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Bontà e cattiveria: chi sono costoro?

Sin dall'infanzia, siamo educati ai concetti di bontà e cattiveria. Se ascolti la mamma e la maestra, sei un "bimbo buono"; se fai i capricci, sei un "bimbo cattivo"; se vai bene a scuola, potresti essere una "secchia" per i tuoi compagni (o un "nerd", a seconda delle generazioni), ma anche un "ottimo studente" per i tuoi insegnanti; mentre se vai male a scuola, spesso rimani un "cattivo esempio" sia per i tuoi compagni sia per i tuoi insegnanti; e così via, sino all'età adulta.  Ma cosa sono realmente  la bontà e la cattiveria, il bene ed il male? Mi sono posta questa domanda diverse volte nella vita, per capire come agire, cos'è giusto e cos'è sbagliato. Non ho mai trovato nessuna vera risposta univoca. Da piccola perlopiù seguivo l'opinione degli adulti: ciò che era bene per loro, era bene per me. Non ero una grande ribelle, anche se non esitavo a contraddire i miei genitori non appena scorgevo delle inc...

«Pigro»: l’invettiva lucida e spietata di Ivan Graziani, datata 1978 ed ancora attuale

Tra le molte canzoni che hanno reso Ivan Graziani una figura unica nel panorama cantautorale italiano, “Pigro” occupa un posto di rilievo per la sua forza corrosiva e la sua capacità di colpire senza filtri. Pubblicata nel 1978 all’interno dell’album omonimo, la canzone è una vera e propria sferzata morale, un ritratto graffiante di un uomo che incarna tutte le contraddizioni dell’Italia piccolo-borghese dell’epoca e che, nonostante il tempo trascorso, appare ancora sorprendentemente attuale.


Il protagonista descritto da Graziani è un uomo che ostenta cultura, autorità e spirito critico, ma che in realtà vive immerso in una profonda incoerenza.

«Sai citare i classici a memoria / Ma non distingui il ramo da una foglia», canta Graziani, smascherando l’ipocrisia di una cultura esibita più che compresa. È un sapere sterile, usato come strumento di superiorità, non come mezzo di crescita.

La parola chiave, ripetuta come un marchio indelebile, è “Pigro!”: non una pigrizia fisica, ma mentale e morale, la resistenza a mettersi in discussione, a cambiare, a vedere oltre i propri schemi.

Uno dei passaggi più duri della canzone riguarda la presunta “scienza” del personaggio, una conoscenza che invece di illuminare, crea ignoranza. Graziani denuncia così un atteggiamento sempre attuale: l’uso della cultura come arma di presunzione, come comodo paravento dietro cui nascondere la propria incapacità di comprensione.

La frase si inserisce perfettamente nel clima di invettiva lucida che permea tutto il brano, dove il cantautore non indulge mai nel moralismo, ma mantiene una ferma ironia critica.

Tra gli aspetti più discussi del testo vi sono i riferimenti alla volgarità e alla mentalità patriarcale:

«La capra per il latte, la donna per le voglie».

Graziani punta il dito contro un maschilismo “da cucina”, banale e profondamente radicato, che soffoca chi lo vive e inaridisce i rapporti familiari. Il protagonista non vede - o non vuole vedere - la noia della moglie, il vuoto emotivo che permea la sua famiglia.

Anche l’educazione dei figli è trattata con sarcasmo: punizioni severe e moralismo domestico convivono paradossalmente con l’affermazione “Siamo liberi, nessuno deve giudicare”. Una contraddizione che rende il personaggio ancora più credibile… e più disturbante.

Musicalmente e verbalmente, “Pigro” è un brano che non smussa gli angoli. La ripetizione insistente di alcune frasi, la struttura quasi circolare e l’uso di immagini concrete - la bava di lumaca, le parolacce che “condiscono” il discorso - costruiscono una sorta di cantilena accusatoria, che da sola basta a restare in mente per giorni.

La voce e la chitarra di Graziani amplificano questa durezza: non c’è spazio per l’ambiguità, né per il romanticismo. “Pigro” è un colpo diretto, senza pietà.

A distanza di oltre quarant’anni, la canzone mantiene una sorprendente capacità di colpire. Il personaggio descritto potrebbe facilmente essere trasposto nei contesti contemporanei: l’ipocrita che predica bene e razzola male, il maschilista inconsapevole, l’intellettuale improvvisato, il moralista a tempo.

Graziani, con la sua penna affilata, offre non solo un ritratto individuale, ma uno specchio sociale, invitando l’ascoltatore a riflettere su quali forme di “pigrizia” morale resistano ancora oggi.

Buon ascolto ❤️

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