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Nove falsi miti sulla salute a cui credono molti italiani, smontati dalla scienza

Molti italiani hanno convinzioni radicate sulla salute che, in realtà, non resistono al vaglio della scienza. Alcune di queste credenze riguardano alimentazione, stile di vita e rimedi domestici.   1. Uova e colesterolo Il primo falso mito riguarda le uova: molte persone credono che mangiarle faccia aumentare automaticamente il colesterolo nel sangue. Questa convinzione nasce dagli studi degli anni ’60, quando si osservava un’associazione tra colesterolo alimentare e livelli di colesterolo plasmatico, senza considerare le differenze individuali nel metabolismo. La ricerca più recente ha dimostrato che, nella maggior parte delle persone sane, il colesterolo presente nelle uova ha un impatto minimo sui livelli ematici. Studi clinici indicano che consumare un uovo al giorno non aumenta significativamente il rischio di malattie cardiovascolari. Quindi, mentre chi ha problemi specifici di colesterolo dovrebbe fare attenzione, per la maggior parte delle persone le uova restano un aliment...

L'ambizione individualista e la necessità di accumulo (soldi, beni materiali, titoli e perfino relazioni umane) ci ha resi incapaci di comunicare?

La società odierna è in netto miglioramento rispetto a quella delle generazioni passate. Per esempio, con grande fatica, ci si sta liberando dalle credenze popolari a favore di un razionalismo scientifico, si è più abituati ad ambienti di tipo internazionale e, in media, si ha meno terrore dello straniero.

Sicuramente ci sono ancora tanti passi da fare, come una maggiore cura ed un maggior rispetto dell'ambiente, e una riduzione del divario economico e culturale tra le classi sociali più agiate e quelle meno agiate. Oggi, però, si parlerà di due aspetti negativi della società odierna su cui ci si ferma a riflettere poco: l'individualismo e l'incomunicabilità.

Il muro di incomunicabilità deriva dal ritmo frenetico di una società tardo-capitalistica occidentale

Tendenza all'accumuulo individualistico?
Forse lo diamo per scontato, forse veniamo educati così, ma non sarà un caso se, tra le prime parole che i bambini imparano, dopo "mamma" e "papà" c'è quasi sempre "mio" e "tuo". Okay, saranno anche suoni semplici da articolare, ma veniamo educati fin da piccoli all'individualismo. Insieme all'individualismo, arriva la definizione di proprietà privata e già da piccoli abbiamo la tendenza all'accumulo di oggetti, soldi, trofei, trionfi, e al confronto con altre individualità con le quali ci poniamo in atteggiamento di sfida e prevaricazione. Chi non ha mai visto un bambino desiderare sempre più giocattoli e confrontare i propri con quelli altrui? Tra i bambini meglio educati all'individualismo, ci sono anche quelli che non vogliono condividere i propri giocattoli.

Quante volte abbiamo sentito degli zii chiedere ai propri bambini, in maniera anche innocente "qual è il tuo zio preferito?" Siamo abituati fin da piccoli a classificare, dare voti, esprimere preferenze, primeggiare, giudicare. E così diventiamo anche propensi al possesso, e alla scarsa capacità di condivisione. Solitamente, gli stessi bambini, crescendo, diventano quei bambinoni speciali che incontriamo quotidianamente, come vicini di casa, come proprietari di casa, come colleghi o come conoscenti, o addirittura come partner tossici e possessivi. Insomma, sono intorno a noi. In molti casi, siamo noi. Hai capito la citazione? Eccola:


Sono intorno a noi, in mezzo a noiIn molti casi siamo noi a far promesseSenza mantenerle mai se non per calcoloIl fine è solo l'utile, il mezzo ogni possibileLa posta in gioco è massima, l'imperativo è vincereE non far partecipare nessun altroNella logica del gioco la sola regola è esser scaltroNiente scrupoli o rispetto verso i propri similiPerché gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibiliSono tanti, arroganti coi più deboli, zerbini coi potentiSono replicanti, sono tutti identici, guardaliStanno dietro a maschere e non li puoi distinguereCome lucertole s'arrampicano, e se poi perdon la coda la ricompranoFanno quel che vogliono si sappia in giro fannoSpendono, spandono e sono quel che hanno
Frankie Hi-Nrg MC - Quelli che benpensano

Frankie Hi-Nrg MC, nel 1995, ha già centrato un punto fondamentale L'individualismo come valore predominante: La gente è sempre più incentrata su se stessa e sul proprio successo personale, piuttosto che sul benessere collettivo. Ciò può portare a una mancanza di empatia e di connessione con gli altri, e una scarsa propensione all'ascolto.

La diffidenza come conseguenza
L'individualismo può portare a una crescente diffidenza tra le persone. Quando tutti cercano il proprio successo personale, si tende a guardare con sospetto gli altri e a pensare che gli altri vogliano approfittarsi di noi. Questa diffidenza può portare a una mancanza di fiducia tra le persone, rendendo difficile la creazione di relazioni autentiche e significative. Da persona sensibile ed entusiasta alla bellezza interiore, qualche volta mi è capitato di aver voglia di approfondire la conoscenza disinteressata di alcune persone che sembravano particolarmente piacevoli, ma avevano le ali tarpate esclusivamente da una diffidenza immotivata. Delle volte capita di superare, con una dose immensa di pazienza e di delicatezza, questo tipo di barriere; se non dovesse riuscire, lascio il lavoro sporco alla pratica del non attaccamento, cioè alla consapevolezza che le persone non sono proprietà privata, e sono libere di allontanarsi quando vogliono. Il non attaccamento non significa però essere indifferenti o disinteressati alla vita. Al contrario, significa essere in grado di apprezzare le cose belle della vita senza essere attaccati ad esse. Significa anche essere in grado di amare gli altri senza avere aspettative o bisogni non realistici.

L'importanza della comunicazione autentica
Per superare l'incomunicabilità e il diffondersi dell'individualismo, è importante incoraggiare la comunicazione autentica tra le persone. Questo significa che le persone devono imparare ad essere oneste e aperte nella loro comunicazione, anche se ciò può essere difficile e spaventoso. Solo attraverso la comunicazione autentica, le persone possono costruire relazioni significative e di fiducia.

Il viaggio come mezzo per liberarsi dell'incomunicabilità
Il viaggio può essere un mezzo molto potente per liberarsi dell'incomunicabilità. Quando viaggiamo, ci troviamo spesso in ambienti sconosciuti e incontriamo persone che provengono da culture diverse dalla nostra. Questa esperienza ci spinge a uscire dalla nostra zona di comfort e ad aprirci a nuove esperienze e nuove relazioni.

Durante il viaggio, abbiamo l'opportunità di incontrare persone con cui non avremmo mai interagito nella nostra vita quotidiana. Ciò ci espone a nuove idee, nuove prospettive e nuovi modi di vivere. In questo modo, il viaggio può aiutarci a sviluppare la nostra empatia e la nostra comprensione degli altri.

Inoltre, il viaggio ci offre l'opportunità di rompere la routine e di mettere in discussione le nostre convinzioni e le nostre abitudini. Quando ci troviamo in ambienti sconosciuti, ci sentiamo spesso più liberi di esplorare nuovi modi di pensare e di comportarsi. Questo ci aiuta a sviluppare una maggiore flessibilità mentale e a superare la nostra rigidità.

Infine, il viaggio può aiutarci a liberarci dell'incomunicabilità attraverso l'esperienza di connessione con luoghi e culture diverse. Quando viaggiamo, ci immergiamo in nuovi contesti che ci permettono di capire meglio noi stessi e il nostro posto nel mondo. Questa esperienza di connessione può portare a una maggiore apertura e a una maggiore capacità di comunicare con gli altri.

L'importanza di ripensare i nostri valori
Per creare una società più unita e solidale, potremmo dover ripensare i nostri valori. Potremmo dover spostare l'attenzione dal successo individuale al benessere collettivo, incoraggiando la cooperazione e la condivisione delle risorse. Ciò potrebbe richiedere un cambiamento culturale significativo, ma potrebbe essere la chiave per creare una società più felice e soddisfacente per tutti.

Ma penso
Che questa mia generazione è preparata
A un mondo nuovo e a una speranza appena nata
Ad un futuro che ha già in mano
A una rivolta senza armi

I Nomadi (portati poi alla fama internazionale da Guccini) che riponevano una fiducia eccessiva nei confronti dei boomer.  Chissà come sarebbe il mondo se quella generazione fosse stata davvero una generazione che

Ormai non crede
In ciò che spesso han mascherato con la fede
Nei miti eterni della patria e dell'eroe
Perché è venuto ormai il momento di negare
Tutto ciò che è falsità
Le fedi fatti di abitudini e paura
Una politica che è solo far carriera
Il perbenismo interessato
La dignità fatta di vuoto
L'ipocrisia di chi sta sempre
Con la ragione e mai col torto

Oscillando tra amarezza e una punta di speranza, Licc

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