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Porta Garibaldi non è il vero Fortino. Tutta la storia del monumento al Re Lazzarone e delle fortificazioni cittadine di Catania

Ci sono cose che a Catania non puoi nominare apertamente. Una di queste è la morte. D'altronde i catanesi hanno coniato tutta una serie di detti coloriti per identificare questo passaggio inevitabile. Uno dei più famosi riguarda l'ultimo viaggio terreno: su puttanu 'e Tri Canceddi . Questo cimitero monumentale è stato edificato in località Acquicella nel 1866, quando i legislatori capirono che non era un'ottima idea quella di seppellire i morti all'interno delle mura cittadine. Almeno dal punto di vista igienico. Sicuramente più antico è il detto ci misunu u cappott'i lignu , cioè il cappotto di legno, una comodissima veste che un mortale indossa prima di iri a parrari - spiramu - ccu San Petru , cioè il custode del Paradiso.   Un passaggio obbligato per questo ultimo viaggio è Piazza Palestro. Ed è qui che anticamente andavano a confluire i lentissimi cortei funebri provenienti dalla città murata, dal centro storico. Questi cortei procedevano a passo d'uomo...

Frequenti ancora le Osterie di Fuori Porta, o ti sei già sacrificato alla maturità e alla carriera?

Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori portaMa la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta mortaQualcuno è andato per età, qualcuno perché già dottoreE insegue una maturità, si è sposato, fa carriera ed è una morte un po' peggiore

L'Osteria delle Dame - Francesco Guccini Official 

Queste quattro righe inizia una delle più celebri canzoni di Guccini, ed anche questo articolo. Ma quali sarebbero queste "Osterie di Fuori Porta"? Naturalmente ci si riferisce alla città di Bologna, ed alle sue mura. In un evento live del 2023 a Verona, a cui ero presente, Guccini ha precisato che le osterie di Fuori Porta erano tre:

La prima è l'Osteria dei Poeti, quella che Guccini frequentò da studente e che, a quanto raccontava, fu una sorta di primo laboratorio artistico. Si giocava a carte, si beveva, si discuteva di politica, si portavano le ragazze, si leggevano poesie e si ascoltavano racconti. E naturalmente si suonava.

Poi arrivò l'Osteria Gandolfi, che sarebbe diventata l'Osteria del Moretto, dal soprannome del figlio del proprietario. È quella che più direttamente entra nell'immaginario di Canzone delle osterie di fuori porta: il vino, gli amici, le serate che si allungano, la musica e quella particolare forma di socialità nella quale nessuno aveva bisogno di aver organizzato un evento per stare insieme.

Infine, nel 1970, arrivò l'Osteria delle Dame, fondata dallo stesso Guccini insieme a padre Michele Casali. Qui l'osteria diventò anche un palcoscenico: passarono musicisti e cantautori, si suonò, si ascoltò, si discussero le canzoni. Anni dopo, Guccini avrebbe raccolto alcune di quelle esibizioni nell'album L'Ostaria delle Dame.

E che fine hanno fatto le persone delle Osterie di Fuori Porta? Tutti morti. Ma non tutti per l'età. Qualcuno ha subìto una fine più tragica.

Non ha più tempo di frequentarle. Ha delle responsabilità, si è laureato, è maturato. Soffocando il proprio lato artistico, creativo, il proprio impegno sociale. E, come dice lo stesso Guccini, è una morte peggiore. 

E allora, forse, c'è una cosa che possiamo dire di Guccini senza nemmeno scomodare la retorica del «Guccini non morirà mai finché qualcuno lo ricorda».

Guccini è morto, ma non della morte peggiore.

Perché nella sua canzone le persone delle osterie muoiono in due modi. C'è chi muore perché è arrivato alla fine naturale della propria vita. E poi c'è chi muore prima, in un modo molto più subdolo: si laurea, trova un lavoro, fa carriera, si sposa, diventa «maturo» e, poco alla volta, spegne la propria creatività.

Guccini, invece, quella parte non l'ha mai soffocata.

Ha continuato a leggere, a suonare, a scrivere, a raccontare, a discutere, a bere, a frequentare persone, a coltivare passioni. Ha continuato a essere curioso. E forse è questa la cosa più importante che ci lascia.

È andato per età.

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