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Darò ai miei figli tutto ciò che desiderano, purché...
...sappiano argomentarlo in maniera logica e sostenere un dibattito con me sulla necessità o sul piacere che produce quella richiesta
Non so se nella mia vita vorrò dei figli. Forse sì, più probabilmente no. Ma una cosa l’ho chiara: se un giorno dovessi diventare genitore, non adotterò il modello del “no” facile e del divieto senza spiegazioni.
C’è un dibattito ricorrente - specialmente sui Social Network - in cui molte persone, soprattutto le più grandi (i cosiddetti boomers), sostengono che i figli di oggi crescano senza divieti e senza rifiuti. “I genitori di oggi non dicono più no”, “I bambini hanno tutto e non apprezzano nulla”, “Noi invece dovevamo guadagnarci ogni cosa”: frasi che si ripetono come un ritornello nostalgico di una radio rotta.
Io la vedo diversamente. Anzi, sono contrario ai divieti e ai rifiuti intesi come muri senza spiegazione. Nella mia casa tutto sarà concesso. Giochi, uscite, strumenti, dolci, esperienze. Non mi interessa costruire l’infanzia dei miei figli su privazioni e “no” automatici.
Ma c’è una condizione: devono saperlo chiedere. Devono spiegarmi, in modo logico, argomentato, perché quella cosa è importante per loro, quale necessità soddisfa o quale piacere procura, e perché vale la pena ottenerla. “Perché sì” e “perché no” non sono argomentazioni valide: sono scorciatoie linguistiche che non allenano la mente.
Questo non è un capriccio educativo, è un esercizio potentissimo. Significa trasformare ogni desiderio in un’occasione di ragionamento. Quando un bambino impara a mettere in fila idee, a difendere un punto di vista, a distinguere tra bisogno e sfizio, sta sviluppando capacità che userà per convincere, negoziare, scegliere e valutare per tutta la vita.
In questo modello educativo, il “sì” non è una resa e il “no” non è una punizione: sono entrambi il risultato di un processo. Se la richiesta è argomentata bene, è quasi certo che verrà accolta. Se non lo è, non succede nulla di drammatico: si riflette, si riformula, si torna alla carica.
Prendiamo un esempio semplice: un dolce. Se mio figlio mi chiedesse una fetta di torta al cioccolato, dovrebbe spiegarmi il perché. Magari direbbe: «Mi piacerebbe perché è un dolce che mangiamo insieme solo in certe occasioni e mi ricorda un momento speciale.»
Se però l’avessimo già mangiata tre volte in quella settimana, risponderei che il corpo ha bisogno di equilibrio e varietà, e che possiamo scegliere oggi qualcosa di più leggero, così la prossima fetta sarà ancora più speciale. E lui potrà ribattere, se vuole.
Se invece si trattasse di una richiesta sporadica, ben motivata e inserita in uno stile di vita equilibrato, darei il mio sì senza problemi, perché un’alimentazione sana non significa rinunciare sempre, ma sapere quando concedersi un piacere.
Un altro esempio è quello di un giocattolo. Se mio figlio mi dicesse: «Vorrei questo gioco perché mi permette di inventare nuove storie con i miei amici. Costa 25 euro e ho pensato che potrei rinunciare ad altre piccole spese per averlo», apprezzerei il fatto che abbia riflettuto sul costo e sulle priorità.
Potrei rispondere che possiamo prenderlo subito, sapendo che useremo una parte del budget familiare destinata ai giochi, oppure aspettare un’occasione come il compleanno o una promozione, così da imparare anche a fare acquisti più vantaggiosi. Non si tratta di dire “non possiamo” a prescindere, ma di capire insieme se è il momento giusto e se la scelta è ben ponderata.
Un’altra situazione potrebbe essere la richiesta di dormire fuori con gli amici. Per esempio:
— «Papà, posso dormire da Marco questo weekend?»
— «Di nuovo? Sei già stato da Luca la scorsa settimana e da Giulia due settimane fa… non stai esagerando?»
— «Capisco cosa intendi, ma questa volta è diverso: con Marco e gli altri stiamo organizzando una serata a tema per finire il progetto del gioco da tavolo che abbiamo creato. Ci servirà tutta la notte per completare le regole e testarlo, e vogliamo anche registrare un video da mandare al concorso della scuola.»
— «E non potete farlo di giorno?»
— «Ci abbiamo pensato, ma tutti hanno impegni diversi durante la giornata. La sera è l’unico momento in cui siamo liberi e possiamo lavorare senza interruzioni. Inoltre, stare insieme tutta la notte ci permetterà di provare più partite e avere più materiale per il video. Non è solo per divertirci, anche se ci divertiremo, ma è un’attività creativa e condivisa.»
A quel punto, di fronte a una spiegazione così strutturata e concreta, sarebbe errato dire di no. Il punto non è la quantità di volte in cui esce, ma la qualità e il senso di quell’uscita, nel contesto della sua crescita e dello sviluppo dei propri progetti.
Il modello educativo basato sul dialogo e sull’argomentazione offre numerosi punti di forza. Permette al bambino di sviluppare il pensiero critico, imparando a distinguere tra desideri, necessità e piaceri, costruendo argomentazioni e valutando le conseguenze delle proprie scelte. Favorisce la responsabilizzazione, perché comprendere il valore delle proprie richieste significa assumersi consapevolmente la responsabilità delle proprie azioni. Garantisce un equilibrio tra libertà e regole: il “sì” e il “no” non sono più arbitrarie imposizioni, ma il frutto di un processo condiviso che tiene conto dei desideri, del contesto e dei valori familiari. Allo stesso tempo, sviluppa competenze sociali e comunicative, allenando l’arte della negoziazione, della persuasione e dell’ascolto, strumenti fondamentali nella vita adulta. Infine, valorizza la qualità sulle quantità: le esperienze non sono semplici concessioni o privazioni, ma momenti significativi e memorabili che insegnano a riconoscere il valore di ciò che si ha. In sintesi, questo approccio trasforma ogni richiesta in un’occasione di crescita, formando mente, cuore e relazioni senza ricorrere al “no” facile.
Mentre i boomer continuano a vantarsi dei loro “no” come se fossero dei trionfi, noi millennial cresciamo figli che sanno ragionare, argomentare e scegliere da soli. Se questo manda in confusione qualche boomer o lo fa sentire moralmente superiore, pazienza: il futuro non ha bisogno di nostalgici arrabbiati, ha bisogno di teste pensanti.
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