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Il canottaggio: è diverso dalla canoa ed è accessibile a tutti (quelli che sono disposti a fare remoergometro)
Volete fare innervosire un canottiere? Questo articolo ha la soluzione per voi: chiedete "Come va con la canoa?". Dietro una innocente manifestazione di interesse si cela un errore terribile. Peggio di un insulto alla famiglia. Leggendo l'articolo, capirete perché.
Non voglio dilungarmi in descrizioni ultraspecifiche del micro-ambiente sportivo che ho frequentato per quindici anni, le generazioni di atleti che ho visto passare dal capannone, le sensazioni post-allenamento, i bellissimi discorsi motivazionali dell'allenatore, le emozioni delle gare, il mix di sudore e acqua del porto sulla pelle, le staffette natalizie al r********etro (seguono spiegazioni nell'articolo) dove il caposquasdra della squadra perdente viene buttato in acqua.
'n po' mi scoccia metterci la mia foto a sedici anni, ma è per darvi l'idea, apprezzate 'sto sacrificio
Il canottaggio non regala solo soddisfazioni sportive ma anche bei paesaggi da una prospettiva originale, lo stimolo a girare un po', e momenti di condivisione
Questo è un articolo scherzoso e divulgativo, un po' nostalgico, sul canottaggio. Nella migliore delle ipotesi, dopo la lettura dell'articolo vi verrà voglia di provare questo sport. Oppure non ve ne frega niente e basta.
Partiamo però dalle basi. Non mi stancherò mai di dirlo: il canottaggio è diverso dalla canoa e, soprattutto, il canottaggio non è "quello che si fa così" [segue movimento scomposto delle braccia].
Le barche da canottaggio (guai a chiamarle canoe) hanno degli scalmi, strutture metalliche che reggono dei remi (non pagaie), che vengono messi in movimento da un canottiere (non canoista) seduto nella maggior parte dei casi su un carrello mobile (esiste il canottaggio a sedile fisso, ma è meno diffuso).
Un canottiere può avere un remo (voga di punta) o due remi (voga di coppia). Le specialità di coppia sono: singolo, doppio e quattro di coppia. Le specialità di punta sono il due, il quattro e l'otto. Vietato parlare di doppio se si parla di punta. Si dice due. Però non abbiamo ancora finito. Solo le specialità di punta possono avere o non avere il timoniere. L'otto ha per forza il timoniere. Per le specialità "due" e "quattro" bisogna sempre specificare se "con" o "senza". L'otto è sempre "con", quindi non si deve mai specificare. Le specialità classiche quindi sono: singolo, doppio, quattro di coppia, due con, due senza, quattro con, quattro senza, otto.
Il "colpo" si chiama palata (o al massimo "colpo" ma mai pagaiata).
È "quello dei fratelli Abbagnale". Sì, esatto, non quello di Josefa Idem.
Cenni storici
Le origini antiche del canottaggio risalgono a tempi lontani, quando
l'uomo ha scoperto il potenziale dei remi come mezzo di trasporto e
strumento di guerra navale. Da millenni, diverse civiltà hanno sfruttato
la potenza dei remi per spostarsi lungo fiumi, laghi e mari. Oggi esistono svariati mezzi di trasporto più comodi e veloci ma ci sono ancora alcuni appassionati che preferiscono trascurare l'invenzione del motore a scoppio e continuare a mettere al centro della propria vita la prima legge del canottaggio:
Braccia-Schiena-Gambe-Gambe-Schiena-Braccia.
Un canottiere deve raccogliere una matita da terra?
Braccia-Schiena-Gambe-Gambe-Schiena-Braccia
Mi passi il sale e l'olio?
Braccia-Schiena-Gambe-Gambe-Schiena-Braccia
Alzarsi dal letto la mattina?
Braccia-Schiena-Gambe-Gambe-Schiena-Braccia
Come ti chiami?
Braccia-Schiena-Gambe-Gambe-Schiena-Braccia
L'ordine di movimento è sempre quello.
Il rem*ergometro
Data la natura cruenta dell'argomento trattato, il paragrafo potrebbe turbare le persone più sensibili.
Nel suo trattato Dei delitti e delle pene, Cesare Beccaria critica aspramente l'utilizzo della tortura. Chi ha inventato il rowing ergometer o rem*ergometro, probabilmente, non lo ha letto. La censura della parola è quindi obbligatoria. Non solo perché io stesso ho paura di nominare il Voldemort del canottaggio, ma anche perché la parola corretta sarebbe remoergometro. Vi giuro che in quindici anni non ho mai sentito nessuno chiamarlo in questo modo. Remergometro. La o è superflua.
Era necessaria tutta questa introduzione terribile e inquietante per descrivere un innocente simulatore di voga? Sì, perché mi consente di introdurre la seconda legge del canottaggio:
Se ti piace fare remergometro, non stai usando bene il remergometro.
E veniamo dunque al paragrafo successivo: il temutissimo seimila.
Il remergometro (versione non censurata): il Seimila
Ogni giorno, anche mentre stai leggendo questo articolo, il remergometro continua a mietere vittime in ogni paese del mondo.
Il simulatore di voga sarebbe uno strumento adorabile se a un certo punto non si mescolasse con la matematica. Sul suo computer compaiono tanti numerini che indicano la tua velocità. Per motivi di praticità, l'unità di misura è il tempo impiegato a percorrere 500m. Quindi, se un canottiere ti dice che ha fatto "un seimila a due" (che non è un tempo da grande atleta, ma serve un po' di impegno per raggiungere questo traguardo), per calcolare quanto tempo ha impiegato, dovrai fare un calcolo molto semplice: quanti 500 m ci sono in 6000 m? 6000 m / 500 m = 12. Dopodiché basta moltiplicare per 2 min per ottenere
24 minuti a disposizione per maledire il giorno in cui hai cominciato a fare questo sport,
di pura sofferenza gratuita, vociate dell'allenatore e sputata di sangue.
Intervallo abbastanza breve da doverlo tirare al massimo, e abbastanza lungo da corrodere il corpo e l'anima.
Se sei uno di quelli che utilizza il remergometro facendo dei lunghi a blanda intensità per consumare più calorie possibile, probabilmente non c'hai fatto caso, ma appunto dipende dagli obiettivi. L'unico modo di migliorare i propri tempi è fare "percorsi" (sia in barca sia al remergometro). Non solo i seimila (1x6000, 2x6000, 3x6000) ma anche i 500, i 1000 (10x1000), i 1500 (distanza gara per i cadetti), i 2000 (distanza gara dalla categoria ragazzi in su), i 3000 e i più rari (ma sempre possibili) 4000.
Questioni di fisica
Il canottaggio strappa la sua terza legge al mondo della fisica, ed in particolare, della dinamica. D'altra parte, si tratta proprio di questo. Un raggio di sole colpisce una pianta, trasferendole un po' di energia. L'uomo ha imparato a trasformare questa energia in panini, pasta, granite e briosce. Queste queste briosce vengono scomposte dal nostro sistema digerente e i canottieri, tramite i propri remi, utilizzano l'energia che deriva dalla digestione per esercitare una pressione sull'acqua. In risposta, il sistema barca-remo-canottiere ottiene una spinta uguale e contraria, che consente di vincere l'attrito esercitato dall'acqua e di procedere in avanti. Ed è proprio questa la terza legge del canottaggio.
A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.
La frase, però, non va interpretata solo in maniera letterale. Lo sportivo, e in particolare il canottiere, sa che ad ogni azione (seguire gli allenamenti con costanza, con metodo, alimentarsi per bene, dormire adeguatamente, non bere alcolici) corrisponde una conseguenza, che andrà ad impattare sulla prestazione, e quindi sulle gare. Questo paragrafo sulla terza legge del canottaggio non è casuale e si ispira ai numerosi discorsi motivazionali post-gara dell'Altissimo, nei quali è stata abbondantemente citata.
E se volessi cominciare a fare canottaggio? Il doppio cànoe
Uno dei problemi apparentemente insormontabili di chi vuole cominciare a fare canottaggio è la ricerca costante di un equilibrio. I singoli sono piuttosto instabili e, per poter sopravvivere ad un'uscita in singolo serve un minimo di esperienza. Di solito l'esperienza si acquisisce in doppio, con una persona esperta (in quindici anni penso di aver fatto provare il canottaggio ad almeno un centinaio di "nuove leve", sia promettenti atleti sia gente destinata ad abbandonare dopo dieci giorni). Esiste una versione più stabile del doppio, ottima specialmente per chi sta cominciando. Ricordate quando vi ho detto che il canottaggio è diverso dalla c****a? Esiste solo un contesto in cui quella combinazione di lettere può essere scritta o pronunciata. Eppure, un canottiere ha talmente tanta diffidenza nel pronunciare quella parola, che preferisce cambiarne l'accento. Il doppio cànoe è la versione più stabile del doppio classico. Non è mai troppo tardi per provare un nuovo sport! Metto a disposizione la mia esperienza, se vi serve.
Il valore dell'indipendenza e della comunità
Come avete intuito tra le righe di questo articolo, il canottaggio non si limita al proprio allenamento, ma un canottiere deve imparare a gestire ottomila cose contemporaneamente:
- l'allenamento, che a sua volta si distingue in corsa, potenziamento muscolare, remergometro e barca
- la pulizia delle imbarcazioni (l'acqua salata rovina le barche, e poi bisogna metterle al posto giusto)
- segnare correttamente i tempi e le informazioni importanti
- montare e smontare barche (o almeno sistemarle prima dell'uscita)
- accogliere e aiutare i meno esperti o i più piccoli a diventare indipendenti
Durante la mia permanenza al capannone ho deciso di dare un grande valore a questo aspetto, mettendomi al servizio delle necessità della comunità.
Ed è proprio per il bene della comunità che è stata inventata la quarta legge del canottaggio:
Lavatevi, sistematevi, smontatevi le barche in autonomia (che vostra mamma non c'è). E non dimenticate l'acqua da bere. E il cappellino se fa caldissimo. O il k-way se piove.
Il dentista alle 18.00 e la nonna che aspetta in macchina sono problemi che non ci riguardano. L'allenamento comprende anche questo. Solo tu puoi badare a te stesso.
(Quarta legge del Canottaggio, prima legge della vita).
Licc
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