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Quella volta in cui la radio italiana ha dimostrato di essere più bigotta di Radio Vaticana
Nella settimana dedicata a Francesco Guccini, vale la pena ricordare una storia che oggi sembra quasi inventata. Nel 1967 i Nomadi incisero «Dio è morto», una canzone scritta da Francesco Guccini. La RAI la censurò. Il motivo? Il titolo.
«Dio è morto». Che brutta frase.
Per i censori era evidentemente sufficiente mettere quelle tre parole una accanto all'altra per arrivare alla conclusione che ci fosse qualcosa di blasfemo da censurare.
Peccato che il testo dicesse tutt'altro. La canzone non era un inno all'ateismo: era una critica alla società contemporanea, al conformismo, al consumismo, alla guerra, all'ipocrisia. E, soprattutto, si concludeva con l'idea che Dio potesse rinascere proprio nei giovani capaci di cercare un mondo diverso.
Lo capirono persino in Vaticano.
Radio Vaticana trasmise infatti la canzone, mentre la radio pubblica italiana la teneva lontana dai propri programmi. E Paolo VI arrivò a definirla un «lodevole esempio di esortazione alla pace e al ritorno a giusti e sani principi morali».
Insomma: la RAI riuscì nell'impresa di essere più bigotta di Radio Vaticana.
La morale di questa storia? Non fermatevi al titolo, leggete il testo.- Ottieni link
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