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Porta Garibaldi non è il vero Fortino. Tutta la storia del monumento al Re Lazzarone e delle fortificazioni cittadine di Catania

Ci sono cose che a Catania non puoi nominare apertamente. Una di queste è la morte. D'altronde i catanesi hanno coniato tutta una serie di detti coloriti per identificare questo passaggio inevitabile. Uno dei più famosi riguarda l'ultimo viaggio terreno: su puttanu 'e Tri Canceddi . Questo cimitero monumentale è stato edificato in località Acquicella nel 1866, quando i legislatori capirono che non era un'ottima idea quella di seppellire i morti all'interno delle mura cittadine. Almeno dal punto di vista igienico. Sicuramente più antico è il detto ci misunu u cappott'i lignu , cioè il cappotto di legno, una comodissima veste che un mortale indossa prima di iri a parrari - spiramu - ccu San Petru , cioè il custode del Paradiso.   Un passaggio obbligato per questo ultimo viaggio è Piazza Palestro. Ed è qui che anticamente andavano a confluire i lentissimi cortei funebri provenienti dalla città murata, dal centro storico. Questi cortei procedevano a passo d'uomo...

PERCHÉ LA VITTORIA DI ERDOGAN SPAVENTA L’OCCIDENTE

e perché fa contento Putin

 

"La nostra gente ci ha dato fiducia ancora una volta, questa vittoria apre le porte al secolo della Turchia". Queste le parole di Recep Tayyip Erdoğan dopo aver vinto il ballottaggio delle elezioni presidenziali tenutesi domenica nel paese. Neppure il kemalista Kılıçdaroğlu, leader del CHP (Partito Repubblicano del Popolo), ha potuto porre fine a quello che a tutti gli effetti potremmo definire un sultanato. Un dato importante è però da segnalare, per la prima volta Erdoğan è stato costretto ad affrontare un ballottaggio e quasi il 50% dei turchi ha votato contro di lui. Indici di un cedimento vicino? Può essere, ciò che è certo è che governerà il paese ancora fino al 2028. E l’Occidente? 

 

Recep Tayyip Erdoğan

 

UNA DITTATURA COMPETITIVA

Negli ultimi anni, l’appena rieletto presidente turco si è macchiato di alcune azioni non propriamente confacenti ad un leader democratico. È notizia recente l’arresto di Kemal Ozkiraz, fondatore dell’istituto sondaggistico Avrasya che aveva previsto una sconfitta di Erdoğan alle elezioni. Va ricordata inoltre la tendenza del Sultano alla violazione della libertà di stampa oltre che ad un atteggiamento illegittimo nei confronti dell’opposizione. Emblematico in questo senso l’arresto di Selahattin Demirtaş, leader del HDP (partito curdo) e uno dei principali oppositori di Erdoğan. Piccola curiosità: Erdoğan è anche un negazionista del genocidio armeno, tematica che l’ha portato a scontrarsi anche con Papa Francesco nel 2015. Va tuttavia ricordato che pur essendo la Turchia un paese non propriamente democratico, vengono tenute lo stesso delle elezioni più o meno libere che non sempre vedono il presidente turco stravincere. In Turchia c’è inoltre una divisione dei poteri (seppur siano strettamente controllati dal AKP, il partito di governo) ed ecco perché trovo calzante la definizione “dittatura competitiva”, definizione che ci permette di separare la terra di Erdoğan da paesi molto meno democratici come ad esempio la Cina.

 

ASSE MOSCA-ANKARA

Parlando di dittature come possiamo non citare gli ambigui rapporti del presidente turco con Vladimir Putin (primo insieme ad Orban a complimentarsi per il successo elettorale)? Pur essendo un paese NATO, la Turchia è diventata un importante interlocutore della Russia, a tal punto che in Occidente hanno sempre più preso piede i sospetti riguardo ad un possibile coinvolgimento turco nelle operazioni di elusione delle sanzioni da parte dei russi. Da quando ha avuto inizio la folle invasione dell’Ucraina, Erdoğan non si è mai schierato pienamente dalla parte del popolo ucraino, preferendo invece mantenere un approccio equidistante che contribuisce a peggiorare le già fragili relazioni col blocco occidentale. Il Sultano ha sì condannato l’invasione russa, ma non si è dichiarato intenzionato a sanzionare il regime moscovita né ha provveduto a chiudere il suo spazio aereo. Come se non bastasse, il governo turco ha accettato di pagare il gas russo in rubli, in contrasto con quanto era stato deciso a livello europeo sul tema.

 

IL DOSSIER SVEZIA

Molto interessati (ma finiti per essere delusi) all’esito delle elezioni erano certamente anche i cittadini svedesi. Infatti, ormai da qualche mese Erdoğan sta bloccando la richiesta di adesione alla Nato da parte della Svezia, rea secondo il Sultano di dare rifugio a dei terroristi curdi. «Pensioni per organizzazioni terroristiche»: così Erdoğan definiva a maggio Stoccolma ed Helsinki (sulla quale ha poi ceduto, lasciando che entrasse nell’alleanza atlantica). Tuttavia il presidente turco sembra aver dimenticato che il PKK, classificato come un’organizzazione terroristica praticamente in tutto il mondo, è fuori legge in Svezia dall’orwelliano 1984. Nell’ottica delle relazioni già non particolarmente stabili tra Stoccolma e Ankara, certo non ha aiutato l’impiccagione di un pupazzo con le sembianze di Erdoğan davanti al municipio della capitale svedese. L’atto è stato poi rivendicato da un’organizzazione svedese pro-curdi che ha invitato il presidente turco a dimettersi per non finire come il suo corrispettivo fantoccio.

 

A causa di tutte queste ragioni, il paese di Mustafa Kemal Ataturk è oggi visto con preoccupazione da parte della politica occidentale, conscia che la Turchia sia un paese cruciale nell’ambito della geopolitica mondiale e che non debba quindi scivolare tra le braccia di Putin.

 

                                                                                         Alessandro Bignami

 

 

 


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