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Lei è Lario e vali n soddu: il più antico esempio di Liscìa catanese.
La liscìa è un fenomeno unico e tipico di Catania: non è semplicemente umorismo, ma un’irresistibile voglia di scherzare, una leggerezza improvvisa che porta a ridere senza motivo. Chi ha la liscìa è preso da un’ondata di allegria, spesso senza alcun nesso con l’alcol, ma soltanto con la naturale voglia di scherzare a oltranza, e soprattutto di sdrammatizzare anche gli argomenti peggiori.
L’etimologia proviene dal latino lixa → lixīvia, soluzione di cenere e acqua usata per lavare. Lo spiega molto bene Gianpaolo Pasqualino nel podcast Melior de Cinere Cunto, un podcast sulla storia del Calcio Catania, in un episodio molto divertente di Liscìa collettiva dei tifosi del Catania ai danni dell'arbitro Farina. Farina, arbitro di un contestatissimo Catania-Inter del febbraio 2008, fu accolto allo stadio Massimino in un clima surreale: non con fischi, ma con cori da stadio che lo idolatravano sarcasticamente.
Il pubblico etneo, con l'inconfondibile ironia della liscìa catanese, trasformò la rabbia in sberleffo collettivo. "Farina uno di noi!", "Farina salta con noi!": cori che a un orecchio distratto potevano sembrare d’amore, ma che traboccavano di liscìa.
Abbiamo capito che la Liscìa caratterizza il catanese tanto quanto l'arancino, i cannoli, e l'Etna. Oggi proviamo a rispondere però a una domanda, tanto leggera quanto complicata: qual è la prima traccia di liscìa catanese testimoniata dalla storia?
Antonino Caponnetto nacque a Catania il 24 aprile 1948. Probabilmente, il suo nome non vi dirà nulla, ma non mentitemi: sono sicuro che TUTTI voi, nati entro il perimetro della Città Metropolitana di Catania, avete canticchiato qualche volta nella vita una bella canzone degli Europe, The Final Countdown. Magari in coincidenza di un evento positivo: un bel voto a scuola, un bel traguardo raggiunto, un successo durante i primi approcci alla vita sentimentale.
Non tutti sanno che gli Europe fossero in realtà un gruppo svedese, ma questo, oggi poco importa. Soprattutto perché, voi, quella canzone, non l'avete cantata con le parole originali. No, voi l’avete cantata a squarciagola gridando “Mi stuppai na Fanta!”, mentre ridevate con gli amici su una panchina o durante una gita scolastica.
E in quel momento, l’epica del rock nordico si fondeva con l’inconfondibile liscìa catanese: quella del Maestro Brigantony.
Nonostante la profonda stima per l'artista - colonna sonora di tanti dei miei successi - mi rincresce però sottolineare che non fu il primo ad aver 'inventato' la liscìa catanese. Perché oggi sappiamo che c'è un esempio ancora più antico di liscìa catanese: Il Lei è Lario.
Il giornale satirico “Lei è Lario!” ha avuto origini nel 1907: con titolo dialettale che significa “Lei è brutto”, veniva venduto a un soldo – e i venditori strillavano:
Lei è lariu e vali ‘n soddu!
I passanti che non conoscevano il giornale spesso restavano interdetti, generando reazioni esilaranti. Era un perfetto esempio di liscìa in azione: ironia che disarma, dobbiamo immaginare l’imbarazzo e la curiosità scatenati in chi lo sentiva.
Le tracce del Lei è Lario, online, sono scarsissime e non sono riuscito a reperire immagini, articoli, o titoli di questo giornale. Mentre mi riprometto, oggi, di andare a controllare in Biblioteca Ursino-Recupero al mio rientro a Catania, previsto per quest'estate, vi racconto ciò che è noto sul Lei è Lario ed invito tutti i lettori di questo articolo a fornirmi, se ne avete, i frammenti di questa testata, conservati dai vostri antenati.
Negli anni Trenta, Lei è Lario – come molte altre testate satiriche italiane – fu messo a tacere dal regime fascista, che mal tollerava ogni forma di pensiero indipendente, men che meno l’ironia e il sarcasmo. Il fascismo, infatti, considerava la satira un pericolo: essa aveva la capacità di mettere a nudo il potere, di smascherare le ipocrisie del regime, e soprattutto di far ridere la gente contro l’autorità. E nulla, per un regime autoritario, è più pericoloso del ridicolo.
La censura operata dal fascismo non fu solo una limitazione burocratica, ma un vero e proprio soffocamento della libertà d’espressione: giornali umoristici, riviste letterarie e pamphlet satirici furono costretti alla chiusura, spesso con minacce, intimidazioni, arresti o semplicemente negando la carta e i permessi di stampa. Qualsiasi pubblicazione non allineata con la retorica ufficiale del regime veniva rapidamente eliminata. Le voci scomode erano zittite non solo con la forza, ma anche con il silenzio imposto.
In questo contesto soffocante, “Lei è Lario!” – che aveva fatto della liscìa catanese la propria cifra distintiva – venne oscurato, vittima di un clima in cui la satira era diventata un lusso pericoloso.
Solo nel 1945, all’indomani della caduta del fascismo e della liberazione dell’Italia, la rivista tornò a vedere la luce. Grazie al coraggio e alla tenacia di intellettuali e redattori come Graziosa Casella, il giornale poté riapparire sui banchi di Catania, ridando fiato alla libertà di parola, alla critica pungente e alla risata intelligente. Fu un atto di resistenza culturale: non solo la ripresa di una testata, ma la riaffermazione del diritto di pensare, ridere e dissentire.
Un altro nome imprescindibile legato a Lei è Lario è quello di Giovanni Formisano, poeta, commediografo e figura centrale del panorama letterario catanese del primo Novecento, che ne fu vicedirettore.
Oggi apprendiamo, quindi, che la liscìa catanese non è solo uno stato d’animo, ma un codice culturale con delle radici molto antiche, un modo di essere, un linguaggio emotivo che attraversa le generazioni. È la risata che disinnesca la rabbia, l’ironia che prende in giro anche il dolore, la battuta che sgonfia l’autorità senza mai rinunciare all’intelligenza. È il segno distintivo di un popolo che ha imparato a resistere sorridendo, che ha fatto della leggerezza una forma di profondità.
Lei è Lario! è stato uno dei primi strumenti scritti di questa forma di espressione: non solo un giornale satirico, ma un atto collettivo di ironia popolare, mal tollerato perfino dal regime fascista, che lo vedeva come una minaccia. Questo modo di vivere persiste oggi nel catanese comune, ed emerge nei contesti più disparati, come l'opera di un artista, una partita di calcio, o un semplice dialogo con un cassiere al supermercato.
Purtroppo, come spesso accade alle cose davvero preziose, Lei è Lario! è oggi quasi introvabile: nessun archivio digitale, nessuna pagina Wikipedia, nessun PDF da sfogliare online. Invitiamo pertanto chiunque abbia delle fotografie di questo giornale a condividerle pubblicamente, e io stesso andrò a frequentare le principali biblioteche cittadine per cercare di reperirne almeno qualche brano.
Se avete letto fin qui, siti tutti pari larii.
Licc.
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