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Nove falsi miti sulla salute a cui credono molti italiani, smontati dalla scienza

Molti italiani hanno convinzioni radicate sulla salute che, in realtà, non resistono al vaglio della scienza. Alcune di queste credenze riguardano alimentazione, stile di vita e rimedi domestici.   1. Uova e colesterolo Il primo falso mito riguarda le uova: molte persone credono che mangiarle faccia aumentare automaticamente il colesterolo nel sangue. Questa convinzione nasce dagli studi degli anni ’60, quando si osservava un’associazione tra colesterolo alimentare e livelli di colesterolo plasmatico, senza considerare le differenze individuali nel metabolismo. La ricerca più recente ha dimostrato che, nella maggior parte delle persone sane, il colesterolo presente nelle uova ha un impatto minimo sui livelli ematici. Studi clinici indicano che consumare un uovo al giorno non aumenta significativamente il rischio di malattie cardiovascolari. Quindi, mentre chi ha problemi specifici di colesterolo dovrebbe fare attenzione, per la maggior parte delle persone le uova restano un aliment...

Perché il femminismo non ha ancora vinto

Riflessioni di una donna in bilico tra diverse realtà socio-culturali. 

Siamo nel 2025 ormai, il femminismo nel mondo occidentale ha già vinto diverse battaglie, tra le quali il suffragio universale, il divorzio, l'aborto (forse), le pari opportunità (ma davvero?) e la tanto dibattuta inclusività linguistica (chi è costei?). 

Il numero di donne nel mio gruppo di lavoro è pari al numero di uomini, le "quote rosa" sono rispettate e le discussioni con i colleghi mediamente costruttive (eccetto numerosi casi di sessismo non controllato).

Ma il femminismo ha davvero vinto tutte le battaglie possibili? 

Non credo proprio. 

La maggior parte delle donne nel mio gruppo di lavoro svolge ruoli tecnici, senza avere prestigio o ricevere crediti, in quanto il loro contributo è considerato non abbastanza intellettuale (eh sì, la famosa gerarchia nei gruppi di ricerca, di cui già parlato in un articolo precedente). Gli uomini a lavoro non si astengono dal fare battute inopportune e spesso hanno stipendi più alti (non sempre giustificati dalla maggiore produttività scientifica o da ruoli di maggiore responsabilità). Le donne spesso abbandonano il posto di lavoro per occuparsi dei figli, mentre gli uomini possono avere diritto a periodi di "paternità" di durata irrisoria (tipo qualche settimana, se va bene). Il ruolo dell'uomo (padre) rimane comunque fondamentale nel mondo del lavoro, in quanto necessario per "portare il pane a casa", mentre la donna (madre) è preferibilmente relegata ad altre mansioni casalinghe, spesso non equamente condivise.

Sebbene il lavoro nobiliti l'uomo (e quindi anche la donna), esso rappresenta solo una frazione della realtà socio-culturale in cui si vive. E talvolta, la frazione rimanente è persino peggio della realtà lavorativa...

Cresciamo ancora influenzati da stereotipi molto simili a quelli del passato, tra cui il concetto di "famiglia tradizionale", in cui la donna svolge il ruolo di "angelo del focolare domestico". Compriamo le bambole per le bambine, le automobili giocattolo per i bambini; iscriviamo le figlie a danza ed i figli a calcio; pretendiamo che le donne si depilino, che siano esteticamente perfette e che non invecchino mai; vogliamo che gli uomini siano protettivi, forti, che paghino la cena al primo appuntamento, ed altre simili idiozie.

Eppure esiste una principale differenza tra la realtà attuale ed il passato: la capacità di formalizzare concetti che sarebbero stati impensabili fino solo trent'anni fa. Adesso, per esempio, si può formalizzare la distinzione tra sesso e genere. Il primo rappresenta l'identità biologica dell'individuo (banalmente, se si tratta di un maschio od una femmina) ed il secondo l'identità scelta dall'individuo (che non si limita al riconoscersi uomo o donna, ma può restare in bilico tra i due). Nonostante nella maggior parte delle realtà socio-culturali il genere sia ancora fortemente influenzato dal sesso, cominciano a crescere le minoranze che scelgono di non rispettare i costrutti artificiali imposti dalla società. Questa però è un ancora un'altra storia, sebbene non troppo sconnessa dalla storia che voglio raccontare. 

Non voglio parlare di minoranze reali, in quanto le donne non rappresentano una minoranza, ma quasi il 50% della totalità della popolazione mondiale. Voglio piuttosto porre l'accento su come questa percentuale non si rifletta nel numero di donne che hanno ruoli di responsabilità o riconoscimenti storici particolari. 

Le donne non sono una minoranza reale, ma potremmo definirle una "maggioranza sottovalutata". 

Attenzione, non credo che una donna in quanto tale meriti ruoli di responsabilità e riconoscimenti particolari, ma credo che ci siano (e siano state) donne competenti che non hanno raggiunto posizioni di prestigio a causa di un sistema fondato da uomini e costituito fondamentalmente da soli uomini.

Alcuni esempi di pressione socio-culturale esercitata sulle donne. 

 

Parentesi politica

Quante donne hanno avuto ruoli di prestigio in politica? Ancora troppo poche. Ad oggi, poco più del 25% dei seggi parlamentari al mondo è occupato da donne. Sebbene essere donna non debba essere condizione sufficiente per votare un candidato, per amor di statistica e per risaltare il divario tra i due sessi, non posso non parlare delle prime (e poche) donne in Europa ad aver ricoperto il ruolo di prima ministra, tra cui Gro Harlem Brundtland, Margaret Thatcher, Angela Merkel e Giorgia Meloni.  E' bene precisare che, nonostante il governo Meloni sia un governo femminile, le idee dell'attuale "presidente" del consiglio sono tutt'altro che rappresentative del femminismo italiano. Pertanto le domande che ci si pone sono le seguenti: perché Giorgia Meloni continua ad avere così tanto consenso tra le Italiane e gli Italiani? è possibile che nessuna elettrice/elettore che sia capace di intendere raggiunga il seggio elettorale? Ricordate: essere donna non è condizione sufficiente per votare un candidato, occorre che il candidato supporti dei principi ideologicamente accettabili ed abbia un piano costruttivo per migliorare il Paese. Ma questa è ancora un'altra storia, di cui forse parleremo in seguito.

In sostanza, nonostante la non scontata possibilità di partecipazione alla cosa pubblica, le donne in politica restano comunque una minoranza. Il ché pone il problema della scarsa rappresentatività delle donne in ambito politico. Tuttavia la partecipazione alla cosa pubblica può essere più o meno diretta ed includere l'attivismo socio-politico. 
Solitamente le attiviste e gli attivisti sono dei volontari che perseguono un ideale di uguaglianza e giustizia sociale, che si mettono a disposizione con mezzi propri e senza percepire alcuno stipendio per attuare l'ideale di cui sopra. Con mio grande orgoglio, la maggior parte dei gruppi di attivismo politico e sociale con i quali sono entrata in contatto presenta una forte componente femminile (anche se non credo sia la norma ovunque). Le attiviste rivestono ruoli organizzativi di importanza socio-politica senza percepire alcuno stipendio, senz'alcuna lode, ma non senza una buona dose di infamia, nonostante il loro nobile obiettivo.

Perché le donne attive in gruppi politici, le donne che rischiano per inseguire un ideale, sono soggette ad insulti e violenze nel momento in cui si espongono?
Ne ho sentiti e letti troppi negli ultimi anni. Indipendentemente dalla condivisione o meno dell'ideale di uguaglianza e giustizia sociale, perché si devono giudicare in maniera becera i tentativi di opporsi al sistema attuale? Perché tutto ciò accade soprattutto quando si tratta di donne? Perché si giudica il loro aspetto prima delle loro idee? 

Parlo di MalalaYousafzai, premio Nobel per la pace 2014, che si è battuta per ottenere il diritto all'istruzione per le bambine e le ragazze pakistane. Malala ha ricevuto numerosi insulti e minacce di morte sui social media, fino all'attentato alla sua vita avvenuto nel 2012 da parte dei talebani, quando fu gravemente ferita da un colpo di pistola alla testa. 
Perché degli uomini adulti dovrebbero sparare ad una ragazza adolescente mentre rientra da scuola? 

Parlo anche di donne che recentemente si sono esposte per la Palestina, quali Greta Thunberg, che lotta sin da adolescente come attivista climatica, e Rima Hassan, che è attualmente un europarlamentare di origine palestinese naturalizzata francese. 
Indipendentemente da cosa pensiate, per favore, non giudicate come si vestano, quanto siano esteticamente apprezzabili, quanto siano sane di mente. Non siete stilisti di moda, né psicologi, e la loro non è una sfilata di bellezza. 
Mentre noi siamo comodamente seduti dietro lo schermo a scrivere opinioni, loro tentano di divulgare ciò che sta accadendo a Gaza perché i governi prendano provvedimenti e smettano di supportare economicamente e militarmente Netanyahu. Il loro impatto è mondiale, nonostante i mezzi modesti. L'impatto degli insulti è meno che locale, oltre ad essere estrememamente poco elegante. 

Gli stessi insulti sono stati rivolti ad altre donne italiane, anche se non tutte sul piano dell'attivismo politico. Mi riferisco a Cecilia Sala, ma anche ad Ilaria Salis, ed ancor prima Silvia Romano. "Se fossero rimaste in Italia, non sarebbero finite in carcere". Stavano cercando di perseguire un ideale, hanno avuto il coraggio di spendersi per ciò in cui credono, mentre noi sputiamo sentenze. 
Perché una giornalista con un visto regolare (Cecilia Sala) dovrebbe essere incarcerata per crimini contro il governo? Perché un'attivista politica anti-fascista (Ilaria Salis) non può andare a protestare in Ungheria? L'hai forse vista davvero esercitare violenza contro ufficiali? Sai forse quali sono le condizioni carcerarie in Ungheria? Perché una volontaria (Silvia Romano) non può andare in Kenya a prestare aiuti umanitari? Perché si devono insultare delle donne che hanno cercato di fare del loro meglio per quello in cui credono?

Le classiche sentenze dell'Italiano medio contro le attiviste sono l'equivalente del "se l'è andata a cercare" quando si parla di violenze, sono sintomo di una realtà socio-culturale ancora profondamente chiusa e sessista. Purtroppo, non si tratta solo della realtà italiana. Vivo a Praga da più di cinque anni ormai, i giudizi sono gli stessi. Evito di prendere argomenti delicati e preferisco non parlare con i colleghi di politica.


Parentesi artistica

Quante artiste donne conosciamo? Artemisia Gentileschi, che è una delle prime artiste italiane ad aver evitato l'oblio. Una donna vissuta tra l'epoca rinascimentale e barocca, quando le donne erano ancora solo oggetto e mai soggetto della pittura, che descrive attraverso l'arte la violenza subita. 
Frida Kahlo, che è forse l'artista donna più popolare, il cui volto dal monociglio incolto è ormai simbolo del femminismo stesso. Frida Kahlo ha vissuto in Messico nel Novecento e ritrae perlopiù sé stessa dopo l'incidente d'autobus che stravolse la sua vita. Molte opere di Frida Kahlo descrivono tematiche importanti quali il genere, il postcolonialismo in Messico ed il concetto di identità.
E poi? 
Non riesco a pensare ad altri nomi, nonostante Internet mi suggerisca almeno altre sei artiste.
Rimangono comunque poche le artiste donne che non siano solo oggetto ma anche soggetto delle proprie opere.

 

"Fanciulla al rogo", liberamente ispirato da un'illustrazione di Alphonse Mucha.

Quante donne nella letteratura? Fortunatamente, molte più donne hanno canalizzato la loro creatività e sensibilità nella scrittura, a partire dalla poetessa di Lesbo, Saffo, per finire con le scrittrici moderne e contemporanee. Alcune scrittrici inglesi, quali Jane Austen, Mary Shelley e Virginia Wolf, sono forse state tra le pioniere della scrittura moderna. Jane Austen effettua per prima un'analisi introspettiva dei propri personaggi, Mary Shelley è considerata pioniera del romanzo fantasy, e Virginia Wolf, nata in epoca moderna, adotta il flusso di coscienza e lo stile destrutturato e soggettivo dei romanzi moderni.

Quante donne nella settima arte? Anche qui, fortunatamente, molte donne fanno (o hanno fatto) cinema, come attrici (perlopiù), registe o sceneggiatrici (anche se notevolmente meno rispetto agli uomini). Il cinema attuale pone molta attenzione al rispetto delle istanze femministe e della comunita LGBTQ+, per evitare polemiche ed attirare un pubblico quanto più ampio possibile. Ma si tratta davvero di femminismo? Talvolta penso che sia piuttosto una marca stilistica o una scelta commerciale, non un ideale da trasmettere. Se penso al film "Barbie", per quanto ci siano molte idee carine ed alcune discretamente sviluppate, non credo sia il film femminista del secolo. Credo che il femminismo proposto sia decisamente strategico per attirare un certo pubblico, e non un femminismo autentico. Lo stesso vale per "Povere creature", venduto come femminista, ma che di femminista ha ben poco, in quanto scritto da maschi adulti per un pubblico principalmente di adulti. 

Osservando il panorama artistico contemporaneo, che include il cinema, la televisione e l'industria musicale, le domande che sorgono spontanee sono: 

Può l'esposizione del corpo femminile considerarsi femminismo? Mostrare il corpo ad una società che ha già visto quasi tutto può ancora considerarsi un atto di ribellione contro il patriarcato?

La mia risposta a queste domande è probabilmente no.
Forse mi sbaglio, ma credo che la scelta artistica di mostrare il corpo sia al 90% una scelta commerciale (lasciando quel 10% al beneficio del dubbio). Il corpo femminile è presentato ovunque con lo scopo di attirare il pubblico maschile, in un gioco commerciale che dura da almeno trent'anni, da cui nessuno è esente. Con questo non voglio moralizzare dicendo che mostrare il proprio corpo sia giusto o sbagliato o scandaloso. Semplicemente esprimo l'opinione di un'osservatrice esterna, con una visione forse limitata, senza dare giudizi ed a favore della libertà d'espressione. Libertà d'espressione significa che se hai il piacere di mostrare il tuo corpo, bene, purché tu lo faccia per te stessa principalmente, senz'alcuna costrizione od obbligo contrattuale. 
Ed anche in tal caso, gli insulti inutili sulla fisicità, armonia estetica e quant'altro, sono da evitare.

A tal proposito, ciò che apprezzo molto nelle tendenze attuali è la scelta di mostrare corpi non necessariamente corrispondenti al canone di bellezza. Piuttosto di mostrare corpi statuari o esili o con proporzioni inverosimili, si tende sempre più a mostrare corpi reali, che presentano anche imperfezioni. Valorizzare le imperfezioni perché vengano accettate, perché possano essere esse stesse considerate parte della bellezza, è importantissimo per evitare che le giovani generazioni siano ossessionate da modelli inverosimili. Ciò non significa invitare i giovani a non prendersi cura del proprio corpo, ma mostrare le differenze tra corpi, che non necessariamente devono rispettare certi canoni per essere considerati belli.


Parentesi sociale

Partiamo dalla grammatica. Sin dalla grammatica, il maschile è il genere preponderante. L'aggettivo rivolto ad una lista di nomi che include nomi maschili e femminili è sempre di genere maschile. Questa regola non si limita alla lingua italiana, ma alla gran parte delle lingue indoeuropee. 
I nomi di molti mestieri importanti, quali "ingegnere", "giudice", "notaio" e simili, non hanno un genere femminile, o comunque non viene usato nella lingua italiana corrente. Inoltre i pronomi personali non includono un genere neutro o misto. 
Sebbene neanch'io abbia una buona percezione dell'importanza di rendere il linguaggio inclusivo, penso comunque si debba fare lo sforzo di mantenere il massimo rispetto nei confronti della persona cui ci si rivolge.

A proposito di rispetto ed uso del linguaggio, la parola isteria deriva dal greco hystera, utero. L'aggettivo "isterico", che in origine si riferiva solo a persone affette da spasmi parossistici, si utilizza spesso in maniera offensiva contro le donne. "Femmina isterica" o "donna isterica" sono senz'altro combinazioni più comuni di "maschio isterico" o "uomo isterico", utilizzate per descrivere in maniera inappropriata dei comportamenti che sono normali, ma spesso incompresi.

Giungiamo quindi agli aspetti sociali che la lingua implica. Vige solitamente il pregiudizio secondo cui le donne sono irrazionali, emotive, quindi isteriche, schizofreniche o illogiche. Incredibilmente, questi tre aggettivi mi sono stati rivolti più volte nel privato, ma anche a lavoro. Eppure non sono affetta da spasmi parossistici, perlomeno non ancora. Mi chiedo perché questi stessi termini non siano pensabili per un uomo. Credo che la risposta sia nel sessismo ancora insito nella società attuale, dove il femminismo non ha ancora vinto ed ha un gran lavoro da continuare a svolgere.

Chi pensa che le donne abbiano vantaggi, perché al liceo o all'università prendevano voti più alti, che il movimento femminista non abbia più motivo d'esistere, che le donne vadano protette specialmente per gli organi riproduttivi, è solitamente un maschio adulto frustrato. E credetemi, sento settimanalmente affermazioni di questo tipo fatte da alcuni colleghi uomini...

Vivo a Praga, dove c'è ancora un gran lavoro da svolgere per educare gli uomini al rispetto per le donne, anche paradossalmente per educare la gente che appartiene già ad un livello d'educazione superiore... 

Un professore importante nell'istituto di ricerca in cui lavoro è stato accusato di molestie nei confronti di diverse studentesse. Questo professore svolge ancora le sue mansioni all'interno dell'istituto, si è solo ritirato dalla mansione politica ricoperta all'Accademie delle Scienze. "Diverse studentesse" non sono sufficienti ad abbattere un uomo con sufficiente potere. "Le relazioni erano consenzienti", "Le studentesse hanno corteggiato il professore", "Qualunque cosa una donna denunci al giorno d'oggi è presa come verità". Queste frasi, più o meno parafrasate, sono state pronunciate da alcune persone del mio gruppo. 

Non so dove sia la verità, forse non lo saprò mai, ma credo che non si arrivi ad una denuncia tanto importante senz'alcuna prova o senza un fondo di verità. Se il professore viene corteggiato da giovani studentesse, può sempre agire da adulto e rifiutare di avere rapporti. Ma a quanto pare l'uomo non può non cedere alle diaboliche tentazioni femminili...giusto? 

Purtroppo se ne parla poco, si protegge chi ha già potere, si continua come se nulla fosse, fino al momento in cui le molestie vengono dimenticate. Possibilmente chi ha denunciato rinuncia a spendere ulteriori energie per quella che si prospetta essere una causa persa, ed il professore continua ad essere professore senz'alcuna vergogna.

Sono Italiana. La percentuale di femminicidi in Italia è al 35-40% del totale degli omicidi annui. Eh no, il lavoro non manca: c'è ancora molta strada da percorrere prima che il femminismo vinca. 
Il cattolicesimo non è molto d'aiuto in questo percorso. Sebbene varie parrocchie siano moderne abbastanza da salvare anche donne e ragazze in condizioni a rischio, la dottrina cattolica di base non ha una bellissima visione della donna, che rimane comunque relegata a ruoli tradizionali ed a gabbie sociali. 

Penso che una buona educazione alla libertà ed al rispetto serva molto di più di qualunque altra forma d'educazione religiosa o scolastica, la quale comporta spesso competizione ed individualismo.  

Forse la libertà ed il rispetto sono proprio ciò che manca alla società per accogliere completamente ogni preziosa forma di minoranza o, nel caso delle donne, di "maggioranza sottovalutata".

 

Bradamante 

 

 

 

 

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