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Bontà e cattiveria: chi sono costoro?

Sin dall'infanzia, siamo educati ai concetti di bontà e cattiveria. Se ascolti la mamma e la maestra, sei un "bimbo buono"; se fai i capricci, sei un "bimbo cattivo"; se vai bene a scuola, potresti essere una "secchia" per i tuoi compagni (o un "nerd", a seconda delle generazioni), ma anche un "ottimo studente" per i tuoi insegnanti; mentre se vai male a scuola, spesso rimani un "cattivo esempio" sia per i tuoi compagni sia per i tuoi insegnanti; e così via, sino all'età adulta.  Ma cosa sono realmente  la bontà e la cattiveria, il bene ed il male? Mi sono posta questa domanda diverse volte nella vita, per capire come agire, cos'è giusto e cos'è sbagliato. Non ho mai trovato nessuna vera risposta univoca. Da piccola perlopiù seguivo l'opinione degli adulti: ciò che era bene per loro, era bene per me. Non ero una grande ribelle, anche se non esitavo a contraddire i miei genitori non appena scorgevo delle inc...

Vivere di parole

 "Scrivano pubblico egiziano", realizzato da Lui Carmine

 

In fondo mi sarebbe piaciuto vivere di parole. Ammaliare il lettore, inchiodarlo alla traccia di inchiostro lasciata dalla mia mano – mano da allenare per stare dietro alla testa pensante – affabulare.

Certo, sarei stato vigile: mai e poi mai avrei desiderato di percorrere, con la scrittura, strade trite e ritrite. Per due motivi almeno, che in fondo si intersecano. Non ci avrei trovato nulla di bello ad alimentare un chiacchiericcio sterile e stridulo per il solo desiderio di far parte della categoria degli scrittori. Anche perché – e questo è il secondo motivo – sono sempre stato convinto del fatto che il tempo è un bene prezioso che non va sprecato. E non parlo tanto del tempo di me scrittore – in fondo se voglio buttarlo via, chi può impedirmelo? – quanto quello del lettore; anzi, del Lettore.

Il tempo del Lettore è sacro e andrebbe rispettato. Mai andrebbe messo a rischio con tracce di inchiostro trite, ritrite, inutili e insulse. Questo è il rischio sempre dietro l’angolo, non rendersi conto dei limiti del proprio dire – su carta o verbalmente poco importa. A voler essere integralisti e manichei, mi verrebbe da dire che tutto è stato detto, ivi ricompreso quello che adesso sto scrivendo.

Così me ne sono stato di massima in un cantuccio. Ogni tanto – come negarlo – ho imbrattato un foglio di carta con un pensiero. Ma quasi sempre l’ho lasciato lì, senza sollecitare alcuno alla lettura. Perché il tempo del Lettore è sacro ed io non vorrei mai rubarglielo.

 

 

Lui Carmine

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