Tutto cominciò da un viaggio di ritorno (o partenza, secondo i punti di vista), su un ordinario volo Catania-Praga dopo le festività natalizie.
Vista della Cattedrale gotica di San Vito (Castello di Praga) al tramonto.
Abbiamo ormai superato (o quasi) i tempi in cui il Catanese medio (o forse, l'Italiano medio) applaudiva per un atterraggio avvenuto bene, quando c'era ancora il timore che gli aerei non atterrassero e che si dovesse morire precipitando dall'alto dei cieli, proprio come gli angeli caduti.
Siamo ormai ai tempi dei viaggi per gli addii al celibato e nubilato, ai viaggi dei gruppi di giovani che hanno abbastanza soldi da permettersi un matrimonio tradizionale ed un viaggio di tendenza con gli amici.
Quale meta migliore (specialmente per un addio al celibato, ma non di rado anche al nubilato) se non Praga?
Nulla di male, né nei soldi, né nei matrimoni tradizionali, né negli addii a celibato e nubilato, né nei viaggi di tendenza.
Solo un po' di tristezza per una città che potrebbe offrire molto di più di una birra e qualche locale.
Una città che potrebbe essere meta culturale piuttosto che una giostra di attrattive per chi vuole divertirsi (senza nulla togliere al divertimento).
Su questo aereo, tutti coloro che comprendono la lingua italiana, hanno subito capito che un gruppo di ragazzi avrebbe presto intrapreso la strada per un memorabile, unico e spettacolare addio al celibato. Cosa mi infastidisce? Solo i commenti sessuali. Se conoscessero davvero la cultura e le ragazze ceche, capirebbero che i loro commenti non calzano per nulla le commentate.
Rimarranno delusi? Non penso. Probabilmente andranno solo nei locali instagrammabili del centro di Praga, in cui la cultura ceca entra meno che nelle matrioske russe e nei colbacchi venduti come souvenir. Nessun vero contatto con la cultura, solo apparente, come chi crede realmente che il Trdelnik sia il dolce tipico di Praga.
Eppure i ragazzacci degli addii al celibato non mi sconvolgono più di tanto. In fondo, siamo tutti stati giovani (lo siamo ancora, anche se diversamente). Abbiamo tutti agito, viaggiato e seguito gli amici senza molta consapevolezza, almeno una volta nella vita. In fondo, non possiamo vivere abbastanza in ogni città che vogliamo visitare per comprenderne bene la cultura.
Quindi transeat gli addii al celibato o nubilato (nel nome della non-ipocrisia).
Passi pure il vociare molesto dei ragazzacci sull'aereo (nel nome della tolleranza).
Ragazzacci a Praga (foto non autorizzata).
Se non l'addio al celibato, cos'è che mi ha sconvolta davvero su quell'aereo?
Ebbene, sono rimasta sconvolta dall'atteggiamento di una madre.
Ero seduta in seconda fila, nel posto accanto al corridoio centrale. L'aereo era in fase d'atterraggio, in quei quindici-venti minuti prima dell'arrivo, quando il segnale delle cinture di sicurezza si accende, i passeggeri vengono tutti invitati a sedersi ed i bagni si chiudono.
Ad un certo punto vedo una madre camminare per il corridoio centrale con una bambina in braccio. La madre chiede se la bambina può andare in bagno. Gli assistenti di volo le rispondono che, per questioni di sicurezza, i passeggeri sono invitati a sedersi ed allacciare le cinture. Le chiedono di accomodarsi nella prima fila, proprio davanti a me, insieme alla bambina. Si siede, non allaccia la cintura, la bambina sempre in braccio, e comincia a sbraitare. "La bambina deve andare in bagno, perché se non va in bagno, potrebbe farsi la pipì addosso" (cito quasi letterale). La madre continua a sbraitare, la bambina sempre in braccio, non particolarmente allegra, ma non in lacrime. "Almeno un bicchiere, posso averlo?" (cito quasi letterale). L'intenzione era quella di far pisciare la bambina nel bicchiere.
Capendo la situazione, una assistente di volo apre il bagno. "Se c'è urgenza, la bambina può andare".
La madre e la bambina vanno in bagno. In pochi secondi escono. L'assistente di volo chiede nuovamente di sedersi ed allacciare le cinture di sicurezza. La madre non ringrazia, non si ferma alla prima fila, continua a camminare, la bambina sempre in braccio. L'aereo barcollante in fase d'atterraggio. Nulla può fermare una madre quando la sua bambina è quasi stata privata del diritto improrogabile di pisciare.
La madre ha difeso strenuamente quel diritto dall'assistente di volo cattiva, che si è mostrata benevola solo dopo molesta insistenza.
L'assistente di volo non merita pertanto né ascolto, né gratitudine.
Con la bambina sempre in braccio, la madre arriva al suo posto accanto a quello che presumibilmente è il padre, passivo e impassibile. Solo allora la situazione si calma. La madre e la bambina mettono finalmente la cintura.
La bambina avrà avuto cinque anni. Sarà forse stata fiera della giustizia fatta dalla madre, che le ha evitato l'umiliazione di pisciarsi addosso o, ancor peggio, di pisciare in un misero bicchiere di plastica. Forse, verosimilmente, dimenticherà questo volo e l'atteggiamento di sua madre. Altrettanto verosimilmente, sarebbe riuscita a trattenere la pipì per quindici minuti. Non piangeva. Era insofferente, sì, ma forse non sull'orlo di pisciarsi addosso.
Questo episodio genera domande di natura dostoevskiana: qual è la distinzione tra il bene ed il male? quali sono i limiti della giustizia?
Guardavo gli occhi della bambina insofferente, era seduta davanti a me.
Innocente, inconsapevole, con l'unico pensiero di pisciare.
L'assistente di volo, dapprima fredda e rigida, diventa caritatevole solo dopo molesta insistenza e minaccia della madre di far pisciare la figlia in un bicchiere di plastica.
La difficoltà nella scelta del personale a bordo: seguire il protocollo per la sicurezza dei passeggeri (in primis, madre e figlia, che sono messe a rischio dal non essere sedute con le cinture allacciate), oppure riconoscere l'urgenza di una bambina che vuole pisciare (per la salute della bambina, ma anche per gli altri passeggeri, per i quali il tanfo di pipì non è di certo piacevole).
L'assistente di volo ha finalmente scelto la seconda opzione, riconoscendo l'urgenza, più che della bambina, della madre, paladina della giustizia e premio Oscar come migliore attrice non protagonista dell'improrogabile pisciare.
Che la madre dovesse andare in bagno ed abbia utilizzato la scusante della bambina? Che la bambina avesse pianto in modo straziante per convincere la madre ad alzarsi, camminare lungo il corridoio dell'aereo in fase d'atterraggio ed insistere per l'autorizzazione al piscio? Che la bambina abbia gravissimi problemi di incontinenza per i quali le è impossibile trattenere la pipì?
Nulla di tutto ciò ci è dato sapere.
Una cosa è certa, entrambe parlavano Italiano. Entrambe provenienti dal nostro Bel Paese.
Transeat lo sceneggiato napoletano e la pipì nel bagno durante la fase d'atterraggio. Ma almeno dopo ringrazia, siediti in prima fila, allaccia la tua cintura e quella di tua figlia. Non solo per amore di trasmetterle i principi base della buona creanza, ma anche per amor di sicurezza.
In piedi, con la bambina in braccio, per il corridoio di un aereo in fase di atterraggio, rischi di cadere, tu ed anche la tua bambina.
Dovrebbe farti paura la conseguenza della caduta piuttosto che il piscio addosso, no?
Perlomeno, così è come la vedo io. Figlia unica, viziata e non-madre.
Spero tanto che quella bambina abbia la possibilità di sperimentare la norma, oltre al privilegio, e di diventare un'adulta razionale e corretta.
Famiglia d'estate - prova a prenderci! (foto ancor meno autorizzata).
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