavoratori e rappresenta un momento di celebrazione e riflessione sui diritti dei lavoratori e sulle condizioni di lavoro.
Infine, il 2 giugno celebra la festa della Repubblica Italiana e la sua nascita nel 1946, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e la caduta del regime fascista. Questa data rappresenta un momento di celebrazione dell'identità nazionale e della democrazia italiana.
In generale, queste tre ricorrenze rappresentano momenti fondamentali nella storia dell'Italia e nella sua costruzione come stato democratico e solidale, ma negli ultimi anni si è notata una diminuzione dell'interesse e della
partecipazione alle celebrazioni ufficiali di queste tre ricorrenze. Ciò
può essere attribuito a diversi fattori, tra cui la crescente
polarizzazione politica, la diminuzione dell'interesse verso la politica
in generale e l'individualismo crescente della società .
Ho identificato delle cause che portano i ragazzi e i meno giovani lontano dalle piazze, e sarebbe bello generare un po' di discussione su questi argomenti:
- Una disillusione nei confronti della politica. Anni di berlusconismo e di dominio liberale, seguiti da una sinistra non all'altezza delle aspettative, hanno portato molte persone a disinteressarsi dalla politica. Si ha l'impressione di non poter cambiare nulla.
- Ritmi lavorativi pressanti e aspettative irrealistiche da parte della società sui lavoratori che portano spesso a lavorare anche quando non si dovrebbe. Le feste civili diventano l'occasione perfetta per staccare un po', per vedere i propri amici, per andare in vacanza o addirittura per smaltire un po' di arretrati di lavoro.
- Crescente individualismo. La società , fondata su uno stile capitalista, si basa prevalentemente sull'arricchimento del singolo nucleo familiare. In questa ottica, diventa inutile lottare per la comunità o con la comunità , per il benessere di tutti.
Scuse, scuse, scuse.
Spesso sentiamo dire "eh, non posso manifestare perché ho da fare". "Non posso informarmi perché non ho tempo", "ci sono i bambini e non posso portarli alla manifestazione". All'atto pratico, queste "motivazioni" sono soltanto delle scuse. Non si mette in dubbio il fatto che la gente sia altamente impegnata, in media, e che possano sorgere degli ostacoli. Ma si tratterebbe in realtà di organizzarsi per farsi sentire, almeno 1-2 volte all'anno, per un'oretta. Perdiamo molto più tempo sui social. Molto probabile che non si creda più nello strumento dello sciopero, della manifestazione o del corteo come forma di aggregazione.
(Vi serve un esempio pratico? Quest'anno ho dell'arretrato di lavoro, lo faccio il 25 aprile restando a casa, ma scendo in piazza un'oretta a seguire delle conferenze da una ragazza di un centro sociale che mi ha invitato, senza perdere tutta la giornata; passerò il ponte del primo maggio viaggiando, per vedere un concerto a Bologna il 29 aprile, rilassandomi il 30 e manifestando l'1 a Bologna; parteciperò ad una conferenza di lavoro l'1 giugno per poi vedere dei miei amici sparsi per l'Europa. Easy, no? conciliare lavoro, impegno sociale e vita privata)
Tre feste concentrate in un breve periodo
Riconoscendo il sacrosanto diritto di ricaricare le batterie, in una società sempre più frenetica, o di viaggiare, scoprire, esplorare o vedere i propri amici, forse, sarebbe il caso di provare a partecipare ad almeno una delle tre manifestazioni organizzate durante l'anno. Oppure, ancora più semplicemente, ritagliare del tempo, anche da casa, per studiare ed informarsi un po'. Chi non è portato per le manifestazioni in piazza può ripiegare su altre possibilità come la lettura, l'informazione e la scrittura.
Partecipare ad almeno una delle tre manifestazioni organizzate durante
l'anno può essere un modo
per contribuire alla costruzione di una società più consapevole e
solidale. Inoltre, dedicare del tempo all'approfondimento della storia e
della politica italiana può aiutare a comprendere meglio la realtà in
cui viviamo e a partecipare attivamente al dibattito pubblico. Indirettamente tutto questo può promuovere il tuo sviluppo individuale a trecentosessanta gradi, rendendoti una persona più consapevole dei tuoi diritti e del tuo ruolo nella società . Coraggio.
Sempre Licc, spero che vogliate contribuire alla discussione nei commenti.
Personalmente, credo che il mio distacco dalla realtà politica italiana sia dovuto all'individualismo. L'educazione che riceviamo ci insegna a coltivare il nostro giardino (forse anche perché ci viene detto che non abbiamo alcuna vera influenza su ciò che è esterno a questo giardino), per cui tendiamo a concentrarci sugli obiettivi più urgenti che dipendono in maniera diretta da noi, trascurando le manifestazioni politiche.
RispondiEliminaAnche se, di fatto, se ognuno pensa a sé stesso e nessuno viene sensibilizzato alla partecipazione attiva alla politica, la situazione attuale non migliorerà , ma rimarrà stazionaria o peggiorerà , a causa dell'assenza di una vera opposizione.
EliminaIo, che me ne sono sempre abbastanza fregato di come mi educano e ciò che mi dicono gli altri, intanto posso confermare, poi ti aggiungo anche un quarto punto: l'assenza di manifestazioni degne di tale nome. Quando ero in Francia c'erano i gilet jaunes che rompevano le vetrine dei negozi; in Austria si manifestava gridando… con le bandiere e coi fumogeni. Poi vai alla manifestazione di Trento e vedi che ti vendono i panini con l'hamburger di fronte a quelli che parlano di cambiamento climatico, parlano della visione liberale del femminismo (che non è altro che la sua versione classista e intrisa di odio verso i non benestanti, quello alla Ferragni). Non ho sentito in tre ore di manifestazione il termine "antifascista". Non ho imparato nulla. Poi oh è stato un momento piacevole, come ogni manifestazione e ritrovo, ho giocato a pallone e a biliardino coi ragazzi della strada, sono stato bene. Ma era una scampagnata né più né meno
EliminaI gilets jaunes e la situazione francese sono questioni un po' controverse, rappresentano l'eccesso opposto, secondo me, non so fino a che punto prenderei ad esempio questo genere di manifestazioni, ma magari non sono sufficientemente informata. Concordo però con la differenza fondamentale estero-Italia: noi tendiamo a lamentarci in maniera distruttiva e a non agire, mentre all'estero le lamentele sono sempre seguite da un'azione reale per cambiare le cose in maniera altrettanto realistica. La nostra cultura è piuttosto passiva in questo senso...
Elimina