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Tollerante con tutti, ma non con gli intolleranti: il paradosso di Popper
C’è sempre quel personaggio che tutti conosciamo: quello che sbuffa davanti a qualsiasi idea nuova, convinto che “si stava meglio quando decideva lui”. È il tipo che parla a voce alta al bar o in palestra, non interpellato, ma sicuro che la sua opinione sia una legge di natura, e che considera ogni cambiamento una minaccia personale.
Eppure è una sua opinione. E io, testa pensante, con due magistrali e un dottorato, con un’esperienza di vita maturata in tre nazioni differenti, dopo aver visto scorrere tanta umanità e aver imparato a immedesimarmi in chiunque - persino nelle pietre dell’Adige, negli argini del Piovego, nel fango della Senna o lungo la ciclabile del Danubio - mi chiedo: dovrei forse rispettare la sua opinione? Dovrei forse mostrare un po’ di empatia? Dovrei provare a capirlo?
Per fortuna, mi viene incontro un aiuto. Anzi, mi cade proprio addosso. Dalla mensola precipita il saggio La società aperta e i suoi nemici di Karl Popper, come se l’autore stesso mi avesse dato un colpetto sulla testa per riportarmi al buon senso. Lo raccolgo, lo apro, e quelle pagine sembrano parlarmi direttamente.
Il paradosso di Popper riguarda il problema di come una società tollerante debba comportarsi verso gli intolleranti. Secondo il filosofo Karl Popper, una tolleranza illimitata rischia di distruggere la tolleranza stessa. Se si permette agli intolleranti di agire senza limiti, essi possono ottenere abbastanza forza da eliminare le persone tolleranti. Per questo Popper sostiene che, per proteggere una società aperta, a volte è necessario non tollerare chi vuole abolire la libertà altrui. Questo non significa impedire le idee diverse, ma impedire la violenza e l’imposizione forzata delle proprie opinioni. Il paradosso mette in evidenza la fragilità delle società democratiche, che devono difendersi senza diventare oppressive. Popper invita quindi a distinguere tra il dialogo pacifico e l’aggressività politica o sociale. La tolleranza, per essere autentica, deve avere dei limiti chiari contro chi incita all’odio o alla distruzione dei diritti fondamentali. In questo modo, la libertà di tutti può continuare ad esistere. Il paradosso rimane ancora oggi un tema importante nelle discussioni su democrazia, diritti e convivenza civile.
Così richiudo il libro, un po’ più rassicurato. Non devo per forza accettare ogni opinione solo perché qualcuno la urla più forte. Posso rispettare le persone senza legittimare ciò che vuole limitare la libertà altrui. E mentre ripongo il volume sulla mensola - sperando che questa volta non mi cada in testa - capisco che la vera tolleranza non è passività, ma responsabilità. E con questo pensiero, intervengo, litigo, torno alla mia giornata sorridendo, consapevole che difendere la società aperta comincia da piccoli gesti quotidiani.
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