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Tutti gli studenti sono ignoranti
Aspettate a giudicare, il
contenuto non è necessariamente ciò che immaginate.
Un altro articolo sul
comunismo, se vogliamo, ma non come forma politica, piuttosto come stile di
vita.
Insegnare è difficile, richiede pazienza e molte energie. Ma quanto è difficile imparare? Richiede sforzo, dedizione e molto più tempo ed energie che insegnare. Sarebbe bellissimo se il processo di trasmissione e apprendimento avvenisse in maniera naturale, così come dovrebbe, senza forzature, lasciando che lentamente la mente dello studente digerisca i concetti e che l’esperienza li renda tangibili, per quanto possibile.
In principio, gli studenti sono tutti ignoranti. Chi non lo è? Ognuno di noi ignora qualcosa. Data la limitatezza umana, non è possibile conoscere tutto, men che meno nel dettaglio. Anche il ricercatore è ignorante, altrimenti non avrebbe nulla da ricercare o da studiare. Per questa ragione, chi trasmette o insegna dovrebbe sempre sapere di non sapere, come Socrate, e porsi sullo stesso piano dello studente, perché può (e deve) ancora imparare mentre insegna. Parallelamente, chi apprende non dovrebbe aver paura di essere ignorante, dovrebbe semplicemente accettarlo ed impiegare il tempo necessario per assimilare le conoscenze richieste in un determinato ambito. Accettare la propria ignoranza è condizione necessaria (anche se non sufficiente) per apprendere nuove cose.
A mio personale parere, il processo di trasmissione ed apprendimento dovrebbe avvenire con completa astensione di giudizi personali, nel modo più oggettivo possibile. Tuttavia, come astenersi dal giudicare se si devono esprimere giudizi? Come distinguersi dalla “massa di studenti ignoranti” se non si ottiene il giudizio migliore dell’insegnante? Dieci (o trenta) per tutti perché tutti si impegnano, sebbene con le rispettive capacità? Ma come giudicare le “rispettive capacità”? Come giudicare se uno studente si impegna o meno?
Domande controverse, cui mi piacerebbe dare una risposta sicura e definitiva, ma non ho ancora l’esperienza sufficiente per farlo, quindi proverò semplicemente ad argomentare la mia opinione.
La maggior parte degli studenti con cui ho interagito, sempre da studente, ma spesso con mansioni extra da tutor, mi è sembrata motivata e ricettiva. Magari sarò il tipo del dieci (o trenta) per tutti, ma non vedo motivo per esprimere giudizi estremamente negativi sulla base “dell’esperienza e degli altri studenti che c’erano prima, ma che chissà come mai oggi non ci sono più”. Giudizi sterili e spesso infondati che potrebbero compromettere la motivazione e la ricettività iniziali dei preziosissimi studenti presenti. Preferisco stabilire dei criteri e degli obiettivi settimanali, come ad esempio: la prima settimana, lo studente deve andare da A a B; la seconda da B a C, e così via. Ovviamente è più semplice quando gli studenti sono pochi (uno o massimo due) e sono giovani adulti, per cui propensi per propria decisione ad intraprendere quel percorso.
A suo modo e a suo tempo, lo studente che vuole arrivare a Z, arriva sempre a Z, con grande soddisfazione per sé stesso e per chi lo ha guidato.
Proprio perché l’obiettivo è arrivare a Z, spesso mi sfugge il motivo per cui occorre esprimere un giudizio, se comunque arrivare a Z è umanamente possibile e reso ancora più semplice dalla presenza di una guida. Perché dovrei premiare chi arriva a Z per primo se tutti possono arrivare a Z? Arrivare a Z dovrebbe generare di per sé soddisfazione ed arrivare per primi può avere importanza solo se si è ansiosi di stabilire un nuovo obiettivo ZZ da raggiungere successivamente.
Niente giudizi positivi? Per esperienza personale, i giudizi positivi non sono realmente positivi. Magari ho qualche malfunzionamento congenito o acquisito, che potrebbe anche essere, ma i giudizi positivi hanno un effetto controverso su di me: se qualcuno mi premia per B, credo stia mentendo o mi stia trattando da stupida; se qualcuno mi premia per Z, la mia ansia da prestazione aumenta invece di diminuire, perché sento la necessità di dimostrare che merito di essere arrivare a Z e la paura di non soddisfare le aspettative di chi pensa che sia facile per me arrivare a ZZ. Non voglio trattare i miei studenti da stupidi o generare in loro ansia da prestazione. Inoltre, non voglio generare competizione tra i miei studenti, piuttosto voglio che tutti arrivino a Z. La competizione ed i giudizi positivi potrebbero essere intesi come motivanti, ma non credo sia una sana motivazione. La sana motivazione è la sfida in sé, con come unico obiettivo quello di arrivare a Z.
Ed i giudizi negativi? Non sono quelli che aiutano a crescere? Se costruttivi, sono d’accordo. Spesso si esprimono dei giudizi negativi di tipo personale (sterili e infondati, come scritto prima), spesso si tratta di pre-giudizi. Come si può davvero giudicare se uno studente possa arrivare o meno a Z sulla base di come si sposta da A a B? Se si ha una strategia migliore per arrivare da A a B, con pazienza la si spiega e si aspetta che lo studente la apprenda, perché questo è il vero ruolo dell’insegnante. Magari dopo averla appresa, lo studente stesso troverà una strategia migliore, perché dotato di normale intelligenza umana (e non come ChatGPT 😄). La vita (e la scienza sperimentale 😄) è già abbastanza frustrante di per sé, che non vale la pena aggiungere un ulteriore carico di frustrazione in una giovane mente.
Tuttavia, per esperienza personale, i giudizi negativi possono essere più motivanti (e quindi più positivi 😄) di quelli positivi, o magari sono io ad avere quel malfunzionamento già citato. Penso che molti giudizi positivi uccidano lo spirito di crescita e generino ansia da prestazione, mentre anche pochi giudizi negativi (o percepiti come tali) stimolino ad impegnarsi concretamente per superare i propri limiti (e contraddire chi ha espresso quel giudizio 😄, perdonate la lieve incoerenza tra questa affermazione e i principi sani che l’articolo propone).
Illustrazione riassuntiva
Ricapitolando le argomentazioni e rispondendo alle domande iniziali:
Come astenersi dal giudicare se si devono esprimere giudizi? E se si cambiasse sistema? Una scuola senza voti? Dove finirebbe il merito? Ma esiste davvero il merito? Chi lo stabilisce? Sulla base di quali criteri?
A mio avviso, il sistema di giudizi che continuiamo ad usare genera un circolo vizioso di opinioni che esulano dall’oggettività delle conoscenze e delle competenze acquisite. A meno di casi eccezionali, credo possa essere più efficiente un sistema basato su obiettivi di apprendimento chiari, da raggiungere preferibilmente in un dato intervallo di tempo. Chi li raggiunge, prosegue. Chi non li raggiunge, impiega il proprio tempo necessario per raggiungerli, senza né lode.
Sistema freddo e noioso? Forse freddo, ma oggettivo. Non sono sicura sia più noioso del sistema attuale. L’insegnante può decidere di intrattenere con lezioni interattive e selezionare la strategia migliore per il tipo di studenti con cui si interfaccia.
Mi piace pensare all’efficacia didattica della maieutica ed all’educazione come ex-ducere: l’insegnante non deve riempire la testa vuota dello studente di nuovi concetti, deve cercare di stimolare lo studente, in quanto soggetto pensante, a tirar fuori concetti già insiti in sé. Va bene, magari “concetti già insiti in sé” non vuol dire nulla, se non in termini filosofico-spirituali, ma comunque mi piace intendere l’apprendimento come un processo che, per essere efficace, deve essere il più attivo possibile: lo studente non può solo ascoltare, ma anche pensare, fare, contribuire (si pensi a realizzare esperimenti scientifici, provare che le formule fisiche hanno un significato ed una validità reale).
Come distinguersi dalla “massa di studenti ignoranti” se non si ottiene il giudizio migliore dell’insegnante? Non ci si distingue perché non occorre. Siamo tutti parte della massa ignorante, in quanto ognuno di noi ignora qualcosa. Più si procede negli studi specializzanti, più si ignora qualcosa al di fuori del proprio ambito.
Dieci (o trenta) per tutti perché tutti si impegnano, sebbene con le rispettive capacità? Ma come giudicare le “rispettive capacità”? Come giudicare se uno studente si impegna o meno?
Niente voti, niente numeri, niente quantificazione di concetti labili e soggettivi, quali il merito e l’impegno. I giudizi devono essere limitati a casi eccezionali, in cui la gestione degli studenti diventa particolarmente difficile. Niente giudizi sterili, solo finalizzati al miglioramento della trasmissione e della ricezione delle informazioni utili all’apprendimento.
Forse si tratta solo di un’utopia e forse viviamo già nel migliore dei mondi possibili, eppure più procedo, più mi convinco che possa funzionare. Evito i giudizi sia da studente sia da insegnante, e riesco ad apprendere per puro piacere (e ormai per mestiere).
Voi cosa ne pensate?
Ascolti random consigliati sul tema dell'educazione 😄:
- "Monna Lisa" di Ivan Graziani - per farsi quattro risate;
- "Pigro" di Ivan Graziani - altre quattro risate;
- "Sogna, ragazzo, sogna" di Roberto Vecchioni - per gli idealisti, per la motivazione e la positività;
- "Uno su mille" di Gianni Morandi - un po' capitalista, ma ancora positiva e motivante;
- "Another Brick in The Wall" dei Pink Floyd - per chi è contrario ai metodi educativi basati sulla manipolazione;
- "Son of Man" di Phil Collins - perché "imparerai insegnando, imparando insegnerai";
- "E' stata tua la colpa" di Edoardo Bennato - perché fa bene riascoltarla di tanto in tanto.
Bradamante
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