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Nove falsi miti sulla salute a cui credono molti italiani, smontati dalla scienza

Molti italiani hanno convinzioni radicate sulla salute che, in realtà, non resistono al vaglio della scienza. Alcune di queste credenze riguardano alimentazione, stile di vita e rimedi domestici.   1. Uova e colesterolo Il primo falso mito riguarda le uova: molte persone credono che mangiarle faccia aumentare automaticamente il colesterolo nel sangue. Questa convinzione nasce dagli studi degli anni ’60, quando si osservava un’associazione tra colesterolo alimentare e livelli di colesterolo plasmatico, senza considerare le differenze individuali nel metabolismo. La ricerca più recente ha dimostrato che, nella maggior parte delle persone sane, il colesterolo presente nelle uova ha un impatto minimo sui livelli ematici. Studi clinici indicano che consumare un uovo al giorno non aumenta significativamente il rischio di malattie cardiovascolari. Quindi, mentre chi ha problemi specifici di colesterolo dovrebbe fare attenzione, per la maggior parte delle persone le uova restano un aliment...

Walking free tours, Couchsurfing, Urbex e altre cose che hanno rivoluzionato il mio modo di viaggiare

Viaggiare in maniera sostenibile
Lo so, in questo articolo partirò col piede sbagliato e farò la solita figura del criticone. Ma è un'etichetta che mi hanno già appiccicato tante volte, quindi ci sono abituato e non me ne frega nulla. Volete leggere? Ne sono felice. Non vi piace? OK, organizzatevi i vostri viaggi come vi pare. Questo articolo contiene molte opinioni personali.


 

Per me la caratteristica fondamentale del viaggio dev'essere la genuinità. Ora, voglio dire, non è che se vado a Parigi non guardo mai in direzione Tour Eiffel perché è "troppo per turisti" e devo fare obbligatoriamente il radical chic nelle banlieues di Saint-Denis a mangiare cibo che non rispetta le basilari norme HACCP alle bancarelle. Ma insomma. Per me il peggior fallimento di un viaggio consiste nel finire a mangiare nel fast food di turno, alimentando una multinazionale di cibo spazzatura che magari non brilla per la sua eticità nei confronti dei lavoratori, e che non ha niente a che vedere col luogo visitato. Non andrò sempre a mangiare in trattorie a gestione familiare gestite da gente umile, e probabilmente proverei anche delle esperienze totalmente disegnate per i turisti (chi è che va a Parigi e salta la visita a Disneyland Paris?!) ma le esperienze che mi regalano le emozioni più forti, solitamente, sono proprio quelle che avvengono in contesti quotidiani. Forme particolari di ristorazione (penso per esempio agli Heuriegen austriaci), trattorie ultralocali come "A putia do Calabrisi" a Catania, in una zona addirittura "sconsigliata ai turisti" (e perché mai? perché c'è gente povera?), brick algerini appena preparati ai mercati arabi di Saint-Denis, ristoranti decadenti e semi-abbandonati sul Lago Pancharevo in Bulgaria che servono solo una zuppa di verdure-non-meglio-identificate, centri sociali con la formula "mangia-e-paga-quanto-puoi", o addirittura la club-house di una squadra di basket giovanile ungherese, durante un giro in bicicletta al confine tra Austria e Ungheria.

Insomma, possiamo dire, che mi interessa viaggiare in modo sostenibile, autentico ed esplorativo: scoprire luoghi autentici, preservare il patrimonio, connettermi con le comunità locali e aprire la mente al mondo

"Ma tu in questo momento dove sei? Cosa fai? Vedo che viaggi e basta"
Non sapete quante volte capita di ricevere questa domanda quando sento qualcuno con cui non ho contatti regolari. Quando ti trasferisci in una nuova regione, impari a percepirla, scoprirla e interiorizzarla. Inizi a curare legami con la gente del luogo e con coloro che si trovano anche di passaggio, usufruisci dei vantaggi degli abbonamenti di lungo termine. Cambia un po' anche la tua prospettiva nei confronti delle relazioni umane: non esistono conoscenti, amici, relazioni, amori, ma semplicemente compagni di viaggio con cui instaurare il rapporto unico che più vi si addice, in modo etico e consensuale. Parli con chiunque: non importa se ha vent'anni in più o in meno di te. Abbandoni la diffidenza, alimenti la curiosità nei confronti del genere umano. Allo stesso tempo, impari il non-attaccamento e la non-gelosia: le persone non sono proprietà privata, a un certo punto ognuno prenderà la propria strada e ogni interazione, anche se puntiforme, ti sconvolge in qualche modo l'esistenza, senza l'affanno di dover mantenere quella persona in maniera stabile e forzata all'interno della tua vita.

Un tavolo per uno, per favore

Quando viaggi da solo, ti siedi da solo al bar o al ristorante senza farti grossi problemi. Per me è un gesto scontato, e lo è stato anche la prima volta. Sono rimasto sconvolto dal fatto che per alcuni questo è un tabù molto serio. E se faccio la figura dello sfigato? Viaggiando, capisci che lo sfigato è chi ha timore dell'occhio sociale. Quando sei in viaggio, nessuno ti giudica. Ci sarà qualcuno che ha curiosità di conoscere la tua storia e di raccontarti la sua, ma questa condivisione avviene senza giudizio e senza
pressione sociale. È un momento di libertà e di scoperta di nuove esperienze. Chi è abituato a viaggiare in solitaria non si preoccupa di ciò che gli altri pensano, si gode il tuo viaggio e segue i propri desideri. Viaggiare da solo è un'opportunità per crescere personalmente e per aprire nuove prospettive.

Rinunciare a tutto questo per un ideale di realizzazione pre-confezionato?
Eh ma ormai hai trent'anni, vorrai in qualche modo sistemart... E perché mai? Solo perché a un certo punto l'hai voluto tu?
C'è chi cerca la stabilità e chi preferisce la flessibilità, e non c'è una scelta giusta o sbagliata. Ciò che è importante è trovare un equilibrio tra le proprie esigenze e desideri e la realtà della vita. Ci sono modi per creare stabilità nella propria vita, anche se si ha una natura più nomade, come sviluppare relazioni significative e durature con amici e familiari, creare una routine personale, stabilire obiettivi di carriera a lungo termine e sviluppare abilità finanziarie per garantire un futuro più stabile.

Walking "free" tour
Solitamente, quando visito una nuova città, in solitaria o con gli amici, faccio un walking "free" tour. Si tratta di visite guidate a piedi, organizzate da guide turistiche locali che mostrano i luoghi più autentici della città, offrendo anche una panoramica storico-sociale e culturale del luogo. Lo stile della guida del walking "free" tour non è la classica lezione frontale in cui rischi di addormentarti. Al contrario, si parla spesso di cucina, di leggende, di curiosità storiche, e, a volte, di politica e di economia.

Sai che le banconote rumene sono fatte di plastica e questo ne impedisce la falsificazione, e soprattutto, le preserva da un lavaggio non voluto in lavatrice?

Sai che gli Eugenia sono dei biscotti al rum tipici della pausa pranzo dei lavoratori durante il regime comunista in Romania?

Sai che nella città di Lione esistono dei veri e propri labirinti di strade all'interno dei cortili delle palazzine, che prendono il nome di traboules e hanno avuto varie funzioni durante la storia lionese?

Sai che la città di Sòfia non prende il nome dalla statua di Santa Sofia, ma dalla sua chiesa? E che la statua è stata messa lì per rimpiazzare Lenin e rappresenta la Sapienza Divina?

Sai che a Bratislava c'è una statua che raffigura "Ignazio", lo slovacco medio, l'uomo povero, gentile ma ben curato?

Oltre a ricevere una panoramica sulla storia delle città, le guide possono consigliare anche alcune esperienze tipiche, e sono sempre disponibili per qualsiasi esigenza: ad esempio, io che sono "uno sportivo in vacanza" chiedo sempre quali sono i posti migliori per andare a correre, ma mi è capitato di chiedere anche delle ricette, delle birrerie locali e perfino di un irish pub dove vedere la partita di rugby.

Il free walking tour è quindi un modo molto semplice ed economico per mettersi in contatto con un local. La ricerca di persone locali esperte con cui comunicare non finisce certo dopo aver lasciato la mancia, sempre spontanea e volontaria, ma si protrae poi per tutto il viaggio.

Urbex, l'Esplorazione Urbana.
L'Urbex, abbreviazione di "urban exploration", è un'attività che coinvolge l'esplorazione di strutture urbane abbandonate o inaccessibili. Solitamente, queste strutture sono molto diverse dal gusto architettonico classico, e vengono considerate come "degradate", "pericolose", "di cattivo gusto" o "deturpazioni del paesaggio".

Gli urbexers, come vengono chiamati coloro che praticano l'urbex, si avventurano in luoghi come edifici industriali dismessi, ospedali abbandonati, tunnel, strutture sotterranee e altri siti simili. Il fascino dell'urbex risiede in diversi elementi che si combinano per creare un'esperienza affascinante e avvincente. In primo luogo, c'è l'aspetto dell'esplorazione e dell'avventura. L'urbex permette di scoprire e visitare luoghi abbandonati e spesso inaccessibili, portandoci al di fuori dei tradizionali circuiti turistici.

Lo scopo dell'urbex è principalmente quello di esplorare, fotografare e documentare questi luoghi, spesso caratterizzati da un fascino suggestivo e decadente.

L'urbex non è solo un fanatismo o un fetish, ma ha un ruolo socioculturale piuttosto importante. Si tratta di un'opportunità per riscoprire e preservare la storia e il patrimonio delle comunità locali. Molti luoghi urbex sono testimonianze di un passato industriale, socialista, popolare, o di eventi significativi, e attraverso l'esplorazione di questi luoghi è possibile mantenere viva la memoria di tali esperienze e condividerle con gli altri. Questo contribuisce alla consapevolezza storica e all'identità collettiva.

L'urbex può essere visto come un'azione contro il degrado urbano e il capitalismo sfrenato. Esplorare edifici abbandonati può essere considerato un atto di riappropriazione degli spazi urbani, mettendo in discussione la logica del profitto e del consumo che spesso porta all'abbandono e alla negligenza di tali luoghi. L'urbex può fungere da critica sociale e incoraggiare la riflessione sulle dinamiche di potere e sulle disuguaglianze presenti nella società.

L'urbex è affascinante perché offre un'esperienza unica di scoperta e avventura. Entrare in luoghi abbandonati e sconosciuti ci porta in un mondo parallelo, fuori dagli schemi convenzionali. Ci immergiamo in un'atmosfera surreale e decadente, dove il tempo sembra essersi fermato. L'architettura e gli oggetti lasciati dietro raccontano storie silenziose, suscitando curiosità e stimolando la nostra immaginazione. Il fascino dell'urbex risiede anche nella bellezza estetica che questi luoghi decadenti e deturpati possono offrire. La natura che si fa strada tra le crepe dei muri, la luce che filtra dalle finestre rotte, le tracce del passato che sopravvivono nonostante l'abbandono: tutto ciò crea una scenografia unica e suggestiva che affascina e ispira.

L'urbex deve ovviamente essere praticato in modo responsabile e rispettoso dell'ambiente e delle leggi locali. L'obiettivo è preservare e valorizzare i luoghi senza danneggiarli o mettere in pericolo la propria sicurezza o quella degli altri.

Apri le porte di casa tua con Couchsurfing (o Trustroots)

Dal 2015 in poi, si sono diffuse le piattaforme che facilitano l'ospitalità reciproca tra persone provenienti da diverse parti del mondo, come Couchsurfing e Trustroots. Il loro obiettivo principale è quello di favorire lo scambio culturale e l'incontro tra viaggiatori e host disposti ad offrire un posto letto gratuito nella propria casa. Attraverso Couchsurfing o Trustroots, è possibile connettersi con individui che sono disposti ad aprire le porte delle loro case e condividere la propria cultura, il proprio tempo e le proprie conoscenze con gli altri.

Una delle caratteristiche distintive di queste piattaforme è il capitale umano. La piattaforma si basa sulla fiducia reciproca e sulla volontà di condividere spazi e esperienze con persone provenienti da contesti socioculturali diversi. Non si tratta, quindi, solo di andare a scrocco. Si tratta di condividere momenti, creare delle reti di amicizie intense, favorire la contaminazione culturale, conoscere nuove cucine, e perfino fare del volontariato.

Tra le bellissime esperienze che ho fatto con couchsurfing, in questo articolo voglio menzionare solo la messa a disposizione della mia barchetta di legno, per due intere stagioni, a turisti provenienti da varie parti del mondo. Couchsurfing è diventato, quindi, l'anello di congiunzione tra il passato, la tradizione "storica" delle barche da pesca ogninesi e il futuro, l'internazionalizzazione e la voglia di condividere la propria cultura col resto del mondo.

Quando torni a casa: il bagaglio esperienziale e culturale
Il bagaglio esperienziale comprende le esperienze vissute durante il viaggio, come le persone incontrate, le avventure affrontate, le sfide superate e le emozioni provate.

La difficoltà nel capire quale treno prendere, nel comunicare con una persona che conosce solo il rumeno, nella scelta del ristorante che non sia la solita trappola-per-turisti: queste e mille altre esperienze contribuiscono a una crescita personale, permettendoci di superare i nostri limiti. Ogni avventura, ogni dialogo, ogni richiesta entra a far parte del bagaglio di esperienze e di ricordi di ciascuno di noi.

Il bagaglio culturale, invece, riguarda tutto ciò che hai imparato: la storia, le parole di lingua straniera, le curiosità locali e perfino le ricette, che puoi riproporre anche alle persone che non erano con te.

Spero di aver offerto una prospettiva un po' diversa sul viaggio,


Licc

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