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Bontà e cattiveria: chi sono costoro?

Sin dall'infanzia, siamo educati ai concetti di bontà e cattiveria. Se ascolti la mamma e la maestra, sei un "bimbo buono"; se fai i capricci, sei un "bimbo cattivo"; se vai bene a scuola, potresti essere una "secchia" per i tuoi compagni (o un "nerd", a seconda delle generazioni), ma anche un "ottimo studente" per i tuoi insegnanti; mentre se vai male a scuola, spesso rimani un "cattivo esempio" sia per i tuoi compagni sia per i tuoi insegnanti; e così via, sino all'età adulta.  Ma cosa sono realmente  la bontà e la cattiveria, il bene ed il male? Mi sono posta questa domanda diverse volte nella vita, per capire come agire, cos'è giusto e cos'è sbagliato. Non ho mai trovato nessuna vera risposta univoca. Da piccola perlopiù seguivo l'opinione degli adulti: ciò che era bene per loro, era bene per me. Non ero una grande ribelle, anche se non esitavo a contraddire i miei genitori non appena scorgevo delle inc...

Gli Alberi Monumentali dell'Etna. Quando un essere vivente diventa un monumento.

Gli alberi monumentali sono alberi che si distinguono per caratteristiche eccezionali rispetto agli altri esemplari. Possono avere un’età molto avanzata, dimensioni fuori dal comune oppure un valore storico, culturale o paesaggistico particolarmente rilevante.

Un albero viene classificato come monumentale quando presenta elementi che lo rendono unico nel contesto naturale o umano in cui si trova. Alcuni raggiungono età di diversi secoli, altri colpiscono per la circonferenza del tronco o per l’ampiezza della chioma. In altri casi il valore deriva dal legame con eventi storici o tradizioni locali, oppure dal ruolo che svolgono nel caratterizzare un paesaggio.

Questi alberi vengono tutelati perché rappresentano un patrimonio naturale e culturale difficile da sostituire. Sostengono la biodiversità offrendo rifugio a numerose specie animali e contribuiscono all’equilibrio degli ecosistemi locali. Hanno anche una forte funzione simbolica per le comunità che li circondano.

In Italia la loro protezione è gestita dal Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, che mantiene un elenco ufficiale degli esemplari riconosciuti.

Alberi monumentali dell'Etna

Gli alberi monumentali dell’Etna sono concentrati soprattutto sul versante orientale e meridionale del vulcano, dove le condizioni del suolo e la lunga presenza umana hanno favorito la crescita di esemplari plurisecolari.

Tra i più noti si trovano il Castagno dei Cento Cavalli, uno dei castagni più grandi e longevi d’Europa, situato tra Sant’Alfio e il Parco dell’Etna. Nella stessa area si incontra anche il cosiddetto Castagno della Nave, un altro grande esemplare storico legato alla tradizione locale e alle antiche pratiche agricole del territorio etneo.

Un altro albero di grande rilievo è l’Ilice di Carrinu, un leccio secolare che cresce nel territorio di Zafferana Etnea. Questo esemplare si distingue per la chioma ampia e per la capacità di resistere alle condizioni ambientali difficili tipiche delle pendici del vulcano.

Questi alberi rientrano nel patrimonio vegetale tutelato nell’area del Parco dell'Etna e sono inseriti negli elenchi nazionali degli alberi monumentali gestiti dal Ministero competente.

Ilice di Carrinu 

L’Ilice di Carrinu è un leccio monumentale (Quercus ilex) che cresce sul versante orientale dell’Etna, nel territorio di Zafferana Etnea, a un’altitudine che lo colloca nella fascia boschiva submontana del vulcano.

Si tratta di un esemplare plurisecolare, spesso stimato tra i 700 e i 1.000 anni di età. Il nome “Ilice” deriva dal termine latino ilex, mentre “Carrinu” richiama l’area locale in cui si trova.

Dal punto di vista ecologico, l’Ilice di Carrinu rappresenta un microhabitat importante per insetti, uccelli e organismi legati ai boschi maturi. La sua conservazione è inserita nel quadro delle tutele previste per gli alberi monumentali e per gli ecosistemi del Parco dell'Etna, che ne riconosce il valore come elemento identitario del paesaggio etneo. 





Castagno dei Cento Cavalli

La leggenda del Castagno dei Cento Cavalli è una delle storie più note legate all’Etna e ruota attorno a un episodio di riparo durante un temporale improvviso.

Secondo il racconto più diffuso, una regina, spesso identificata in versioni diverse come Giovanna d’Aragona, Isabella d’Inghilterra o Giovanna I d’Angiò, stava viaggiando alle pendici del vulcano insieme a un seguito molto numeroso di cavalieri e cavalli. Durante una battuta di caccia, il gruppo fu sorpreso da un forte temporale.

La regina e i suoi accompagnatori cercarono rifugio sotto un enorme castagno. L’albero avrebbe avuto una chioma così ampia da proteggere tutti: la sovrana, i cento cavalieri e i loro cavalli. Da questa immagine nasce il nome “dei Cento Cavalli”.






Castagno della Nave, arrusbigghiasonnu, o Castagno di Sant'Agata

Il nome “della Nave” deriva da una tradizione locale secondo cui la chioma dell’albero sarebbe stata così ampia e regolare da ricordare la forma di una nave vista dall’alto. In alcune interpretazioni popolari questa forma avrebbe anche offerto riparo a un grande numero di persone e animali, analogamente alle leggende legate agli altri castagni monumentali etnei.

Il soprannome arrusbigghiasonnu, invece, deriva dai racconti dei carrettieri e dei contadini che, tornando a notte fonda a dorso di mulo dopo le fatiche sull'Etna, venivano bruscamente svegliati dall'urto con i rami bassi dell'albero. Un'altra teoria vuole che il nome fosse legato al cinguettio degli uccelli che all'alba svegliava chi abitava nei paraggi

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