Passa ai contenuti principali

In primo piano

Nove falsi miti sulla salute a cui credono molti italiani, smontati dalla scienza

Molti italiani hanno convinzioni radicate sulla salute che, in realtà, non resistono al vaglio della scienza. Alcune di queste credenze riguardano alimentazione, stile di vita e rimedi domestici.   1. Uova e colesterolo Il primo falso mito riguarda le uova: molte persone credono che mangiarle faccia aumentare automaticamente il colesterolo nel sangue. Questa convinzione nasce dagli studi degli anni ’60, quando si osservava un’associazione tra colesterolo alimentare e livelli di colesterolo plasmatico, senza considerare le differenze individuali nel metabolismo. La ricerca più recente ha dimostrato che, nella maggior parte delle persone sane, il colesterolo presente nelle uova ha un impatto minimo sui livelli ematici. Studi clinici indicano che consumare un uovo al giorno non aumenta significativamente il rischio di malattie cardiovascolari. Quindi, mentre chi ha problemi specifici di colesterolo dovrebbe fare attenzione, per la maggior parte delle persone le uova restano un aliment...

Abitare è un atto politico: Karl-Marx-Hof, 12 Februar Platz 1190, Wien

Storie di vita quotidiana

Ogni mattina mi sveglio presto. Mezzo addormentato, metto su la moka - solitamente preparata la sera prima - e mentre il profumo del caffè invade la cucina, preparo una colazione che il più delle volte è salata: pane integrale, un magari due uova uovo, qualche verdura. Oppure faccio il porridge. Nei giorni (uno alla settimana circa), in cui sento la voglia di assaporare la pasticceria viennese, invece, prendo un topfengolatsche, oppure un nussschnecke (proprio così, si scrive con tre 's').

Indipendentemente da cosa scelgo la mattina, alle 07:52 salgo su uno degli autobus che conoscono ormai i miei orari meglio di me: il 39A o il 10A. Entrambi mi portano verso 12-Februar platz, una piazza allungata, poco appariscente per chi non la conosce, ma che per me è il punto di partenza di ogni giornata feriale.

12-Februar-Platz si trova nel quartiere di Döbling, nel nord-ovest di Vienna. È un tratto stradale lungo circa 257 metri, che unisce Heiligenstädter Straße alla Boschstraße, incuneandosi tra il Danubio e i primi rilievi del Wienerwald. La piazza è tagliata a metà dalla Josef-Hindels-Gasse e prosegue fino alla Grinzinger Straße a nord e alla Rudolf-Gelbard-Gasse a sud. Pur essendo a tutti gli effetti una via, viene percepita come una piccola piazza di quartiere, grazie alla presenza di un’area verde, alcuni alberi e la scultura bronzea Der Sämann (1920) di Otto Hofner, che rappresenta un seminatore e richiama i valori del lavoro e della terra.

È proprio da lì che si accede alla stazione di Heiligenstadt, una delle tre principali fermate viennesi del treno Rex4 in direzione Tulln, insieme a Spittelau e Franz-Josefs-Bahnhof. Heiligenstadt è quindi la stazione che mi conduce quotidianamente fuori dalla città e verso la campagna del Niederösterreich.

Ma è anche un luogo impregnato di storia.

Cosa successe il 12 febbraio 1934?

Quella data segna l’inizio di una pagina drammatica della storia austriaca: la Guerra civile austriaca, o Februaraufstand. In quei giorni, oltre 10.000 lavoratori del Republikanischer Schutzbund—l’organizzazione paramilitare del Partito Socialdemocratico—si sollevarono contro il governo autoritario di Engelbert Dollfuß, che aveva messo al bando il Parlamento, i sindacati e ogni forma di opposizione politica.

Gli scontri furono particolarmente violenti nei quartieri popolari di Vienna, come appunto Heiligenstadt, dove i grandi complessi residenziali del “Rotes Wien”, come il Karl-Marx-Hof, divennero teatri di battaglia. Il governo schierò gendarmeria, polizia, esercito e milizie fasciste, persino con l’uso di artiglieria contro i palazzi popolari. In pochi giorni, la rivolta fu soffocata nel sangue: oltre 350 morti, numerose esecuzioni sommarie e l’inizio di una dittatura clerico-fascista che avrebbe retto fino all’Anschluss del 1938.

La “Vienna Rossa” e la rivoluzione abitativa

Abbiamo menzionato velocemente un complesso residenziale, il Karl-Marx-Hof che fa parte di un sistema di abitazioni molto vasto, messo in atto ai primi del novecento. Dopo la fine della Prima guerra mondiale e la dissoluzione dell’Impero austro-ungarico, infatti, Vienna divenne capitale della nuova Repubblica Austriaca. Dal 1919 al 1934, la città fu governata dal Partito Socialdemocratico, che avviò una trasformazione radicale della vita urbana, nota come “Vienna Rossa”. In un periodo segnato da gravi disuguaglianze sociali, la municipalità avviò un vasto piano di edilizia pubblica per offrire alloggi sani, economici e moderni alla classe operaia. Tra il 1923 e il 1934 furono costruiti circa 65.000 appartamenti, finanziati da una politica fiscale progressiva che colpiva in modo particolare le classi più agiate e le proprietà immobiliari private. Questa politica fu espressione di una visione secondo cui lo Stato doveva garantire il benessere materiale dei cittadini, a partire dal diritto alla casa.

Il Karl-Marx-Hof: architettura monumentale al servizio del popolo
Il Karl-Marx-Hof, costruito tra il 1927 e il 1930, è il simbolo per eccellenza dell’ambizioso programma di edilizia sociale della Vienna Rossa. Progettato dall’architetto Karl Ehn, allievo del celebre Otto Wagner, il complesso si estende per oltre 1,2 km nel distretto di Heiligenstadt, nel 19° Bezirk di Vienna. Con i suoi circa 1.300 appartamenti destinati a più di 5.000 persone, rappresenta uno degli edifici residenziali più lunghi al mondo. Il progetto architettonico si distingue per il suo stile sobrio ma imponente, con elementi decorativi che richiamano il modernismo viennese. Il Karl-Marx-Hof fu concepito non solo come abitazione, ma come espressione di dignità e orgoglio per le classi lavoratrici, ponendosi in netta contrapposizione alle baraccopoli e agli alloggi angusti in cui vivevano molti cittadini poveri dell’epoca.



 Karl-Marx-Hof

 

Una città nella città: servizi, comunità e resistenza
Oltre agli appartamenti, il Karl-Marx-Hof includeva numerosi servizi collettivi pensati per migliorare la qualità della vita: ambulatori medici, lavanderie, asili, una biblioteca, negozi, uffici amministrativi, docce pubbliche e ampi cortili interni. Questi spazi comuni favorivano la coesione sociale e la solidarietà tra gli abitanti, incarnando un nuovo modello di urbanistica partecipata. Durante la guerra civile austriaca del 1934, il Karl-Marx-Hof divenne anche un simbolo di resistenza politica: fu uno dei luoghi in cui i socialisti si barricarono contro le forze austro-fasciste, che arrivarono a bombardare il complesso per piegarne la difesa. Ancora oggi, il Karl-Marx-Hof è considerato un monumento storico e un esempio avanzato di edilizia pubblica, testimone di un’epoca in cui l’architettura e la politica si unirono per ridisegnare il futuro delle città.

Il Karl-Marx-Hof oggi: architettura viva e memoria storica
Oggi il Karl-Marx-Hof è ancora un complesso residenziale abitato e perfettamente funzionante, mantenuto con cura dal comune di Vienna. Gli appartamenti sono ancora di proprietà pubblica e riservati, come all'origine, a chi rispetta determinati criteri di reddito, rendendoli accessibili a una fascia ampia della popolazione. L’edificio conserva intatti gli spazi comuni originari, come cortili alberati, portici e alcuni servizi, e ospita anche un piccolo museo (“Das Rote Wien im Waschsalon”) dedicato alla storia della Vienna Rossa. L’accesso al cortile interno e ad alcune aree pubbliche è libero e gratuito, mentre per visitare il museo basta recarsi all’interno del “Waschsalon Nr. 2”, dove una mostra permanente racconta la storia dell’edilizia popolare viennese. Il complesso si trova nel quartiere Döbling (19° distretto) e si raggiunge facilmente con la linea U4 della metropolitana (fermata “Heiligenstadt”).

Un modello che frena la speculazione e stabilizza i prezzi
Il Karl-Marx-Hof è uno dei simboli dell’eccezionale politica abitativa viennese, che continua a influenzare profondamente il mercato immobiliare della città. Circa il 60% della popolazione di Vienna vive in appartamenti sovvenzionati o di proprietà pubblica, e questo ampio intervento statale ha avuto un effetto calmierante sui prezzi delle abitazioni. A differenza di molte altre capitali europee, dove la gentrificazione e la speculazione hanno reso l’alloggio inaccessibile a molti, a Vienna i prezzi restano relativamente stabili e sostenibili anche in centro. Il Karl-Marx-Hof, insieme ad altri edifici simili, ha creato un sistema abitativo equo, che ha reso la città un modello internazionale di successo nella lotta contro la crisi abitativa urbana.

Piazza 12 Februar, un simbolo di comunità e accessibilità abitativa
Piazza 12 Februar non è solo un luogo di passaggio per andare a prendere il Rex4 verso Tulln, ma un luogo carico di significato storico e sociale. È lì che si è manifestata la lotta per i diritti degli abitanti durante i cosiddetti Februarkämpfe del 1934, momento cruciale della difesa delle politiche abitative popolari e di una visione di città inclusiva. Oggi questa piazza, ben collegata con la stazione di Heiligenstadt, rappresenta tanti residenti l’accesso a un modello abitativo sostenibile e integrato con la mobilità pubblica. Vivere qui significa poter godere di servizi, spazi verdi e un sistema di trasporti efficiente, senza la pressione di mercati immobiliari fuori controllo, anche nel privato. Come italiano a Vienna, vedo in questa realtà un esempio concreto di come una politica abitativa pubblica ben progettata possa migliorare la qualità della vita, un modello che in Italia dovremmo guardare con attenzione e ammirazione, soprattutto in un momento in cui la ricerca di alloggi accessibili è una sfida sempre più pressante.

Licc

Commenti

Post più popolari