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Un gap year per costruire un metodo: fermarsi per diventare inarrestabile

Può sembrare un paradosso, quasi un ossimoro: rallentare per accelerare, fermarsi per crescere, mettere in pausa per diventare inarrestabili. Eppure è proprio in questo apparente contrasto che si nasconde la chiave di un progresso solido e duraturo. Nel mio caso, ho utilizzato il mio gap year per abbracciare il concetto giapponese di Kodawari, di cui abbiamo già parlato in un altro articolo, quella ricerca incessante della perfezione nei dettagli, per migliorare la mia vita su più livelli e prepararmi al meglio per il futuro. Questo periodo di transizione mi ha permesso di riflettere, affinare competenze, esplorare nuove passioni e rafforzare la mia visione del mondo, ponendo le basi per un approccio più consapevole e metodico verso i miei obiettivi, consentendomi di mantenerli anche in futuro.

L’importanza di aver costruito un metodo solido e di aver coltivato un equilibrio tra lavoro e benessere diventerà ancora più evidente quando il ritmo tornerà a farsi frenetico. Con la ripresa dei lavori di ricerca, la gestione del tempo diventerà più complessa e le pressioni aumenteranno, tra pubblicazioni, progetti e nuove sfide accademiche. In questi momenti, la capacità di mantenere il Kodawari sarà fondamentale: non si tratterà solo di affrontare il carico di lavoro, ma di farlo con la stessa attenzione ai dettagli e la stessa disciplina che ho sviluppato durante il gap year.

La passione e la cura con cui io e la mia amica Irem, fondatrice dell'associazione 350 Sicilia insieme a Elia e Valentina, raccogliamo plastica presso l'Oasi del Simeto durante un evento in collaborazione col WWF.



Io, in pessime condizioni, durante la vendemmia 2024 presso il Vigneto Sciare dell'Alba, Presa, CT.


Il rischio, in un ambiente accademico competitivo, è quello di farsi travolgere dalla frenesia e perdere di vista la qualità in favore della quantità. Per questo, il lavoro svolto in questo periodo di pausa sarà un’ancora di stabilità per la mia vita futura: la mia routine consolidata, l’abitudine all’allenamento mentale e fisico, e la capacità di suddividere il lavoro in obiettivi chiari e raggiungibili mi permetteranno di affrontare le sfide future senza sacrificare il benessere.

Il momento giusto per riflettere

La prima pietra miliare del mio gap year riguarda una profonda riflessione sugli obiettivi di vita. Immagina infatti di correre per chilometri senza una direzione precisa. Magari lungo il percorso troverai qualcosa di interessante, ma stai affidando tutto al caso, alla fortuna, senza avere controllo su dove stai andando. E nel frattempo consumi, senza rendertene conto, il tuo budget limitato di energie e risorse. Lo stesso vale per la vita e per il lavoro: mandare curriculum a caso, cercare opportunità senza un criterio preciso, o peggio ancora aspettare passivamente che l’occasione perfetta cada dal cielo, porta inevitabilmente all’esaurimento. Ti ritrovi a disperdere energie in mille rivoli inutili, inseguendo ogni input esterno, senza mai costruire nulla di solido.

L’alternativa che propongo è chiara: utilizzare consapevolmente il tempo per creare la tua strada, con metodo e visione, senza lasciarti travolgere dal rumore di fondo. Non devi farti condizionare dal parente che ti manda offerte lavorative completamente scollegate da quello che vuoi fare, dall’amico che ti suggerisce strade che non ti appartengono, o da chi ti dice che “qualcosa intanto è meglio di niente”. Tutto questo è solo una gigantesca dispersione di energie mentali e fisiche. Ti allontana dal progetto grande, ambizioso, e strutturato che stai costruendo, e che – per forza di cose – richiede pazienza, metodo e costanza nel lungo termine.

Saper aspettare e lavorare un passo alla volta non è una cosa per tutti. Viviamo in una società che esalta la frenesia, il multitasking, l’immediatezza, l'accumulare risultati visibili subito, anche a scapito della qualità e del benessere personale. Ma il Kodawari, il principio guida che ho adottato, va in direzione opposta. È la cura metodica e quotidiana del dettaglio, il rifiuto dell’approssimazione. Qui non si tratta di inseguire qualsiasi opportunità, ma di scegliere con lucidità quali mattoni mettere ogni giorno, sapendo che un edificio solido richiede tempo e attenzione per essere costruito bene.

Il gap year mi ha permesso proprio questo: silenziare il caos esterno, mettere in ordine le priorità, e smettere di inseguire tutto e tutti. Non voglio rincorrere, voglio costruire.

Soldi sì, ma per quale obiettivo?

I soldi sono uno strumento, non il fine. Non voglio vivere per lavorare, né cadere nella trappola di chi misura il valore di una persona soltanto in base alla produttività o allo stipendio. Accumulare per accumulare, rincorrere status symbol vuoti, sprecare energie in una corsa senza direzione: tutto questo non mi interessa. Ho visto troppe persone muoversi freneticamente senza mai fermarsi a chiedersi se la direzione che stanno seguendo sia davvero la loro. Troppo spesso il denaro diventa un fine in sé, e si finisce per sacrificare salute, relazioni, tempo e libertà per obiettivi che non hanno nulla a che vedere con i propri valori. Non voglio essere uno di loro.

Preferisco rallentare per fare chiarezza. Ogni risorsa – che sia il denaro, il tempo o l’energia – deve essere investita con lucidità, funzionale a uno scopo ben preciso. Per me significa eliminare il superfluo, tagliare tutto ciò che non serve, e concentrare gli sforzi solo su ciò che contribuisce davvero a costruire la mia strada: salute fisica e mentale, crescita personale e professionale, relazioni autentiche, libertà di scelta.

Questo è ciò che mi permette di mantenere costanza e motivazione nel lungo termine: sapere esattamente dove sto andando, sapere perché, e soprattutto sapere che ogni risorsa viene utilizzata per sostenere quell’obiettivo, non per inseguire approvazioni esterne o aspettative altrui.

Minimalismo funzionale e cura degli spazi: perché e in che modo?

Il minimalismo, per me, non è un’estetica vuota né una moda. Né significa "vivere senza oggetti". È uno strumento. È l’applicazione pratica del mio metodo: eliminare tutto ciò che disperde energie, tempo, denaro e spazio, per concentrare ogni risorsa su ciò che conta davvero. Ho affinato questo approccio partendo dalle cose più semplici: ho venduto, regalato o eliminato ogni oggetto che non rispondeva a un criterio chiaro di utilità o valore reale. Vestiti inutili, oggetti acquistati per impulso, cose conservate solo per abitudine sono stati rimossi senza esitazione.

Il risultato è un ambiente che rispecchia esattamente ciò che mi serve per vivere bene, allenarmi, lavorare, pensare. Ogni cosa che possiedo ha una funzione precisa: supportare il mio benessere fisico e mentale, facilitare le mie abitudini quotidiane, o conservare un valore affettivo autentico. La bicicletta e il rullo, i pochi oggetti che mi servono per lo sport, i libri che studio davvero, i ricordi che hanno un senso per me: tutto il resto è stato eliminato.

In più, ho scelto di curare anche l’aspetto estetico dei miei spazi seguendo esclusivamente il mio gusto, senza aderire a mode o convenzioni che non mi appartengono. Ogni elemento che ho deciso di mantenere contribuisce a creare un ambiente che sia funzionale, sereno, e coerente con chi sono.

Questo tipo di minimalismo non è una rinuncia, ma una scelta attiva: togliere il superfluo per moltiplicare la libertà di movimento, mentale e materiale. È un’applicazione concreta del Kodawari: attenzione costante ai dettagli, alle cose che realmente fanno la differenza, senza lasciarsi trascinare dalla superficialità o dall’accumulo fine a sé stesso.

Liberarsi dall’apparenza: ora più che mai

Non ho mai avuto interesse per l’apparenza. Non ho mai sentito il bisogno di vestirmi o comportarmi in un certo modo per piacere agli altri, né di possedere oggetti per il semplice gusto di mostrarli. Durante il mio gap year, questa consapevolezza si è trasformata in qualcosa di ancora più solido: non si tratta solo di indifferenza verso il giudizio altrui, ma di una scelta metodica e funzionale, coerente con la visione che sto costruendo.

Rifiutare l’apparenza significa anche riflettere sul valore che attribuiamo a ciò che possediamo e su come scegliamo di spendere il nostro tempo e denaro. Non mi interessa inseguire oggetti di consumo che non aggiungono nulla alla mia vita, né mi faccio influenzare dalle mode o dalle aspettative altrui. Ogni acquisto che faccio, che sia un capo d'abbigliamento o un oggetto materiale, ha uno scopo preciso e pratico: che sia per migliorare il mio benessere, supportare il mio percorso professionale, o facilitare la mia crescita personale. La qualità ha preso il posto della quantità, e il valore delle cose non è più legato alla loro visibilità o al loro status sociale, ma alla loro utilità concreta.

Head start: una partenza in vantaggio

Immagina di correre una maratona e di partire con 5 chilometri di vantaggio rispetto a tutti gli altri. Questo è esattamente ciò che ho fatto nel mio gap year: costruire un vantaggio iniziale concreto e tangibile, prima di ricominciare a dedicarmi alla ricerca. Ho lavorato sull’organizzazione capillare di ogni aspetto della mia vita: casa, alimentazione, allenamento, archiviazione digitale, gestione economica, abitudini quotidiane, priorità. Ogni ingranaggio è stato ottimizzato perché funzionasse in automatico, minimizzando gli sprechi di energia, pronto a sostenere il carico quando il ritmo tornerà frenetico.

L’obiettivo era semplice e ambizioso: sviluppare un sistema che mi permettesse di crescere senza sacrificare il mio benessere fisico e mentale, un metodo che bilanciasse risultati concreti con una qualità di vita alta e sostenibile. Ora che questo sistema è rodato, è pronto a accompagnarmi nei prossimi anni, mentre mi preparo a trasferirmi a Vienna e rientrare nel mondo della ricerca, essendo un passo avanti.

Disciplina sportiva: forza, resistenza e consapevolezza

Un aspetto fondamentale di questo periodo è stato l’impegno nello sport, che ha avuto un impatto profondo sulla mia vita. Ho adottato una routine costante e disciplinata, migliorando progressivamente la mia preparazione fisica e raggiungendo risultati che, inizialmente, non avrei mai immaginato.

Ho affrontato lo sport in modo multilaterale, sviluppando cioè un insieme di competenze che spaziano dalla forza alla resistenza, dalla mobilità alla coordinazione, creando una base solida che permette di affrontare qualsiasi sfida fisica, mentale e anche emotiva. In un contesto così ampio, lo sport diventa un veicolo per la crescita globale dell’individuo, con effetti che si estendono dalla sfera personale a quella professionale, sociale e relazionale. Affrontare lo sport in modo multilaterale implica riconoscere l’importanza dell’equilibrio tra diversi aspetti fisici e mentali. Non si tratta solo di allenarsi in modo specifico per una disciplina, ma di essere in grado di muoversi, adattarsi e rispondere con efficacia a qualsiasi situazione, che si tratti di un’intensa giornata di lavoro, di un trasloco, o anche di un viaggio che richiede una resistenza fisica e mentale. La preparazione fisica e la consapevolezza corporea che si sviluppano attraverso l’allenamento sportivo, infatti, possono diventare un alleato fondamentale nelle situazioni quotidiane più complesse, come nel gestire lo stress o affrontare imprevisti. Un altro vantaggio importante è l’apertura a nuove esperienze. Lo sport, in particolare nelle sue forme più variegate, offre opportunità per viaggiare e esplorare posti bellissimi, che magari non avremmo mai pensato di visitare. Partecipare a gare di triathlon, corse o altre competizioni in luoghi inaspettati può diventare un’occasione per scoprire nuovi orizzonti, sia fisici che culturali. Questi viaggi non solo offrono una pausa dal quotidiano, ma arricchiscono anche la nostra vita con esperienze uniche, che ci permettono di vedere il mondo con occhi diversi.

La disciplina richiesta dal triathlon e dall'atletica ha rappresentato un potente strumento di autodisciplina e di crescita mentale. Ogni allenamento, ogni sessione, ogni miglioramento è diventato un’occasione per applicare i principi del Kodawari, un costante, piccolo, progressivo e quotidiano perfezionamento delle mie capacità fisiche e mentali. La preparazione fisica non è stata solo una questione di forza, ma di cura dei dettagli, di ottimizzazione di ogni gesto, di ogni movimento, affinando il controllo del mio corpo e la capacità di produrre potenza.

Lo stretching è diventato un elemento fondamentale per aumentare la flessibilità e prevenire infortuni, migliorando la mobilità e il benessere muscolare. Successivamente, ho inserito il lavoro posturale, che mi ha aiutato a sviluppare una maggiore consapevolezza del mio corpo, migliorando l'allineamento e la prevenzione dei dolori muscolari. L'allenamento muscolare ha completato il quadro, fornendo la forza necessaria per affrontare le sfide fisiche del triathlon, con particolare attenzione all’equilibrio e alla resistenza. La costanza nell'impegno fisico è stata un altro aspetto essenziale, un concetto che voglio portarmi dietro nella vita, indipendentemente dall'attività sportiva che intraprendo. Ogni giorno, attraverso il movimento, sto cercando di raggiungere una consapevolezza corporea più profonda, un controllo che mi permetta di affrontare una varietà di tecniche di movimento con precisione, efficacia e fluidità. Questo cammino mi sta portando a una comprensione totale del mio corpo, delle sue capacità e dei suoi limiti, con l’obiettivo di raggiungere un equilibrio perfetto tra fisico e mente, che mi consenta di esprimere al meglio ogni potenzialità, con una visione ampia e integrata di ciò che significa essere in perfetta sintonia con il proprio corpo.

Nel mio approccio allo sport non mi sono limitato a perfezionare la tecnica specifica del triathlon, ma ho abbracciato una visione più ampia dell’espressività corporea. Lo sport, in tutte le sue forme, è uno strumento fondamentale per sviluppare una connessione profonda con il proprio corpo, migliorando la mobilità, la coordinazione, la resistenza e la forza, tutti aspetti che vanno ben oltre la mera prestazione fisica. L'esperienza sportiva diventa un mezzo per coltivare l'equilibrio, la consapevolezza e la capacità di esprimersi al meglio nelle diverse situazioni della vita, migliorando il controllo fisico e la performance generale in qualsiasi attività. Il saper fare triathlon è solo una parte di un quadro più grande, che comprende l'abilità di muoversi con consapevolezza e armonia in ogni contesto.

Alimentazione e benessere: semplicità misurata

In parallelo, ho sviluppato un’alimentazione SMART. Mi sono concentrato su cibi non processati, scegliendo quelli che forniscono un valore nutritivo elevato e un bilanciamento ottimale tra i macronutrienti. La gestione consapevole delle porzioni e l'adozione del principio della semplicità sono stati fondamentali: ho evitato alimenti miracolosi o superfood pubblicizzati e ho preferito soluzioni più economiche, come cereali integrali, verdure fresche e proteine leggere. L’approccio misurato mi ha portato a monitorare l'apporto calorico, senza mai compromettere la qualità nutrizionale, cercando sempre di rispondere in modo ottimale alle mie necessità fisiologiche. Questa consapevolezza ha permesso di ottimizzare non solo la performance, ma anche il recupero, integrando il sapere scientifico con pratiche quotidiane per risultati duraturi e coerenti con la disciplina che mi ero imposto.

Successivamente ho integrato una pratica di meal prepping ottimizzata sulle mie necessità fisiche, che si è rivelata un pilastro fondamentale per ottimizzare la mia routine e massimizzare l’efficacia del mio approccio nutrizionale. Pianificare e preparare i pasti in anticipo non solo mi ha permesso di gestire meglio il mio tempo, ma anche di garantire che ogni pasto fosse bilanciato e rispondente alle necessità del mio corpo, senza rischiare di deviare verso scelte alimentari impulsive o poco salutari. La preparazione dei pasti settimanali ha inoltre ridotto lo stress quotidiano legato alla cucina, consentendomi di concentrarmi su altre attività senza compromettere la qualità della mia alimentazione.

Il meal prepping non è stato solo una questione di organizzazione alimentare, ma anche un'opportunità per sviluppare una consapevolezza ancora più profonda riguardo al mio corpo, ai suoi bisogni e al valore nutrizionale degli alimenti che mangio. Ogni singolo pasto è stato pensato con cura per soddisfare esigenze specifiche, come il recupero muscolare dopo gli allenamenti intensi o il mantenimento di un’energia costante durante le lunghe giornate. Preparare i pasti in anticipo mi ha anche insegnato a sfruttare al meglio gli ingredienti, a ridurre gli sprechi e a ottimizzare le risorse, rendendo ogni piatto un atto consapevole e sostenibile.

A livello domestico, questa organizzazione ha avuto un impatto positivo anche sul mio ambiente. Il miglioramento dell’efficienza in cucina si è tradotto in un ordine maggiore in casa, in un’organizzazione logistica che rispecchiava la mia ricerca di equilibrio e armonia in ogni aspetto della vita. La gestione efficiente degli spazi, la conservazione degli alimenti e la pulizia regolare hanno reso la mia routine domestica più fluida e meno stressante, eliminando quella sensazione di caos che può derivare dal non avere un piano chiaro.

Nel corso di questo gap year, ho anche sviluppato un interesse per la cucina sana e creativa, scrivendo un ricettario vegetariano. Questo progetto è nato dalla necessità di stimolare nuove idee culinarie, mantenendo i pasti equilibrati, sani e gustosi, senza mai perdere di vista l'importanza delle giuste dosi. La raccolta che ho creato è pensata per essere facilmente integrabile nella mia routine quotidiana, rispondendo alle esigenze nutrizionali senza sacrificare il piacere della cucina.

La creazione di questo ricettario ha rappresentato un’opportunità per esplorare la versatilità degli ingredienti vegetali, combinando sapori e tecniche diverse per ottenere piatti che fossero tanto nutrienti quanto soddisfacenti per il palato. Ogni ricetta è stata ideata tenendo conto della semplicità nella preparazione, rendendo i piatti facilmente replicabili anche nelle giornate più impegnative, ma senza rinunciare alla qualità e al gusto.

L'aspetto creativo di questo progetto mi ha anche permesso di sviluppare una maggiore comprensione delle dinamiche nutrizionali e della possibilità di bilanciare correttamente i macronutrienti in modo semplice ed efficace. La preparazione dei pasti è diventata un atto di consapevolezza, dove ogni scelta, dall’acquisto degli ingredienti alla cottura, ha un impatto positivo sulla mia salute e sul mio benessere. Il ricettario, oltre a rispondere alle mie necessità nutrizionali, si è trasformato in un modo per esprimere la mia filosofia alimentare, dimostrando che mangiare sano non deve significare sacrificare il piacere e la varietà.

La realizzazione di questo progetto mi ha fornito uno strumento pratico che, integrato nella mia vita quotidiana, continua a semplificarmi la gestione della dieta e a stimolare la mia curiosità culinaria. Inoltre, mi ha dato una nuova prospettiva sul concetto di alimentazione consapevole, spingendomi a considerare ogni piatto come una combinazione di benessere e piacere, una visione che sento arricchire la mia vita quotidiana, rendendola ancora più equilibrata e soddisfacente.

Tutto ciò mi ha posto in una situazione di head start per il futuro, non solo in termini di performance fisica, ma anche nella gestione della vita quotidiana, degli impegni e delle sfide che mi si presenteranno. La disciplina sviluppata attraverso l'alimentazione consapevole e la preparazione dei pasti ha creato un'abitudine che mi permette di essere proattivo e non reattivo di fronte a situazioni quotidiane. Saper organizzare, pianificare e rispondere in modo intelligente ai propri bisogni, senza ricorrere a soluzioni rapide e disorganizzate, è una competenza che si riflette in ogni ambito della vita, dal lavoro alle relazioni personali. Questo approccio, improntato sulla disciplina, sull’efficienza e sulla consapevolezza, mi prepara a affrontare con maggiore lucidità qualsiasi nuova sfida, creando le basi per un futuro più equilibrato e focalizzato sugli obiettivi a lungo termine.

Nel corso di questo gap year, ho anche sviluppato un interesse per la cucina sana e creativa, scrivendo un ricettario vegetariano. Questo progetto è nato dalla necessità di stimolare nuove idee culinarie, mantenendo i pasti equilibrati, sani e gustosi, senza mai perdere di vista l'importanza delle giuste dosi. La raccolta che ho creato è pensata per essere facilmente integrabile nella mia routine quotidiana, rispondendo alle esigenze nutrizionali senza sacrificare il piacere della cucina.

Cercare una via, o costruirsi la strada?

Dopo aver delineato con chiarezza la direzione del mio gap year e aver dedicato grande attenzione al mio benessere psicofisico, ho rivolto il mio focus agli aspetti legati alla mia carriera. Mi sono reso conto di essere perfettamente in sintonia con la mentalità accademica austriaca e ho quindi deciso di costruire un percorso che mi porterà a Vienna come ricercatore. In quest’ottica, ho lavorato per consolidare una rete professionale solida, capace di supportare il mio sviluppo e di offrirmi opportunità concrete di crescita.

Per raggiungere questo obiettivo, mi sono concentrato sull’acquisizione delle competenze chiave richieste dai bandi di finanziamento, integrando esperienze di ricerca avanzata con ruoli di leadership, supervisione di tesi e formazione trasversale. Ho inoltre dato particolare rilevanza allo studio della lingua tedesca, consapevole che una piena padronanza della lingua sia essenziale per l’integrazione nel contesto accademico, personale e professionale austriaco.

Parallelamente, ho approfondito il mondo delle proposal scientifiche, lavorando per acquisire una crescente indipendenza nella ricerca di finanziamenti. Ho scelto di focalizzarmi su schemi di finanziamento strategici, non solo per sostenere i miei progetti, ma anche per creare basi solide per la mia carriera da neodottorato, aprendo prospettive di sviluppo a lungo termine.

Kodawari e impegno sociale

Nel contesto sociale, il Kodawari si manifesta come un impegno costante non solo verso il miglioramento personale, ma anche verso quello collettivo. Significa dedicarsi con disciplina e attenzione ai dettagli a cause che vanno oltre il proprio interesse individuale, contribuendo al benessere della comunità con azioni concrete e mirate. Ogni gesto, ogni iniziativa, ogni atto di cura per l’ambiente e per gli altri diventa parte di un percorso di crescita continua, in cui la qualità dell’azione conta più della quantità.

Per questo motivo, ho scelto di dedicarmi attivamente a progetti di impatto sociale e ambientale. Ho partecipato alla pulizia di piccoli spazi urbani, come parchetti e aree verdi della mia città, perché credo che il decoro e il rispetto degli spazi comuni siano il primo passo per una società più vivibile. Ho collaborato con 350 Sicilia, una realtà emergente impegnata nella tutela del territorio, contribuendo a sensibilizzare la comunità su tematiche ambientali e climatiche.

Parallelamente, ho deciso di impegnarmi in prima persona per il benessere altrui attraverso gesti semplici ma di grande impatto, come la donazione regolare di sangue e plasma. Un atto che richiede pochi minuti, ma che può fare la differenza per chi ne ha bisogno. Ho inoltre sostenuto attivamente la ricerca contro il cancro, partecipando a iniziative di raccolta fondi e sensibilizzazione, perché credo fermamente che il progresso scientifico passi anche attraverso il contributo collettivo.

Il Kodawari sociale, quindi, non è solo un principio astratto, ma una filosofia di vita che si traduce in azioni quotidiane. Ogni piccolo miglioramento, ogni impegno costante verso una causa più grande, è un tassello che costruisce un futuro più sostenibile, più giusto e più consapevole.

Progetti paralleli: ricerca genealogica, viaggi e lettura

Uno altro dei progetti significativi che ho portato avanti durante il mio gap year è stato il lavoro di ricerca genealogica e storiografica sulla comunità di Ognina, un antico borgo marinaro di Catania. Questo studio, nato inizialmente da un interesse personale, si è trasformato in un’indagine metodica volta a ricostruire la storia di un microcosmo sociale attraverso le generazioni. Attraverso l’analisi di fonti archivistiche, documenti ecclesiastici e dello Stato Civile, e un ampio lavoro di raccolta di testimonianze orali, ho tracciato le genealogie delle famiglie storiche del borgo, rivelando connessioni, migrazioni interne e dinamiche sociali che rischiavano di essere dimenticate.

Questo progetto non è soltanto una ricostruzione di alberi genealogici, ma un contributo alla microstoria della Sicilia orientale: uno studio che collega le vicende locali ai grandi eventi storici, dall’eruzione dell’Etna del 1669 al terremoto del 1693, fino ai mutamenti sociali del Novecento. La ricerca ha permesso di far emergere la stratificazione culturale e antropologica della comunità ogninese, offrendo una prospettiva inedita sui meccanismi di trasmissione della memoria e sull’evoluzione dei nuclei familiari nel contesto di un borgo marinaro oggi minacciato dalla gentrificazione e dalla trasformazione urbana. L’obiettivo finale non è solo preservare il passato, ma fornire uno strumento utile per gli storici locali, per le nuove generazioni e per chiunque voglia comprendere l’identità di questa comunità attraverso le sue radici.

Un progetto di questo tipo, privo di una finalità economica immediata, difficilmente otterrebbe finanziamenti o supporto istituzionale, e proprio per questo il tempo e la lucidità che può offrire un gap year diventano provvidenziali per realizzarlo. In un mondo che tende a valorizzare solo ciò che è monetizzabile, dedicarsi a una ricerca con un valore culturale enorme ma senza ritorni economici immediati è una scelta che richiede visione e determinazione.

Uno degli aspetti più arricchenti del mio gap year è stato il viaggio, inteso non solo come spostamento fisico, ma come un vero e proprio strumento di crescita personale e culturale. Ogni luogo visitato mi ha lasciato qualcosa di unico, contribuendo a rafforzare la mia visione del mondo e le connessioni con la storia, la natura e le persone.

La visita di alcuni luoghi di importanza naturalistica, come le Cascate del Menotre, le isole Eolie, l'Umbria, o l’Ilice di Carrinu, un imponente leccio secolare nascosto tra le campagne dell’Etna, o ancora le Gurne dell'Alcantara ha rappresentato per me un’occasione di connessione profonda con la natura, ma anche la possibilità di trascorrere del tempo di qualità con delle persone a cui voglio davvero bene, come nel caso della laurea di mia sorella a Urbino.

Vienna, la città che ha conquistato il mio cuore nel 2022 e presto diventerà la mia seconda casa, è stata un’esperienza di esplorazione culturale e di connessione con la mentalità aperta tipica di quei popoli, così contrastante con l'italia reazionaria di oggi. A Caltagirone, tra le sue scalinate decorate e le ceramiche secolari, ho trovato un legame profondo con la tradizione artistica siciliana e la capacità dell’uomo di trasformare la materia in bellezza. Rodi, visitata in solitaria in estate, con le sue mura medievali e la fusione tra culture greche, ottomane e italiane, mi ha fatto riflettere su quanto la storia sia sempre un intreccio complesso di influenze e contaminazioni. In Friuli, ho esplorato un’Italia meno conosciuta ma ricca di paesaggi incontaminati e comunità legate a tradizioni autentiche; in Calabria ho approfittato di un concerto per rivedere una cara amica che non vedevo da tempo e per scoprire dei luoghi nuovi in una regione che conosco ormai abbastanza bene. Infine, l’Albania è stata una scoperta sorprendente: una nazione in continua trasformazione, con un’identità forte, una cultura ospitale e una storia recente segnata da cambiamenti radicali.

Viaggiare non è solo vedere posti nuovi, ma è anche un modo per sfidare le proprie abitudini, uscire dalla comfort zone e creare connessioni che altrimenti non esisterebbero. Ogni viaggio è stato un tassello che ha arricchito il mio bagaglio culturale e umano, insegnandomi quanto sia fondamentale esplorare, osservare e comprendere la diversità per sviluppare una visione più ampia della vita. Per chi, come me, cerca di costruire un percorso basato sulla consapevolezza e sulla crescita continua, viaggiare è una forma di apprendimento irrinunciabile, un’esperienza che nutre l’anima e rafforza la capacità di leggere il mondo con occhi sempre nuovi.

Non solo crescita personale: la vita sociale attraverso le passioni

Uno degli aspetti più sottovalutati dell’impegno in molteplici attività è la loro capacità di arricchire la vita sociale in modo autentico e stimolante. Dedicarsi allo sport, ai viaggi, alla ricerca accademica, alla vendemmia presso una piccola località etnea, al volontariato o a un progetto personale significa entrare in contatto con persone che condividono interessi simili, che hanno esperienze da raccontare e idee da scambiare. Questo non solo rende le interazioni più profonde e significative, ma permette anche di evitare la superficialità delle relazioni basate su convenzioni sociali vuote o sulla semplice vicinanza geografica.

Le connessioni nate in questi contesti sono spesso più genuine e ispiranti, perché fondate su valori comuni e sulla volontà di crescere insieme. Durante il mio percorso, ho avuto modo di conoscere persone brillanti, creative e intraprendenti, che mi hanno arricchito con i loro punti di vista e le loro storie. Il confronto con chi ha passioni vere e obiettivi chiari è infinitamente più stimolante rispetto alle conversazioni sterili con chi si lascia vivere passivamente, senza mai porsi domande o cercare di migliorarsi. In questo senso, investire nelle proprie passioni non è solo un modo per crescere personalmente, ma anche per circondarsi di persone che rendono la vita più interessante e dinamica, e non siano noiose come la maggior parte delle persone che si incontra in contesti diversi.

Verso il futuro con una mentalità più forte

Guardando indietro, il mio gap year non è stato una semplice pausa, ma un'occasione di sperimentazione e crescita. L’ho sfruttato per costruire solide fondamenta per il futuro, affinando la mia visione e il mio metodo. Ora mi sento più preparato ad affrontare le sfide che verranno, con una prospettiva più ampia e una maggiore consapevolezza di ciò che voglio costruire. Il Kodawari è diventato un principio guida, non solo per il mio lavoro e la mia formazione, ma per la vita in generale: un impegno costante verso il miglioramento, senza mai perdere di vista il valore di ogni singolo dettaglio.

Ma questo è solo l’inizio. Come ho detto negli altri paragrafi, quest'anno non è stato un traguardo, ma un head start, un vantaggio iniziale che mi permette ora di affrontare nuove sfide con energia e lucidità. Correre distanze più lunghe o migliorare la velocità su quelle che già padroneggio, esplorare modalità di viaggio ancora più avventurose, vivere in un contesto sano e stimolante come quello austriaco, imparare a fare gesti atletici nuovi col mio corpo: tutto questo è parte di un percorso che sta prendendo slancio adesso. Anche la mia ricerca si apre a orizzonti nuovi, con lo studio del metabolismo delle piante attraverso tecniche avanzate come l’HPLC-HRMS assistita da stable isotope labelling, un campo con applicabilità enormi e affascinanti. Parallelamente, ho il desiderio di sperimentare forme di comunicazione diverse, come l’avvio di un podcast con una cara amica, un progetto che potrà trasformarsi in uno spazio di confronto e condivisione di idee.

Ma la parte più entusiasmante è che tutto questo è ancora in fase di costruzione. Il bello di avere creato una base solida è sapere che ogni passo successivo sarà ancora più consapevole, più efficace, più entusiasmante. Il viaggio continua, e il vero potenziale di ciò che ho costruito finora deve ancora esprimersi appieno.

Ah, sì. Durante il gap year ho conseguito pure il mio dottorato. Quasi lo stavo per dimenticare.
Adesso posso firmare con:

Licc, PhD.

Commenti

  1. Bellissimo! Unico appunto: tu non esci dalla comfort zone, ma la amplii sicché muovendoti non ne esci 😉

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