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Nove falsi miti sulla salute a cui credono molti italiani, smontati dalla scienza

Molti italiani hanno convinzioni radicate sulla salute che, in realtà, non resistono al vaglio della scienza. Alcune di queste credenze riguardano alimentazione, stile di vita e rimedi domestici.   1. Uova e colesterolo Il primo falso mito riguarda le uova: molte persone credono che mangiarle faccia aumentare automaticamente il colesterolo nel sangue. Questa convinzione nasce dagli studi degli anni ’60, quando si osservava un’associazione tra colesterolo alimentare e livelli di colesterolo plasmatico, senza considerare le differenze individuali nel metabolismo. La ricerca più recente ha dimostrato che, nella maggior parte delle persone sane, il colesterolo presente nelle uova ha un impatto minimo sui livelli ematici. Studi clinici indicano che consumare un uovo al giorno non aumenta significativamente il rischio di malattie cardiovascolari. Quindi, mentre chi ha problemi specifici di colesterolo dovrebbe fare attenzione, per la maggior parte delle persone le uova restano un aliment...

L'otium e le barriere di potenziale energetico per affrontare i finesettimana

Tra filosofia (fatta male) e parallelismi lontani (e blasfemi) con la scienza. Alcune considerazioni che spero possano aiutare ad affrontare meglio i finesettimana (e non solo).

A tutti capita di svegliarsi al mattino e di non trovare alcuna valida motivazione per alzarsi, neanche una calda e buona colazione. Il tepore del letto è troppo confortevole per poterlo abbandonare, specialmente nelle fredde giornate invernali oppure nei finesettimana, in cui solitamente gli impegni sono esponenzialmente ridotti, se non addirittura tendenti a zero. Nulla di male nel riposo, che è una reazione fisiologica ad una routine settimanale malsana, ma spesso anche sana, in cui numerosi impegni si susseguono od addirittura si sovrappongono. Eppure il caldo tepore del letto non è sempre sufficiente a riposarsi e ricaricare le pile per una nuova settimana. Talvolta, specialmente se si vive da soli, ci si ritrova sovrappensiero tra le coperte, ponendosi domande esistenziali quali “Perché non sono sciacquato, proprietario, riprodotto e al centro dei riflettori?”. Queste domande, spesso accompagnate da una buona dose di pensieri negativi, costringono mente e corpo a rimanere bloccati, più o meno metaforicamente, in uno stato di spreco passivo d’energia. L’energia mattutina non viene utilizzata attivamente, ma è dissipata nel viluppo di pensieri negativi generati dallo stress e generanti stress a propria volta. In altre parole, non ci si riposa realmente. Si rimane semplicemente in letargo, mentre continua la produzione di cortisolo che alimenta il pessimismo. 
Quando si è fortunati, capita di riaddormentarsi e riposare per poche ore, prima che il risveglio ed il pessimismo imperversino nuovamente. Altre volte, che per me sono le peggiori, si rimane tra le coperte inebetiti di fronte allo schermo del cellulare, scrollando video con una frequenza da 0.02 a 0.3 Hertz (per intenderci, un video al minuto oppure un video ogni 3 secondi). 
 
Cosa si sta osservando? 
Nella migliore delle ipotesi, animali. Gattini che cantano, gattini che fanno le fusa, gattini che miagolano, ed altri simili contenuti. 
Nella peggiore delle ipotesi, persone. Adolescenti che ballano, stralci di concerti di pop star americane, ragazze che mettono creme e promuovono prodotti cosmetici, ed altri simili contenuti. 
Crescita culturale tendente a zero. 

Occorre imporsi un limite massimo. 

Immagina di rimanere un’ora con una frequenza di scrollo di tra 0.02 e 0.3 Hertz. In questa inutilissima ora di vita, avrai visto tra una sessantina ed un migliaio di video (shorts e reels, per intenderci).
 
Cosa rimane di questi shorts e reels
Nella migliore delle ipotesi, il nulla cosmico. Superficialità allo stato puro. 
Nella peggiore delle ipotesi, il pessimismo subentra una volta finiti i video. 
“Perché non ho un gattino che canta? Perché non so ballare con tanta armonia di movimenti?” e via discorrendo su questa scia. 
Non bene. 
Anche in questo caso la purissima energia mattutina viene dissipata in maniera passiva. La pigrizia, l’inattività e l’ozio sormontano la volontà di approfittare realmente del momento di riposo.
 

 

Donna adulta che si crogiola davanti al cellulare (liberamente tratto dalla Venere Rokeby di Diego Velàzquez).

 

Dall'otium all’ozio

Nell’antica Roma, l’otium nasce con un’accezione leggermente diversa rispetto al significato attuale. Il termine otium precede etimologicamente il negotium, che deriva proprio dalla negazione dell’otium. L’etimologia è incerta, ma potrebbe essere correlata al termine “pace”, inteso come il lasso temporale che per gli antichi Romani intercorreva tra una guerra e la successiva. In questo lasso temporale, gli uomini avevano la possibilità di dedicarsi a sé stessi, meditare e raggiungere l’agognato stato di felicità. 
Il significato più popolare (perlomeno nei licei) di otium e negotium rimane quello proposto da Orazio nelle “Odi”. Il negotium per Orazio consiste nel dedicarsi ad occupazioni politiche, che richiedono interazioni con altri uomini, finalizzate a prendere decisioni, concludere affari e realizzare profitto. Al contrario, l’otium è il tempo libero, che ciascun uomo può dedicare alla propria cura, alla solitudine, agli studi (si ricordi che l’etimologia di studium è proprio amore, passione, quello che noi oggi chiameremmo hobby). L’otium indica lo spazio-tempo da dedicare a tutte quelle attività dalle quali non si ricava profitto, ma per mezzo delle quali si raggiunge uno stato temporaneo di felicità. In quanto tale, il valore dell’otium per Orazio supera quasi quello del negotium, che distrae dagli studi disinteressati e dal miglioramento di sé. Il passaggio dal concetto elevato di otium all’ozio come lo intendiamo oggi è abbastanza drastico, come accaduto per altri termini di origine latina. 
La diacronia semantica dei termini latini suggerisce spesso (non sempre, per fortuna) un’involuzione dei concetti, si pensi al passaggio da studium a studio, ovvero da passione a costrizione imposta dall’alto. La denaturazione semantica ed il cambiamento della percezione di alcuni termini ha un percorso complesso e spesso difficile da comprendere in maniera analitica, per cui alcune spiegazioni rimangono vaghe e sentimentali. 
In periodi in cui l’alfabetizzazione rappresentava ancora un lusso cui pochi potevano ambire, possibilmente il termine otium era già inteso diversamente da un poeta, quale Orazio, e da un comune contadino, di cui purtroppo non rimangono testimonianze. 

Nel mondo attuale, l’alfabetizzazione è fortunatamente ben più diffusa, così come molti mezzi che gli antichi Romani non avrebbero neanche potuto immaginare, tra i quali Internet, che consente di condividere questi articoli con i pochissimi lettori del blog, oppure video demenziali con milioni (o addirittura miliardi) di fruitori in tutto il mondo. 

Mezzi di divulgazione potentissimi, ma anche mezzi di distrazione altrettanto potenti, a seconda dell'utilizzo.

 L’accesso a Internet, ma anche la maggiore ansia d’affermazione, la competizione per ottenere un lavoro, una casa, una famiglia, nonché un riconoscimento sociale, hanno inevitabilmente cambiato la nostra quotidianità ed il nostro modo di intendere l’ozio. 

Il cambiamento semantico graduale può ancora riscontrarsi in altre opere letterarie e filosofiche. Il concetto di otium come virtù risalente al primo secolo avanti Cristo sbiadisce già a partire dal diciassettesimo secolo, o forse ancor prima, quando la vita agiata e la nobiltà cominciano a confondere vizio e virtù. Nel diciassettesimo secolo, Blaise Pascal scrive sulla paura dell’uomo di trovarsi in momenti di solitudine ed assoluto riposo, dai quali emerge l’inutilità dell’esistenza, destinata inevitabilmente alla morte. L’otium regredisce al concetto di noia (ennui), causata dall’inattività e dall’assenza di distrazioni. Eppure, in questa noia è possibile trovare l’essenza stessa della natura umana e comprendere l’ineluttabilità della morte, cui non si potrebbe pensare quando si svolge un lavoro o ci si diverte (divertissement inteso come distrazione, non necessariamente frivola, ma che distoglie il pensiero dalla verità della morte). 

Pascal quindi non conferisce alla noia un’accezione esclusivamente negativa, al contrario pensa che la noia comporti una comprensione profonda della verità e dell’ineluttabilità della morte, cui non si potrebbe giungere attraverso il divertissement. Alle porte del diciannovesimo secolo, ci si comincia a crogiolare sempre di più nella noia. Il pessimismo imperversa. La depressione e la melancolia diventano i mali del secolo. La maggiore opulenza e la minore disciplina alimentano l’inattività ed i circoli viziosi di cattivi pensieri. Nasce l’ozio come lo conosciamo oggi (o quasi) e quella che potrebbe essere definita come la sua estremizzazione patologica (il pessimismo, la depressione). L’ozio è spesso conseguenza della depressione come inattività involontaria, intesa come mancanza delle energie e della motivazione necessarie per raggiungere i propri obiettivi.

 

 

Donna adulta depressa. Liberamente ispirato a Melancolia I di Albrecht Dürer.

 

Positivismo?

Il positivismo si contrappone al male del secolo. La fiducia nascente nella scienza, nella logica e nel progresso tecnologico incipiente nel XIX secolo cambiano ancora la percezione della realtà, mostrano la luce in fondo al tunnel, perlomeno a tutti coloro che hanno il privilegio di raggiungere e comprendere questa luce. Che il positivismo sia la via e la verità? Il motore che possa impedirci di finire nel turbinio degli shorts online di 3 secondi? Non credo proprio.

Nonostante la crescente razionalità e volgarizzazione della scienza e del progresso tecnologico, noi, millennials, generazione Z e successivi, conosciamo bene l’ozio e i suoi derivati, la noia e la depressione. Siamo vittime di un’opulenza di risorse materiali e paradossalmente di un’assenza di quei beni immateriali su cui la società dei nostri genitori si fondava. 

Non abbiamo figli, meno oneri e meno onori. Più tempo da dedicare a noi stessi? Sì, ma anche una maggiore pressione, competizione e ansia da prestazione. L’ozio ci deprime. La depressione del finesettimana è la contrapposizione fisiologica alla crescente pressione quotidiana. 

Cosa fare allora quando si è a letto e si fa fatica ad iniziare la giornata? Quando si scrollano video in maniera convulsiva e non si riesce più a spegnere il cellulare?

Non credo esistano antidoti miracolosi, ognuno conosce un metodo proprio per stare bene. Personalmente, a me fa bene avere una routine anche nel finesettimana: fare sport, fare la spesa, cucinare, contattare qualcuno. Molti invece preferiscono non incasellare il finesettimana in una routine. In questo caso, vivere con qualcuno aiuta a fare dei piani più o meno creativi, come organizzare pranzi o cene con amici, oppure semplicemente fare visita a un famigliare. L’organizzazione creativa aiuta ad interrompere la routine e magari a sentirsi meglio. Quando si è soli, ci si può organizzare il venerdì, per evitare che tutto vada a rotoli a partire da un noioso sabato mattina davanti al cellulare. Ci si può organizzare con sé stessi, senza coinvolgere altri, soprattutto se si ha l’esigenza di ricaricare la batteria sociale. Si può pianificare un’attività che si desiderava svolgere da tempo (leggere, dipingere, andare al parco, visitare un museo) e stabilire orientativamente quando e come farla durante il finesettimana. Oppure ci si può semplicemente svegliare e positivizzare dicendosi: “oggi mi riempirò di svago piuttosto che svuotarmi d’ozio”.

Ovviamente ognuno è libero di scegliere l’attività che più preferisce, purché non sia la totale passività davanti ad uno schermo, purché non siano quei migliaia di shorts reels di cui non rimane assolutamente nulla. Non mi considero a favore del capitalismo, del materialismo o del positivismo, credo nel riposo e nell’utilità dell’inutile. Sono semplicemente convinta che l’inattività non sia una vera forma di riposo, anche perché, personalmente, la percezione di non fare nulla mi fa stare piuttosto male.

 

E le barriere di potenziale energetico?

Non le ho dimenticate. Sono la parte centrale dell’idea sviluppata in questo articolo. Il lontano parallelismo blasfemo tra concetti filosofici e scientifici.
Quindi cominciamo con le blasfemie. 
 
La termodinamica governa il mondo come lo conosciamo. Stabilisce le relazioni causa-effetto e la direzione degli eventi in natura. 
L'entropia, concetto celeberrimo della termodinamica classica e statistica, suggerisce che ogni sistema tende a massimizzare lo stato di disordine, in maniera da minimizzare il dispendio energetico. Ogni studente al primo contatto con la termodinamica ha sicuramente elaborato l'espediente dell'entropia per giustificare il disordine in camera.

E se si decidesse di non fare nulla e scrollare shorts e reels, minimizzando il dispendio energetico durante il finesettimana? 

Lecito, ma in tal caso occorre domandarsi quale sia il dispendio energetico reale. Si sta forse prendendo la migliore decisione possibile, ovvero la più conveniente, in termini energetici?

La risposta è più complessa di quanto non sembrerebbe. 
Innanzi tutto, il concetto di decisione arbitraria nel caso degli shorts e reels è relativo: dopo averne aperto uno, è l'algoritmo (e non l'utente) a stabilirne la sequenza, guidato dalle preferenze abituali (cookies). 
Inoltre, se il cellulare non è accanto al letto, occorre alzarsi a prenderlo, per poi sbloccarlo, scegliere ed aprire il social network di riferimento, quindi cliccare sul primo short (di una lunga serie) ed attivare il pollice allo scrollo convulsivo. Si tratta pertanto di un'attività a modesto dispendio energetico dal punto di vista motorio. 
E dal punto di vista mentale?
Elaborando pessimismo, la mente continua a lavorare in maniera passiva, rendendo il consumo energetico complessivo, dopo e durante lo svolgimento dell'attività di scrollo, superiore rispetto al livello energetico iniziale.
Ed è qui che entra in gioco il concetto di barriera di potenziale energetico e di come utilizzarla (in maniera blasfema) per decidere cosa fare durante un comune finesettimana (e non solo). 
La barriera di potenziale è una barriera energetica da superare perché un processo (una reazione chimica, lo spostamento di una particella subatomica e, perché no, lo svolgimento di un'attività durante il finesettimana) possa avere luogo. 
Non considerando l'effetto tunnel quantistico, che è stato verificato anche a livello macroscopico dai premi Nobel per la Fisica 2025, John Clarke, Michel H. Devoret e John M. Martinis, e consiste nella penetrazione (piuttosto che nel superamento) delle barriere di potenziale da parte di particelle con insufficiente energia cinetica, si ammette che per lo svolgimento di un'attività nel finesettimana occorra disporre di una quantità sufficiente d'energia per superare la barriera di potenziale energetico ed alzarsi dal letto. Per intenderci, anche prendere il cellulare e cercare gli shorts, come scritto sopra, implica un piccolo dispendio energetico. 
Se si spende energia, solitamente ci si aspetta un guadagno energetico pari o superiore alla spesa eseguita, ovvero un vantaggio reale che possa giustificare (o perlomeno pareggiare la spesa). A mio parere, nel caso dello scrollo di shorts e reels tale vantaggio non si presenta (vedi diagramma in figura). La piccola barriera di potenziale energetico da superare per iniziare la visione degli shorts non è compensata da una minore energia finale. Secondo la mia percezione, il processo di visione di shorts e reels non è pertanto spontaneo. Se inizio, non posso tornare indietro (ahimé, il tempo perso è irreversibile), ma finisco con il ritrovarmi in una condizione emotiva peggiore rispetto a quella iniziale.
 
     
Diagramma energetico di un comune finesettimana passato a scrollare shorts e reels.
 
Come evitare tutto ciò?
Con una buona riserva energetica. Non sfinendosi di lavoro il venerdì sera e durante la settimana, per esempio, si raggiunge il finesettimana con un'energia sufficiente al superamento di barriere di potenziale ben più elevate di quelle per lo scrollo di shorts e reels (vedi diagramma in figura). 
Le alternative possibili alla passività richiedono insomma una maggiore energia iniziale per essere realizzate. La spesa iniziale è però ampiamente compensata da un effettivo recupero di energie alla fine del processo, quando si arriva freschi, soddisfatti e pronti ad affrontare una nuova settimana.
 
  
 
Diagramma energetico di un comune finesettimana passato in attività (tutto fuorché shorts e reels).
  
Beh, niente di quanto scritto è vero in assoluto, ma se hai letto fin qui, riconosci il problema, possibilmente condividi alcune delle mie opinioni e, soprattutto, stai cercando una soluzione che possa salvarti dal buco nero di shorts reels
In tal caso, l'articolo non propone soluzioni, semplicemente analizza il problema in maniera creativa e riporta personalissime conclusioni. 
Spero che l'articolo ti sia d'aiuto nell'elaborare le tue soluzioni per uscire dal buco nero.
 
Se invece non riconosci il problema, non cerchi alcuna soluzione, ma hai comunque letto fin qui, ti ringrazio. L'importante è che anche tu possa trovare la tua dimensione di benessere, qualunque essa sia. 
 
Insomma, buona fortuna a tutti. 
 


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