Tra filosofia (fatta male) e parallelismi
lontani (e blasfemi) con la scienza. Alcune considerazioni che
spero possano aiutare ad affrontare meglio i finesettimana (e non solo).
A tutti capita di svegliarsi al
mattino e di non trovare alcuna valida motivazione per alzarsi, neanche una
calda e buona colazione. Il tepore del letto è troppo confortevole per poterlo
abbandonare, specialmente nelle fredde giornate invernali oppure nei
finesettimana, in cui solitamente gli impegni sono esponenzialmente ridotti, se
non addirittura tendenti a zero. Nulla di male nel riposo, che è una reazione
fisiologica ad una
routine settimanale malsana, ma spesso anche sana, in
cui numerosi impegni si susseguono od addirittura si sovrappongono. Eppure il caldo tepore del letto non è sempre sufficiente a riposarsi e ricaricare
le pile per una nuova settimana. Talvolta, specialmente se si vive da soli, ci
si ritrova sovrappensiero tra le coperte, ponendosi domande esistenziali quali
“Perché non sono
sciacquato, proprietario, riprodotto e al centro dei riflettori?”. Queste domande, spesso accompagnate da una buona dose di pensieri
negativi, costringono mente e corpo a rimanere bloccati, più o meno
metaforicamente, in uno stato di spreco passivo d’energia. L’energia mattutina
non viene utilizzata attivamente, ma è dissipata nel viluppo di pensieri
negativi generati dallo stress e generanti stress a propria volta. In altre
parole, non ci si riposa realmente. Si rimane semplicemente in letargo, mentre
continua la produzione di cortisolo che alimenta il pessimismo.
Quando si è fortunati,
capita di riaddormentarsi e riposare per poche ore, prima che il risveglio ed
il pessimismo imperversino nuovamente. Altre volte, che per me sono le
peggiori, si rimane tra le coperte inebetiti di fronte allo schermo del
cellulare, scrollando video con una frequenza da 0.02 a 0.3 Hertz (per
intenderci, un video al minuto oppure un video ogni 3 secondi).
Cosa si sta osservando?
Nella
migliore delle ipotesi, animali. Gattini che cantano, gattini che fanno le
fusa, gattini che miagolano, ed altri simili contenuti.
Nella peggiore delle
ipotesi, persone. Adolescenti che ballano, stralci di concerti di pop star
americane, ragazze che mettono creme e promuovono prodotti cosmetici, ed altri
simili contenuti.
Crescita culturale tendente a zero.
Occorre imporsi un limite
massimo.
Immagina di rimanere un’ora con una frequenza di scrollo di tra 0.02 e 0.3 Hertz. In questa
inutilissima ora di vita, avrai visto tra una sessantina ed un migliaio di video (shorts e reels, per intenderci).
Cosa rimane di
questi shorts e reels?
Nella migliore delle ipotesi, il nulla cosmico. Superficialità
allo stato puro.
Nella peggiore delle ipotesi, il pessimismo subentra una volta
finiti i video.
“Perché non ho un gattino che canta? Perché non so ballare con
tanta armonia di movimenti?” e via discorrendo su questa scia.
Non bene.
Anche
in questo caso la purissima energia mattutina viene dissipata in maniera
passiva. La pigrizia, l’inattività e l’ozio sormontano la volontà di approfittare
realmente del momento di riposo.

Donna adulta che si
crogiola davanti al cellulare (liberamente tratto dalla Venere Rokeby di Diego Velàzquez).
Dall'otium all’ozio
Nell’antica Roma, l’otium
nasce con un’accezione leggermente diversa rispetto al significato attuale. Il termine
otium precede etimologicamente il negotium, che deriva proprio dalla
negazione dell’otium. L’etimologia è incerta, ma potrebbe essere
correlata al termine “pace”, inteso come il lasso temporale che per gli antichi
Romani intercorreva tra una guerra e la successiva. In questo lasso temporale,
gli uomini avevano la possibilità di dedicarsi a sé stessi, meditare e
raggiungere l’agognato stato di felicità.
Il significato più popolare
(perlomeno nei licei) di otium e negotium rimane quello proposto da Orazio nelle “Odi”. Il negotium per Orazio consiste nel dedicarsi ad
occupazioni politiche, che richiedono interazioni con altri uomini, finalizzate
a prendere decisioni, concludere affari e realizzare profitto. Al contrario, l’otium
è il tempo libero, che ciascun uomo può dedicare alla propria cura, alla solitudine,
agli studi (si ricordi che l’etimologia di studium è proprio amore,
passione, quello che noi oggi chiameremmo hobby). L’otium indica
lo spazio-tempo da dedicare a tutte quelle attività dalle quali non si ricava
profitto, ma per mezzo delle quali si raggiunge uno stato temporaneo di
felicità. In quanto tale, il valore dell’otium per Orazio supera quasi
quello del negotium, che distrae dagli studi disinteressati e dal
miglioramento di sé. Il passaggio dal concetto elevato di otium all’ozio
come lo intendiamo oggi è abbastanza drastico, come accaduto per altri termini di origine latina.
La diacronia semantica dei termini latini suggerisce spesso
(non sempre, per fortuna) un’involuzione dei concetti, si pensi al passaggio da
studium a studio, ovvero da passione a costrizione imposta dall’alto. La
denaturazione semantica ed il cambiamento della percezione di alcuni termini ha
un percorso complesso e spesso difficile da comprendere in maniera analitica,
per cui alcune spiegazioni rimangono vaghe e sentimentali.
In periodi in cui l’alfabetizzazione
rappresentava ancora un lusso cui pochi potevano ambire, possibilmente il
termine otium era già inteso diversamente da un poeta, quale Orazio, e
da un comune contadino, di cui purtroppo non rimangono testimonianze.
Nel mondo
attuale, l’alfabetizzazione è fortunatamente ben più diffusa, così come molti
mezzi che gli antichi Romani non avrebbero neanche potuto immaginare, tra i
quali Internet, che consente di condividere questi articoli con i pochissimi
lettori del blog, oppure video demenziali con milioni (o addirittura miliardi)
di fruitori in tutto il mondo.
Mezzi di divulgazione potentissimi, ma anche
mezzi di distrazione altrettanto potenti, a seconda dell'utilizzo.
L’accesso a
Internet, ma anche la maggiore ansia d’affermazione, la competizione per ottenere
un lavoro, una casa, una famiglia, nonché un riconoscimento sociale, hanno inevitabilmente
cambiato la nostra quotidianità ed il nostro modo di intendere l’ozio.
Il
cambiamento semantico graduale può ancora riscontrarsi in altre opere
letterarie e filosofiche. Il concetto di otium come virtù risalente al
primo secolo avanti Cristo sbiadisce già a partire dal diciassettesimo secolo, o
forse ancor prima, quando la vita agiata e la nobiltà cominciano a confondere
vizio e virtù. Nel diciassettesimo secolo, Blaise Pascal scrive sulla paura
dell’uomo di trovarsi in momenti di solitudine ed assoluto riposo, dai quali
emerge l’inutilità dell’esistenza, destinata inevitabilmente alla morte. L’otium
regredisce al concetto di noia (ennui), causata dall’inattività e
dall’assenza di distrazioni. Eppure, in questa noia è possibile trovare
l’essenza stessa della natura umana e comprendere l’ineluttabilità della morte,
cui non si potrebbe pensare quando si svolge un lavoro o ci si diverte (divertissement
inteso come distrazione, non necessariamente frivola, ma che distoglie il
pensiero dalla verità della morte).
Pascal quindi non conferisce alla noia un’accezione
esclusivamente negativa, al contrario pensa che la noia comporti una
comprensione profonda della verità e dell’ineluttabilità della morte, cui non
si potrebbe giungere attraverso il divertissement. Alle porte del
diciannovesimo secolo, ci si comincia a crogiolare sempre di più nella noia. Il
pessimismo imperversa. La depressione e la melancolia diventano i mali del
secolo. La maggiore opulenza e la minore disciplina alimentano l’inattività ed
i circoli viziosi di cattivi pensieri. Nasce l’ozio come lo conosciamo oggi (o
quasi) e quella che potrebbe essere definita come la sua estremizzazione
patologica (il pessimismo, la depressione). L’ozio è spesso conseguenza della depressione come
inattività involontaria, intesa come mancanza delle energie e della motivazione
necessarie per raggiungere i propri obiettivi.

Donna adulta depressa. Liberamente
ispirato a Melancolia I di Albrecht Dürer.
Positivismo?
Il positivismo si contrappone al
male del secolo. La fiducia nascente nella scienza, nella logica e nel
progresso tecnologico incipiente nel XIX secolo cambiano ancora la percezione
della realtà, mostrano la luce in fondo al tunnel, perlomeno a tutti coloro che
hanno il privilegio di raggiungere e comprendere questa luce. Che il
positivismo sia la via e la verità? Il motore che possa impedirci di finire nel
turbinio degli shorts online di 3 secondi? Non credo proprio.
Nonostante la crescente
razionalità e volgarizzazione della scienza e del progresso tecnologico, noi,
millennials, generazione Z e successivi, conosciamo bene l’ozio e i suoi
derivati, la noia e la depressione. Siamo vittime di un’opulenza di risorse materiali
e paradossalmente di un’assenza di quei beni immateriali su cui la società
dei nostri genitori si fondava.
Non abbiamo figli, meno oneri e meno onori. Più
tempo da dedicare a noi stessi? Sì, ma anche una maggiore pressione,
competizione e ansia da prestazione. L’ozio ci deprime. La depressione del
finesettimana è la contrapposizione fisiologica alla crescente pressione
quotidiana.
Cosa fare allora quando si è a letto e si fa fatica ad iniziare la
giornata? Quando si scrollano video in maniera convulsiva e non si riesce più a
spegnere il cellulare?
Non credo esistano antidoti
miracolosi, ognuno conosce un metodo proprio per stare bene. Personalmente, a
me fa bene avere una routine anche nel finesettimana: fare sport, fare
la spesa, cucinare, contattare qualcuno. Molti invece preferiscono non incasellare il finesettimana in una routine. In questo caso, vivere con qualcuno aiuta a
fare dei piani più o meno creativi, come organizzare
pranzi o cene con amici, oppure semplicemente fare visita a un famigliare. L’organizzazione
creativa aiuta ad interrompere la routine e magari a sentirsi meglio.
Quando si è soli, ci si può organizzare il venerdì, per evitare che tutto vada
a rotoli a partire da un noioso sabato mattina davanti al cellulare. Ci si può
organizzare con sé stessi, senza coinvolgere altri, soprattutto se si ha l’esigenza
di ricaricare la batteria sociale. Si può pianificare un’attività che si
desiderava svolgere da tempo (leggere, dipingere, andare al parco, visitare un museo) e stabilire orientativamente
quando e come farla durante il finesettimana. Oppure ci si può semplicemente svegliare
e positivizzare dicendosi: “oggi mi riempirò di svago piuttosto che svuotarmi d’ozio”.
Ovviamente ognuno è libero di
scegliere l’attività che più preferisce, purché non sia la totale passività
davanti ad uno schermo, purché non siano quei migliaia di shorts e reels di cui non rimane
assolutamente nulla. Non mi considero a favore del capitalismo, del
materialismo o del positivismo, credo nel riposo e nell’utilità dell’inutile. Sono
semplicemente convinta che l’inattività non sia una vera forma di riposo, anche
perché, personalmente, la percezione di non fare nulla mi fa stare piuttosto
male.
E le barriere di potenziale
energetico?
Non le ho dimenticate. Sono la
parte centrale dell’idea sviluppata in questo articolo. Il lontano
parallelismo blasfemo tra concetti filosofici e
scientifici.
Quindi cominciamo con le blasfemie.
La termodinamica governa il mondo come lo conosciamo. Stabilisce le relazioni causa-effetto e la direzione degli eventi in natura.
L'entropia, concetto celeberrimo della termodinamica classica e statistica, suggerisce che ogni sistema tende a massimizzare lo stato di disordine, in maniera da minimizzare il dispendio energetico. Ogni studente al primo contatto con la termodinamica ha sicuramente elaborato l'espediente dell'entropia per giustificare il disordine in camera.
E se si decidesse di non fare nulla e scrollare shorts e reels, minimizzando il dispendio energetico durante il finesettimana?
Lecito, ma in tal caso occorre domandarsi quale sia il dispendio energetico reale. Si sta forse prendendo la migliore decisione possibile, ovvero la più conveniente, in termini energetici?
La risposta è più complessa di quanto non sembrerebbe.
Innanzi tutto, il concetto di decisione arbitraria nel caso degli shorts e reels è relativo: dopo averne aperto uno, è l'algoritmo (e non l'utente) a stabilirne la sequenza, guidato dalle preferenze abituali (cookies).
Inoltre, se il cellulare non è accanto al letto,
occorre alzarsi a prenderlo, per poi sbloccarlo, scegliere ed aprire il social network di riferimento, quindi cliccare sul primo short (di una lunga serie) ed attivare il pollice allo scrollo convulsivo. Si tratta pertanto di un'attività a modesto dispendio energetico dal punto di vista motorio.
E dal punto di vista mentale?
Elaborando pessimismo, la mente continua a lavorare in maniera passiva, rendendo il consumo energetico complessivo, dopo e durante lo svolgimento dell'attività di scrollo, superiore rispetto al livello energetico iniziale.
Ed è qui che entra in gioco il concetto di barriera di potenziale energetico e di come utilizzarla (in maniera blasfema) per decidere cosa fare durante un comune finesettimana (e non solo).
La barriera di potenziale è una barriera energetica da superare perché un processo (una reazione chimica, lo spostamento di una particella subatomica e, perché no, lo svolgimento di un'attività durante il finesettimana) possa avere luogo.
Non considerando l'effetto tunnel quantistico, che è stato verificato anche a livello macroscopico dai premi Nobel per la Fisica 2025, John Clarke, Michel H. Devoret e John M. Martinis, e consiste nella penetrazione (piuttosto che nel superamento) delle barriere di potenziale da parte di particelle con insufficiente energia cinetica, si ammette che per lo svolgimento di un'attività nel finesettimana occorra disporre di una quantità sufficiente d'energia per superare la barriera di potenziale energetico ed alzarsi dal letto. Per intenderci, anche prendere il cellulare e cercare gli shorts, come scritto sopra, implica un piccolo dispendio energetico.
Se si spende energia, solitamente ci si aspetta un guadagno energetico pari o superiore alla spesa eseguita, ovvero un vantaggio reale che possa giustificare (o perlomeno pareggiare la spesa). A mio parere, nel caso dello scrollo di shorts e reels tale vantaggio non si presenta (vedi diagramma in figura). La piccola barriera di potenziale energetico da superare per iniziare la visione degli shorts non è compensata da una minore energia finale. Secondo la mia percezione, il processo di visione di shorts e reels non è pertanto spontaneo. Se inizio, non posso tornare indietro (ahimé, il tempo perso è irreversibile), ma finisco con il ritrovarmi in una condizione emotiva peggiore rispetto a quella iniziale.
Diagramma energetico di un comune finesettimana passato a scrollare shorts e reels.
Come evitare tutto ciò?
Con una buona riserva energetica. Non sfinendosi di lavoro il venerdì sera e durante la settimana, per esempio, si raggiunge il finesettimana con un'energia sufficiente al superamento di barriere di potenziale ben più elevate di quelle per lo scrollo di shorts e reels (vedi diagramma in figura).
Le alternative possibili alla passività richiedono insomma una maggiore energia iniziale per essere realizzate. La spesa iniziale è però ampiamente compensata da un effettivo recupero di energie alla fine del processo, quando si arriva freschi, soddisfatti e pronti ad affrontare una nuova settimana.
Diagramma energetico di un comune finesettimana passato in attività (tutto fuorché shorts e reels).
Beh, niente di quanto scritto è vero in assoluto, ma se hai letto fin qui, riconosci il problema, possibilmente condividi alcune delle mie opinioni e, soprattutto, stai cercando una soluzione che possa salvarti dal buco nero di shorts e reels.
In tal caso, l'articolo non propone soluzioni, semplicemente analizza il problema in maniera creativa e riporta personalissime conclusioni.
Spero che l'articolo ti sia d'aiuto nell'elaborare le tue soluzioni per uscire dal buco nero.
Se invece non riconosci il problema, non cerchi alcuna soluzione, ma hai comunque letto fin qui, ti ringrazio. L'importante è che anche tu possa trovare la tua dimensione di benessere, qualunque essa sia.
Insomma, buona fortuna a tutti.
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