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Le terre di Eolo, il Dio del Vento.

L’articolo di oggi prende spunto dalla sintesi di due viaggi: uno avvenuto nell’aprile del 2025 e l’altro nel maggio del 2026. Le Eolie, affascinante arcipelago vulcanico al largo della costa settentrionale della Sicilia, devono il loro nome a Eolo, il dio dei venti della mitologia greca. Raccontava Omero, nel decimo libro dell'Odissea, che  Eolo, figlio di Ippota, caro agli dèi immortali, abitava nell’isola Eolia, cinta tutt’intorno da un muro di bronzo .  Anche Virgilio, nell’ Eneide , riprende questa figura mostrandolo nel momento in cui, su ordine di Giunone, libera i venti rinchiusi in una caverna, scatenando una tempesta sul mare: “ac venti, velut agmine facto, qua data porta, ruunt et terras turbine perflant” . In realtà, le Eolie sono abitate fin dalla preistoria, almeno a partire dall’età del Bronzo. I principali villaggi preistorici sono stati rinvenuti soprattutto a Panarea, sul promontorio di Punta Milazzese, e a Filicudi, nell’area di Capo Graziano, dove le comuni...

Non fare lo zaurdo! Sfaccettature di una parola dall'etimologia misteriosa

"Meeeee ma sti centri commerciali su chini chini di Zzauddi".

"Questo vestito ti sta davvero male, pari 'na zaurda"

"Quello zaurdo di Gianfranco non mi ha nemmeno ringraziato dopo che gli ho regalato una macchina nuova!"

"Il mio nuovo collega sembra uno zaurdo di Picanello, ma alla fine è un ragazzo educato"

"Quella zzaudda della cassiera sbatte la mia spesa dopo averla passata sullo scanner" 

"Hai visto il nuovo post di Ad Muzzum? Mi pare una gran zaurdata, si vede che non hanno un grafico. E poi quel chiuaua in primo piano su un articolo che parla di Lenin, proprio non ci sta"

"Io sono una donna elegante e parlo sempre in italiano, Alfio invece è uno zavordo, che parla solamente in dialetto".

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Se hai trascorso almeno due settimane della tua vita a Catania, probabilmente hai già sentito queste frasi decine di volte. Se provieni da qualche altro luogo, invece, tutto cambia. Provi a spiegare a un non-catanese cosa significhi “zaurdo”… e ti ritrovi a fare una traduzione impossibile, che spesso apre più dubbi di quanti ne chiuda. E forse nemmeno noi catanesi abbiamo mai colto la polisemia di questa parola.

Cenni di fonologia

La parola si apre con una affricata alveolare sonora lunga, trascritta in IPA come: /d͡z:/. Più o meno è la stessa pronuncia della sillaba "za" nella parola razza.

Etimologia, o almeno quel poco che si sa.

Insoddisfacente nota etimologica

La parola è attestata nei vocabolari siciliani storici, come il Nuovo vocabolario siciliano-italiano di Antonino Traina (1868), dove compaiono forme affini come Zagurdu, Zavurdu e Zaurdu. Tuttavia, non esiste una fonte accademica moderna che dia un’etimologia definitiva e univoca per zaurdo/zauddu/zavordo; tutte le attestazioni si basano su dizionari storici e lessici popolari.

 

Queste forme indicano una persona rozza, rigida o impacciata. La radice originaria sembra essere gurd / ’ngurd, con il senso fisico di “rigido, duro”, passato poi a indicare la persona rozza o maleducata.

https://it.wikisource.org/wiki/Nuovo_vocabolario_siciliano-italiano/ZA

Alcune ipotesi etimologiche suggeriscono un possibile legame con il francese antico gourd (“rigido, impacciato”), coerente con il passaggio metaforico: rigido → goffo → rozzo → cafone. Inoltre, la parola spagnola burdo (“grossolano, rozzo”) potrebbe aver rinforzato semanticamente il termine durante il periodo spagnolo in Sicilia.

La polisemìa della parola zaurdo

Il tratto che desta senza dubbio più fascino della parola zaurdo è la sua polisemia, per gli zaurdi ignoranti con lessico limitato, il fatto che lo stesso significante abbia diversi significanti. Quindi lo zaurdo non è semplicemente un cafone. Sarebbe troppo facile.

La dimensione estetica

Sul piano estetico, “zaurdo” può indicare un cattivo gusto sfrenato, visibile in accostamenti cromatici improbabili, scelte stilistiche dissonanti o outfit volutamente kitsch.

Meeeeeee stu tagghiu di capiddi è troppu zauddu

Talia a chidda cu dd'ugna finti! Chi zauddaaa!

L'SH300 è il motorino col design più zaurdo.

Bisogna notare che, in questa accezione, il termine zaurdo può assumere sia dei connotati positivi, sia dei connotati negativi. C'è chi desidera assumere un look zaurdo con consapevolezza, e ne apprezza le fattezze. C'è chi invece si dissocia, e lo trova un po' pesante.


 

La dimensione sociale 

Sul piano sociale, lo zaurdo può essere sia proletario sia borghese e ciò che lo definisce non è la classe economica ma l’insieme di comportamenti, gesti e atteggiamenti che sfidano le convenzioni sociali. L'immagine, forse, più stereotipata e classica è la persona proveniente dai quartieri popolari, che indossa vestiti costosi, con la marca bene in vista, gira in motorino senza casco, e degli atteggiamenti che, almeno in maniera lieve, rimandano alla violenza. L'estetica zaurda, però, affascina anche i ceti più abbienti, che ne reinterpretano lo stile come simbolo di trasgressione e indipendenza. L’attrattiva dello zaurdo risiede nella sua capacità di essere al contempo irriverente e magnetico, un modello di comportamento che sfida le norme ma che, al contempo, esercita fascino e influenza. 

La dimensione caratteriale 

Sul piano caratteriale, può riferirsi a una maleducazione sistematica o a comportamenti trasgressivi rispetto alle norme implicite di cortesia, galateo e interazione civile. Puoi anche non vestirti da zaurdo, ma se sbatti la porta quando entri a casa, sei uno zaurdo inside. Anche se indossi una normalissima T-Shirt e dei jeans. Se parli ad alta voce al telefono sui mezzi, se urli a tua madre, se entri a casa e lanci lo zaino sul divano, se dimentichi di ringraziare la zia che ti ha regalato 1000 € per il compleanno, sei zaurdo. Punto.

La dimensione corporea inconspevole

Sul piano corporeo, il termine comprende perfino la tendenza a fare movimenti goffi, sgraziati o potenzialmente pericolosi, capaci di produrre danni materiali o piccoli incidenti quotidiani, come quando un gesto maldestro rovina oggetti o provoca dolore fisico, accompagnato spesso da esclamazioni come “Ahi!! m’hai fatto male, zaurdo! Mi hai dato una gomitata per sbaglio".

Ciao ciao amici zaurdi, grazie per aver letto fino a qui! 

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