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I miei rari ma preziosi incontri col Guccio

Non sono nata in una famiglia di sinistra, ma in una famiglia tendenzialmente poco interessata alla politica e con forti inclinazioni liberali (per cui ideologicamente di destra). I miei genitori non ascoltavano Francesco Guccini. Mia madre forse non ha mai realmente davvero ascoltato alcuna canzone (se non dopo il mio arrivo, modestamente). Mio padre ha una conoscenza ed un interesse per la musica decisamente più ampi e condivisibili. Tuttavia, dai gusti musicali di mio padre, si intuisce come per lui la parte instrumentale (specialmente strumenti a corde, come chitarra e basso) abbia un ruolo preponderante nelle canzoni (per fare degli esempi di musica non italiana, in macchina metteva spesso CD di Santana o dei Police, per quanto riguarda la musica italiana, i suoi preferiti credo siano Pino Daniele ed Edoardo Bennato). Per cui, no, neanche lui ascoltava Francesco Guccini, la cui musica presenta una parte istrumentale semplice e ciclica. Com'è entrato Guccini nella mia vita? Gr...

Il fuoco incontra l'acqua: il legame tra l'Etna e l'elemento che le dà vita



L'Etna è universalmente conosciuto come il vulcano del fuoco, delle colate laviche e delle spettacolari eruzioni che da millenni modellano il paesaggio della Sicilia orientale. Eppure, dietro questa immagine potente e impetuosa si cela un altro protagonista, molto meno appariscente: l'acqua.

 

Neve, pioggia, ghiaccio, sorgenti, torrenti, vaste falde sotterranee e persino il vapore che si sprigiona dalle colate incandescenti sono elementi che accompagnano da sempre la storia del vulcano, influenzandone l'evoluzione geologica, alimentando ecosistemi unici e fornendo una risorsa preziosa per le comunità che vivono alle sue pendici.

Foto - Etna fumante. Nel "fumo" (termine inappropriato) emesso dall'Etna, il vapore acqueo costituisce circa l'80-90% del totale dei gas vulcanici rilasciati. 

Il rapporto tra l'Etna e l'acqua è profondo e complesso. L'acqua scolpisce il paesaggio vulcanico, penetra tra le colate laviche trasformandole in uno dei più importanti serbatoi idrici della Sicilia e, quando entra in contatto con il magma, può modificare la dinamica delle eruzioni, dando origine a violente esplosioni. Allo stesso tempo, l'incontro tra le colate incandescenti e la neve, il ghiaccio o l'umidità del terreno genera spettacolari colonne di vapore acqueo, una delle manifestazioni più affascinanti del continuo dialogo tra i due elementi. Dalle nevicate che ricoprono la sommità durante l'inverno alle sorgenti che sgorgano ai piedi del vulcano, ogni fase del ciclo dell'acqua è strettamente intrecciata con la vita dell'Etna.

Il territorio etneo è caratterizzato da una notevole ricchezza d’acqua. Tra i principali corsi d'acqua che interessano il territorio etneo troviamo il Simeto, il più grande fiume della Sicilia orientale, l'Alcantara, celebre per le sue gole scavate nelle colate laviche, il Dittaino e il Gornalunga, affluenti del sistema del Simeto. A questi si aggiungono corsi minori i e fiumi spesso nascosti dalle colate laviche, come l'Amenano, che scorre oggi in gran parte sotterraneo sotto la città di Catania, il Longane, che scorre tra Cibali e Ognina, e l'Aci, legato anche alla tradizione mitologica della Riviera dei Ciclopi.

Nel paesaggio dell’Etna, soprattutto lungo i versanti attraversati dai corsi d’acqua e nelle aree dove le lave incontrano i rilievi preesistenti, sono presenti sciambri, gole, gurne e forre, forme di erosione che testimoniano il lungo rapporto tra acqua, roccia e attività vulcanica.

Gli sciambri (termine della tradizione locale etnea di possibile derivazione araba) sono piccoli torrenti o canaloni temporanei legati soprattutto allo scioglimento delle nevi e al ruscellamento superficiale. L’acqua incide le colate laviche e i materiali vulcanici creando solchi e valloni.
 

 Incisioni provocate dagli Sciambri, Serra delle Concazze

Le gole sono incisioni profonde create dall’azione erosiva dei torrenti, che nel tempo hanno scavato i materiali vulcanici più facilmente modellabili. Le forre rappresentano una forma ancora più stretta e incassata, con pareti ripide e spesso verticali, dove l’acqua ha approfondito il proprio percorso all’interno della roccia. Le gurne sono invece piccole cavità o pozze naturali, spesso disposte lungo gli alvei dei corsi d’acqua, formate dall’azione vorticosa dell’acqua che scava e leviga il substrato roccioso. 

Sul territorio etneo queste forme sono particolarmente evidenti nelle aree periferiche del vulcano, dove le acque provenienti dai versanti dell’Etna hanno inciso le antiche colate laviche e i terreni vulcanici. Un esempio significativo è rappresentato dalle Gole dell’Alcantara, dove il fiume ha scavato una spettacolare forra nelle colate basaltiche generate da antiche eruzioni. Altri esempi si trovano nei territori di Adrano, Bronte, Randazzo e nei versanti orientali dell’Etna, dove torrenti stagionali e corsi d’acqua hanno creato ambienti umidi e riparati all’interno di un paesaggio dominato dalla roccia vulcanica.

    

Gole dell'Alcantara 
 
  Gurne dell'Alcantara
 
 
Forre laviche ad Adrano
 

Le eruzioni dell’Etna hanno più volte trasformato il rapporto tra la città e l’acqua. Nel corso dei secoli diverse colate laviche hanno ricoperto antichi corsi d’acqua, modificandone il percorso e costringendoli a scorrere nel sottosuolo. Tra questi vi erano il Longane, l’Amenano e l’antico corso dell’Aci, tre fiumi ricordati dalla tradizione storica e mitologica del territorio catanese.

Il caso più noto è quello dell’Amenano, il fiume che attraversava l’antica Catania e che venne in gran parte sepolto dalla colata lavica dell’eruzione del 1669, una delle più importanti dell’età storica dell’Etna. La lava ricoprì il lago di Nicito e il sistema di canali collegati al fiume, cancellando il suo corso superficiale; ancora oggi l’acqua dell’Amenano riaffiora in città nella Fontana dell’Amenano di piazza Duomo, prima di proseguire nuovamente verso il mare attraverso percorsi sotterranei. 


Luoghi in cui emerge l'Amenano

Anche il Longane, il corso d’acqua che scorreva nell’area settentrionale della città e che diede probabilmente origine al toponimo Ognina (da Longina), fu progressivamente inglobato dalle trasformazioni vulcaniche e oggi è noto soprattutto per il suo tratto sotterraneo che raggiunge il mare.


L'Acqua 'e Palummi, dove si trovano delle sorgenti sottomarine del Longane, a Ognina


Il terzo corso d’acqua appartiene alla tradizione più antica: l’Aci, il fiume legato al mito del pastorello trasformato in sorgente dopo essere stato ucciso dal ciclope Polifemo. La tradizione racconta di un corso d’acqua cancellato dalle grandi trasformazioni vulcaniche del territorio, la cui memoria rimane nei numerosi toponimi della Riviera dei Ciclopi: Aci Castello, Aci Trezza, Acireale e gli altri centri della fascia costiera.


Il rapporto fra le lave e il mare a Santa Tecla, Cannizzaro, Ognina e Aci Castello


Lungo la costa tra Aci Castello e Aci Trezza si conserva uno dei più importanti esempi di vulcanismo sottomarino del Mediterraneo. Queste rocce non appartengono direttamente all’attuale edificio dell’Etna, ma rappresentano una fase più antica della storia vulcanica della Sicilia orientale, quando le eruzioni avvenivano in un ambiente marino poco profondo, prima che il grande cono etneo assumesse la sua forma attuale. Le lave emesse a contatto con l’acqua hanno dato origine a strutture particolari, oggi osservabili lungo la Riviera dei Ciclopi.

La prima tipologia è rappresentata dalle pillow lava, o lave a cuscino, formate dal rapido raffreddamento della lava basaltica al contatto con l’acqua del mare. La superficie esterna della colata solidifica rapidamente creando involucri vetrosi arrotondati, mentre il magma continua a fluire all’interno formando nuovi “cuscini” sovrapposti. La rupe di Aci Castello, l’isola Lachea e alcune zone della costa di Aci Trezza conservano esempi particolarmente significativi di queste strutture.

Pillow lave sulla rupe del Castello di Aci Castello

Una seconda forma caratteristica è costituita dai basalti colonnari, strutture prismatiche generate dalla contrazione della lava durante il raffreddamento. La perdita di calore provoca la formazione di fratture regolari che dividono la roccia in colonne spesso pentagonali o esagonali, simili a canne d’organo. Ad Aci Trezza queste strutture sono visibili soprattutto nei Faraglioni dei Ciclopi e lungo il porto, dove emergono le sezioni delle antiche condotte laviche che alimentavano le eruzioni sottomarine.

 

 Basalti colonnari di Aci Trezza

Le Grotte di Ulisse costituiscono uno dei geositi più affascinanti della costa etnea. Si trovano nel territorio di Cannizzaro (frazione di Aci Castello), lungo la Riviera dei Ciclopi, e sono cavità marine formatesi nelle antiche lave basaltiche dell'Etna. La loro origine è strettamente legata alle prime fasi dell'attività del vulcano: le colate raggiunsero il mare, dove il rapido raffreddamento e la successiva erosione del moto ondoso scolpirono nel tempo queste suggestive grotte. Secondo la tradizione, queste cavità sarebbero legate al viaggio di Ulisse narrato nell'Odissea, motivo per cui portano il suo nome. Sebbene il collegamento appartenga alla sfera del mito, il sito rappresenta soprattutto una straordinaria testimonianza dell'incontro tra il vulcanismo etneo e il Mar Ionio.

Conosciute dai pescatori locali anche come i Ruttazzi – termine dialettale che significa "le grottacce", non nel senso di "brutte", ma di grandi cavità – le Grotte di Ulisse comprendono diverse cavità naturali scavate dal mare nelle antiche lave dell'Etna. Tra queste spicca la Grotta Perciata (forata), così chiamata perché attraversata da un'apertura naturale che la rende completamente percorribile in barca o in canoa, offrendo uno degli scorci più suggestivi della costa etnea. Intorno a questa grotta sopravvive anche una curiosa leggenda popolare: si racconta che un ladro, braccato dalle autorità, vi trovò rifugio rimanendovi nascosto per tre giorni e tre notti, riuscendo infine a sfuggire ai suoi inseguitori.


 Le Grotte di Ulisse

La Timpa di Acireale è una spettacolare scarpata costiera che rappresenta uno degli esempi più caratteristici del rapporto tra l’Etna e il mare. Situata sul versante ionico settentrionale del vulcano, si sviluppa tra Acireale, Santa Maria La Scala e Capo Mulini, formando un’imponente parete che in alcuni tratti precipita direttamente verso la costa. La Timpa è il risultato dell’interazione tra antiche colate laviche e movimenti tettonici lungo le faglie del settore orientale etneo, che hanno sollevato e dislocato gli strati vulcanici creando l’attuale struttura a gradoni.

Timpa di Acireale - Sentiero Chiazzette

Timpa di Acireale - Sentiero Acquegrandi
 
L’Etna, dunque, è un luogo d’elezione per l’incontro fra il fuoco e l’acqua. Osservare questo rapporto significa scoprire una Montagna diversa, in cui i due elementi dialogano continuamente, plasmando decine, forse centinaia, di paesaggi differenti. Un invito a conoscerlo andando oltre la semplice escursione turistica: spesso basta poco per scoprire luoghi straordinari, e probabilmente spendendo anche molto meno.

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