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Pinocchio di del Toro: una storia italiana?
L’evoluzione della storia di Pinocchio e la versione di Guillermo del Toro: non il classico remake del remake (del remake) Disney.
Rende
l’idea di Pinocchio di del Toro (ma senza CGI).
La nascita di un’insospettabile icona pop
“Le Avventure di Pinocchio. Storia di un burattino” è il titolo originale dato da Carlo Collodi alla propria opera, destinata inizialmente alla pubblicazione a puntate su un periodico dedicato a giovani Italiani. Solo in un secondo momento, dato il successo riscosso dalle marachelle di Pinocchio, Collodi decise di rielaborare ed estendere la narrazione, cambiando il tragico finale con un lieto fine, su grande richiesta dei giovani lettori, e dando così vita al romanzo come lo conosciamo oggi.
Da quel lontano 1883 al 2023, dopo centoquarant’anni, il personaggio di Pinocchio, come burattino capace di parlare e di muoversi autonomamente, cui cresce il naso ogniqualvolta dice una bugia, è ancora ampiamente rappresentato sul grande schermo.
Il contesto ottocentesco da cui questa insospettabile icona pop ha origine è immediatamente successivo al periodo in cui in Inghilterra, in piena rivoluzione industriale, Dickens pubblica il romanzo a puntate “Oliver Twist” e Mary Shelley pubblica il romanzo gotico “Frankenstein o il moderno Prometeo”.
Potremmo quindi interpretare Pinocchio come una fusione tra la creatura foggiata da Frankenstein, ma in versione infantile e birichina, ed il giovane Oliver Twist che si imbatte nelle prime difficoltà della vita, ma in versione meno realistica. Ed è questo ciò che chiamiamo genio: la capacità di elaborare nuove combinazioni di concetti già esistenti.
Nel 1940 esce la prima versione animata di Pinocchio firmata Walt Disney, che ebbe successo mondiale e che probabilmente rappresenta il Pinocchio dell’immaginario collettivo, perlomeno nel mondo occidentale e perlomeno finora.
Secondo la mia distratta ricerca, oltre a questa ben nota versione animata, esistono altre venti trasposizioni cinematografiche più o meno liberamente ispirate alla storia di Collodi, di cui ben otto versioni animate antecedenti al film di Guillermo del Toro!
Niente da fare, una vera e propria icona pop.
Il messaggio di Collodi
“Le avventure di Pinocchio” è un romanzo di formazione, in cui il burattino disobbediente evolve verso un bambino vero e maturo. Pinocchio si lascia trasportare ingenuamente in rischiose avventure, ai limiti del realismo, attratto da tutto quanto sia nuovo ed esterno alla scuola e a Geppetto. Ad ogni modo, tra una vicissitudine e la successiva, grazie a tre figure educative importanti, quali Geppetto, il Grillo Parlante e soprattutto la Fata Turchina, Pinocchio riesce a redimersi ed a diventare un bambino vero.
Siamo d’accordo con il messaggio del Pinocchio di Collodi? Pare che il lieto fine non fosse presente nella prima versione pubblicata a puntate de “Le Avventure di Pinocchio”. Inizialmente, Pinocchio sarebbe stato destinato a soccombere durante una delle sue rischiosissime marachelle, come monito per i bambini disobbedienti. Il messaggio sarebbe stato che la vita è dura e che finisce male, soprattutto per chi non ascolta gli adulti, ed infatti non piacque ai giovani lettori, che spinsero Collodi a continuare la storia.
Grazie al lieto fine, il messaggio cambiò: la vita è dura, disobbedire comporta dei rischi, ma si impara a crescere dai propri errori, sino ad arrivare a ricongiungersi con i propri cari ed ad ottenere ciò che si vuole.
Disobbedire è quindi positivo o negativo? Magari, nel clima moralistico della versione originale, la disobbedienza potrebbe avere un’accezione negativa. Disobbedire è palesemente sbagliato, è il male, in contrapposizione con il Grillo Parlante, che rappresenta la coscienza ed il bene.
Tuttavia, se Pinocchio non fosse stato disobbediente, non ci sarebbe stata storia e non sarebbe diventato un bambino vero.
La disobbedienza rappresenta il motore della storia ed il primo passo verso la crescita del personaggio, per cui è necessaria e positiva.
Il primo Pinocchio ribelle di Edoardo Bennato
Un esempio mirabile di adattamento ed attualizzazione del personaggio di Pinocchio è descritto da Edoardo Bennato nell’album “Burattino senza fili”, il cui ascolto è caldamente consigliato. Pinocchio è il burattino che non si lascia manovrare dall’alto, indipendente persino da Mangiafuoco. Diventando un bambino vero accetta le conseguenze della condizione umana e perde l’ingenuità e lo spirito ribelle del burattino. Tra le canzoni dell’album, anche una critica alle case discografiche ne “Il Gatto e la Volpe” ed alla condizione della donna ne “La Fata”.
“Burattino senza fili” esce nel 1977, ma tratta temi ancora di grande attualità.
Pinocchio di del Toro: una storia italiana?
Perché il punto interrogativo? Beh…il film è americano, Pinocchio è interpretato da un giovane attore britannico ed il regista è messicano. D’accordo con la globalizzazione, ma non mi sembra ci sia l’Italia fin qui. Inoltre il film mantiene i nomi dei personaggi, ma propone una storia fondamentalmente diversa dall’originale di Collodi. La storia di del Toro viene traslata dall’Ottocento post-unità d’Italia al periodo fascista durante la Seconda Guerra Mondiale.
Una storia italiana dunque? Sì, un omaggio all’Italia, attraverso una sorta di miscellanea di storie italiane ben note, in cui non potevano mancare alcuni ben noti stereotipi. Ed è proprio questa capacità di elaborare nuove combinazioni di concetti già esistenti che, come già scritto, chiamiamo genio.
Geppetto all’inizio della storia è padre di Carlo, che però muore durante un bombardamento delle truppe alleate. Devastato dalla perdita dell’unico figlio ed in preda all’ubriachezza, Geppetto abbatte un albero ed inizia a foggiare un bambino di legno che, grazie ad una fata, anche se non proprio la fata turchina, prende davvero vita. Subito dopo questa introduzione semi-gotica, alla Frankenstein di Mary Shelley, i personaggi cominciano a cantare. Il film diventa una sorta di musical, anche se abbastanza sopportabile e con un afflusso di canzoni che diminuisce all’avanzare della narrazione.
Pinocchio è disobbediente ed il morigerato Geppetto quasi lo rifiuta, perché non si tratta del suo Carlo. Il Grillo Parlante risiede nel cuore di Pinocchio, mentre scrive la propria autobiografia, per cui si presenta in maniera meno pedante e più sentimentale del Grillo-coscienza della versione originale.
Come nella versione originale, il giorno in cui Pinocchio sarebbe dovuto andare a scuola per la prima volta, si imbatte in uno spettacolo circense, indetto dal conte Volpe (e non Mangiafuoco, come nell’originale). Iniziano così le avventure di Pinocchio, semplificate in due grandi blocchi con due antagonisti: (1) Pinocchio al circo del conte Volpe e (2) Pinocchio al campo di addestramento fascista sotto le direttive del Podestà, padre del povero Lucignolo. In entrambi i casi, l’animo di Pinocchio è birichino, ma estremamente nobile: protegge la scimmia Spazzatura dai soprusi del conte Volpe, sabota lo spettacolo indetto dal conte Volpe in onore del duce, aiuta Lucignolo ad emanciparsi dalla figura paterna ed a ribellarsi alle sue assurde aspettative e manie di grandezza fasciste.
Pinocchio di del Toro è uno spirito indipendente, che pensa in maniera autonoma e prende iniziativa per realizzare i propri ideali, senza paura.
La disobbedienza come mezzo necessario per l’evoluzione dell’individuo è perfettamente evidente in questa versione di Pinocchio.
Il Pinocchio di del Toro è consapevolmente antifascista.
La vera macchietta italiana del film è proprio il duce: basso, tarchiato e con un caricaturale accento italiano. Snaturare in maniera ironica la figura di un dittatore è anche parte del genio e trovo sia una delle idee meglio riuscite del film.
Rappresentazione del duce, liberamente tratta dal film di del Toro
La mia traduzione di alcune parti della canzone “Big Baby Il Duce March”
Combatto per la patria
Combatto all’estero
Per il bimbo che si caga sotto
Proprio qui di fronte a me
(…)
Come un sacco di cacca
Magnifico e libero
Peti e peti
(…)
Lui caga sulla patria
Lui caga all’estero
Il grande bimbo che si caga sotto
È solo un fantoccio per me
Addio, Mussolini
Sempre tenere a mente che nemmeno i dittatori sono esenti dal comune ciclo vitale: nascono, cagano, petano, crescono, si riproducono (forse, ma speriamo di no) e poi muoiono, come comunissimi esseri umani.
Italo Calvino avrebbe approvato.
Pinocchio di del Toro: non solo una storia italiana
Pinocchio di del Toro non è solo un omaggio all’Italia, ma anche un film che chiede ingenuamente, che apre delle questioni senza poter risolverle del tutto, quali la religione, la sofferenza e la morte.
Pinocchio si chiede perché tutti adorino il crocifisso di legno, ma detestino un burattino parlante. A Pinocchio viene concessa la possibilità di rinascere e di avere vita eterna, ma vedrà soccombere tutti i propri cari e soffrirà eternamente (o forse no? magari potremmo tutti (ri)vedere il film ed aprire una discussione sul finale…).
Il film è un invito ad essere come Pinocchio, a porsi domande ingenue, a difendere la libertà di pensiero contro ogni forma di repressione ed a fare il proprio meglio, che è il meglio che chiunque possa fare (citazione del Grillo Parlante).
Fonti e consigliati
- Blog “Anonima Cinefili”, consultato
il 15-04-2023 (https://www.anonimacinefili.it/2022/12/16/pinocchio-netflix-del-toro-spiegazione-significato-finale/);
- Pagina Wikipedia, consultata tra 15 e 19-04-2023 (https://it.wikipedia.org/wiki/Le_avventure_di_Pinocchio._Storia_di_un_burattino);
- Blog “Bookciakmagazine” (https://www.bookciakmagazine.it/il-pinocchio-di-guillermo-del-toro-un-disobbediente-da-favola-nellitalia-fascista/);
- Youtuber Synergo (https://www.youtube.com/watch?v=SJLIZvuPLKU);
- Le canzoni dell’album “Burattino senza fili” di Edoardo Bennato (https://www.youtube.com/watch?v=8Y448Q_G0O4&list=PL92LW1LlUMcYaJ02laEM61maSbJnGyp1j).
- Ovviamente, “Pinocchio di Guillermo del Toro” 😊.
Bradamante
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