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Frequenti ancora le Osterie di Fuori Porta, o ti sei già sacrificato alla maturità e alla carriera?
Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta
Ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta
Qualcuno è andato per età, qualcuno perché già dottore
E insegue una maturità, si è sposato, fa carriera ed è una morte un po' peggiore
Queste quattro righe inizia una delle più celebri canzoni di Guccini, ed anche questo articolo. Ma quali sarebbero queste "Osterie di Fuori Porta"? Naturalmente ci si riferisce alla città di Bologna, ed alle sue mura. In un evento live del 2023 a Verona, a cui ero presente, Guccini ha precisato che le osterie di Fuori Porta erano tre:
La prima è l'Osteria dei Poeti, quella che Guccini frequentò da studente e che, a quanto raccontava, fu una sorta di primo laboratorio artistico. Si giocava a carte, si beveva, si discuteva di politica, si portavano le ragazze, si leggevano poesie e si ascoltavano racconti. E naturalmente si suonava.
Poi arrivò l'Osteria Gandolfi, che sarebbe diventata l'Osteria del Moretto, dal soprannome del figlio del proprietario. È quella che più direttamente entra nell'immaginario di Canzone delle osterie di fuori porta: il vino, gli amici, le serate che si allungano, la musica e quella particolare forma di socialità nella quale nessuno aveva bisogno di aver organizzato un evento per stare insieme.
Infine, nel 1970, arrivò l'Osteria delle Dame, fondata dallo stesso Guccini insieme a padre Michele Casali. Qui l'osteria diventò anche un palcoscenico: passarono musicisti e cantautori, si suonò, si ascoltò, si discussero le canzoni. Anni dopo, Guccini avrebbe raccolto alcune di quelle esibizioni nell'album L'Ostaria delle Dame.
E che fine hanno fatto le persone delle Osterie di Fuori Porta? Tutti morti. Ma non tutti per l'età. Qualcuno ha subìto una fine più tragica.
Non ha più tempo di frequentarle. Ha delle responsabilità, si è laureato, è maturato. Soffocando il proprio lato artistico, creativo, il proprio impegno sociale. E, come dice lo stesso Guccini, è una morte peggiore.
E allora, forse, c'è una cosa che possiamo dire di Guccini senza nemmeno scomodare la retorica del «Guccini non morirà mai finché qualcuno lo ricorda».
Guccini è morto, ma non della morte peggiore.
Perché nella sua canzone le persone delle osterie muoiono in due modi. C'è chi muore perché è arrivato alla fine naturale della propria vita. E poi c'è chi muore prima, in un modo molto più subdolo: si laurea, trova un lavoro, fa carriera, si sposa, diventa «maturo» e, poco alla volta, spegne la propria creatività.
Guccini, invece, quella parte non l'ha mai soffocata.
Ha continuato a leggere, a suonare, a scrivere, a raccontare, a discutere, a bere, a frequentare persone, a coltivare passioni. Ha continuato a essere curioso. E forse è questa la cosa più importante che ci lascia.
È andato per età.
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