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L’insostenibile leggerezza dei transnationals
Dedicato a tutti coloro che vivono, hanno vissuto o vivranno nel molto molto lontano Estero.
L’articolo è principalmente basato sulle opinioni ed esperienze dell’autore. Per un maggiore approfondimento, si rimanda alla consultazione dei siti Istat.it, Europa.eu o Statista.com. I quesiti cui si cerca di rispondere sono, almeno in apparenza, piuttosto banali e volti ad individuare le principali ragioni per cui gli Italiani emigrano, le destinazioni dei flussi migratori e lo stile di vita degli Italiani nel molto molto lontano Estero.
Perché gli Italiani viaggiano alla volta del molto molto lontano Estero?
- L’insostenibile
Partir c’est mourir un peu. Partire è un po’ come morire. Si pensi a Il fu Mattia Pascal, morto per almeno due volte nell’arco della narrazione di Pirandello: una come Mattia, l’altra come Adriano. Ciascuna delle due morti rappresenta un cambiamento di città, di identità e di stile di vita (volontario o forse necessario). Volenti o nolenti, ci si lascia sempre qualcosa alle spalle quando si decide di partire alla volta del molto molto lontano Estero, indipendentemente dall’età in cui si parte. Trasferirsi a lungo termine comporta quindi la morte nel luogo di partenza e successiva rinascita nel luogo d'arrivo, in cui si è obbligati ad affrontare situazioni al di fuori della propria comfort zone. Cos’è la comfort zone (o zona di conforto, per i detrattori degli anglicismi)? Potrebbe definirsi come la condizione di agio e di prestazione costante, senz’alcuna presa di rischio. La zona di conforto è conveniente in termini di dispendio d’energia e ricompensa e rappresenta una tra le tante possibili condizioni di stabilità. Qual è dunque il movente che spinge gli Italiani ad abbandonare la zona di conforto e la tanto desiderata stabilità? Forse si tratta di una stabilità stagnante e non proprio piacevole. Il movente della fuga nel molto molto lontano Estero è infatti sempre una condizione iniziale di Insostenibilità, più o meno concreta, ma sicuramente ben percepita e giustificata dal viaggiatore errante (vedi illustrazione).
Illustrazione e descrizione liberamente tratte dal libro Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carrol.
Alice (viaggiatore errante) chiede indicazioni al saggio Stregatto.
Potresti dirmi dove devo andare? – chiese Alice al gatto. Dipende molto da dove vuoi andare – rispose il gatto. Non lo so – rispose Alice […] – tanto lontano da arrivare da qualche parte. […] Oh, potrai essere sicura di arrivare – disse il gatto – se solo camminerai abbastanza a lungo.(Traduzione liberamente tratta da Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carrol).
L’Insostenibile ha spesso come comune denominatore l’insufficienza di opportunità lavorative, che a sua volta può essere gerarchizzata come segue:
- Insufficienza di opportunità lavorative a livello base o di necessità: il viaggiatore errante, non trovando alcuna possibilità di impiego, è costretto a partire per poter soddisfare le proprie esigenze di base, quali l’automantenimento e l’indipendenza.
- Insufficienza di opportunità lavorative a livello intermedio o di possibilità: il viaggiatore errante, in assenza di opportunità lavorative compatibili con il proprio titolo di studio, si trova di fronte alla scelta se partire nel molto molto lontano Estero o rimanere in Italia, limitandosi ad un percorso lavorativo diverso dalle proprie attese.
- Insufficienza di opportunità lavorative a
livello apicale o di volontà: il viaggiatore errante parte alla volta dei
propri sogni e delle proprie ambizioni verso posti che offrono maggiori opportunità
di crescita individuale.
Chi sono gli Italiani che viaggiano alla volta del molto molto lontano Estero?
– L’Essere e la sua Leggerezza
Se si è molto giovani, può accadere di idealizzare lo stile di vita nel molto molto lontano Estero piuttosto che nel proprio Paese, per cui è relativamente semplice sfidare la sorte ed errare alla volta di nuove avventure. La ricerca di novità ed avventura non è da biasimare, né da ritenere pura incoscienza giovanile, in quanto giustificata dalla già discussa Insostenibile situazione di partenza. Inoltre, secondo i dati Istat del 2023, l’età media degli emigrati Italiani non è vent’anni, bensì compresa tra i trenta ed i quaranta, come illustrato nel grafico in basso (con gli over quaranta in crescita tra il 2023 ed il 2024). Giovani? Forse, ma non più tanto giovani da non meritare la tanto desiderata stabilità. Se nel 2019, solo il 25% degli Italiani ad emigrare era in possesso di almeno una laurea, dal 2022, il 40% degli emigrati è costituito da laureati. E queste percentuali sono in continua ed inesorabile crescita. Gli Italiani che partono non sono quindi degli sprovveduti o dei sognatori alla volta del molto molto lontano Estero, si tratta piuttosto di risorse in perdita per il Paese. Il problema vero è rappresentato dall’Insostenibile insufficienza di opportunità lavorative, a causa della quale gli Italiani che emigrano (l’Essere) decidono di non rimpatriare (o se rimpatriano, lo fanno in età avanzata). Tale Insostenibile insufficienza di opportunità lavorative risulta ben chiara anche agli altri cittadini europei, i quali pensano all’Italia (se mai la pensano!) come meta turistica piuttosto che come meta di studio o lavoro (o entrambi). Tali risorse in perdita riguardano specialmente il Meridione, dati i flussi migratori interni unidirezionali (sempre dal Sud al Nord d'Italia) che ripopolano il Settentrione.
Cittadini italiani (valore percentuale sull’asse-x) espatriati per sesso (curve verde e rosso scuro per uomini e donne, rispettivamente) ed anno d’età (singolo anno d’età sull’asse-y) nel periodo compreso tra 2022 e 2023. Fonte: Migrantes – Rapporto Italiani nelmondo 2024.
A tal proposito, vorrei fare un
appello. Il mio appello è soprattutto quello di analizzare i problemi alla base
e non farsi raggirare da fuorvianti luoghi comuni e propaganda politica, che
insistono su problemi contingenti (spesso anche inesistenti) e sulla
frustrazione generale della popolazione, la quale è peraltro
generata dalla gestione politica stessa. Digressioni a parte, vorrei scrivere di immigrazione nel Meridione e dimostrare come tale immigrazione non sia un male ma una risorsa (vedi il grafico in basso). Gli immigrati non ci rubano il lavoro, contribuiscono piuttosto al ripopolamento di
un territorio che è ormai invecchiato e continua ad invecchiare, rappresentando un'importante risorsa umana e produttiva per il paese (Io non sono razzista ma...).
Cittadini italiani rimpatriati (curva rossa) ed immigrati stranieri (curva blu, valore percentuale sull’asse-x) per anno d’età (asse-y) nel periodo compreso tra 2022 e 2023. Fonte: Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente. Anni2022-2023.
Dove emigrano preferibilmente gli Italiani?
– I Transnationals
Secondo i dati Istat, la maggior parte degli Italiani che parte alla volta dell’Europa sceglie come destinazioni (in ordine decrescente): il Regno Unito (Londra, top 1), la Svizzera (Zurigo, top 4), la Germania (Stoccarda, top 5) e la Francia (Parigi, top 6).
Contrariamente
alle statistiche e ai grandi numeri, mi ritrovo a Praga, in Repubblica Ceca,
dove gli stipendi medi annui sono nettamente inferiori (oltre la metà) rispetto
agli standard europei. Ma lo stipendio annuo non è tutto. A Praga, la gestione dei finanziamenti per la ricerca e le
infrastrutture (salute compresa) compete bene con altri paesi europei. Inoltre
la qualità dell’istruzione scientifica media, per chi ha un’istruzione, è
superiore rispetto alla media in altre città (e non parlo di ambiente accademico).
La cultura è senz'altro diversa. Niente fronzoli o grandi emozioni, solo
discussioni precise e concrete. Gente sempre disposta ad aiutare, rispettosa delle regole a livello maniacale, soprattutto di quelle del quieto vivere... Ma
queste sono semplicemente le mie opinioni.
Com’è la vita nel molto molto lontano Estero?
– La Leggerezza ed altre riflessioni filosofiche
Leggerezza? Sicuramente. La vita nel molto molto lontano Estero si contraddistingue per la curiosità verso un mondo diverso rispetto alla condizione di partenza. La voglia di conoscere diverse culture, scoprire diversi modi di vita (i famosi usi e costumi delle lezioni di geografia). Tale Leggerezza si mantiene solitamente per i primi anni di vita all’estero, quando le responsabilità e gli obblighi sono minori, e tutto appare come una rinascita luminosa. A seconda del carattere, la Leggerezza è spesso accompagnata dal contrappeso della Nostalgia, che induce spesso ad idealizzare nuovamente la condizione di partenza, per quanto Insostenibile. La vita nel molto molto lontano Estero, se non altro per quanto riguarda la mia esperienza, è quindi come una bilancia che propende verso la Leggerezza o la Nostalgia a seconda dei momenti, delle persone e dell’umore. Sia Leggerezza sia Nostalgia rappresentano una massa, più o meno pesante, più o meno costante, poggiata sui piatti di questa bilancia. Anno dopo anno, il peso della Leggerezza diventa maggiore, aumentando il carico di responsabilità e conoscenza. La Leggerezza diventa poi talmente pesante da far sembrare leggera la Nostalgia. C’è chi cede alla tentazione della Nostalgia e torna indietro, e chi decide di indulgere nel peso della Leggerezza e restare nel molto molto lontano Estero... Ma queste sono altre storie.
A cura di Bradamante.
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