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Porta Garibaldi non è il vero Fortino. Tutta la storia del monumento al Re Lazzarone e delle fortificazioni cittadine di Catania

Ci sono cose che a Catania non puoi nominare apertamente. Una di queste è la morte. D'altronde i catanesi hanno coniato tutta una serie di detti coloriti per identificare questo passaggio inevitabile. Uno dei più famosi riguarda l'ultimo viaggio terreno: su puttanu 'e Tri Canceddi . Questo cimitero monumentale è stato edificato in località Acquicella nel 1866, quando i legislatori capirono che non era un'ottima idea quella di seppellire i morti all'interno delle mura cittadine. Almeno dal punto di vista igienico. Sicuramente più antico è il detto ci misunu u cappott'i lignu , cioè il cappotto di legno, una comodissima veste che un mortale indossa prima di iri a parrari - spiramu - ccu San Petru , cioè il custode del Paradiso.   Un passaggio obbligato per questo ultimo viaggio è Piazza Palestro. Ed è qui che anticamente andavano a confluire i lentissimi cortei funebri provenienti dalla città murata, dal centro storico. Questi cortei procedevano a passo d'uomo...

Parnassius guccinii - l'entomologia incontra la musica, l'attivismo politico e l'amore

Forse non tutti sanno che una farfalla dell'Appennino tosco-emiliano porta il nome di Guccini. Non è una specie autonoma, come talvolta viene indicato, ma una sottospecie di Parnassius mnemosyne, una farfalla della famiglia Papilionidae. Fu identificata nel 1992 sull'Appennino tosco-emiliano dall'entomologo Giovanni Sala, che decise di dedicarla al suo cantautore preferito.

La cosa divertente è che Guccini accolse la dedica con il suo consueto umorismo. In un'intervista del 1994, parlando della nuova farfalla, scherzò sul fatto che finalmente aveva una buona scusa per entrare davvero nell'immortalità.

Parnassius Guccinii - Francesco Guccini Official 

Il collegamento che piace ai fan dei fan delle strutture ricorsive

Guccini ha chiamato uno dei suoi album Parnassius guccinii. Ogni volta che l'album viene riprodotto, migliaia di farfalle continuano a volare sull'appennino tosco-emiliano, magari nelle vicinanze di Pavana, la casa dei nonni di Guccini. Fra tutte le canzoni dell'Album Parnassius guccinii, voglio ricordarne particolarmente due.

Canzone per Silvia 

Nah, nessuna dedica d'amore strappalacrime. Silvia Baraldini è un'attivista italiana detenuta negli Stati Uniti dal 1982 e condannata a 43 anni di carcere per il suo coinvolgimento nel Black Liberation Army e per la partecipazione a una rapina. Guccini non la conosceva personalmente: lo ha spiegato lui stesso, precisando di aver scritto la canzone perché della sua vicenda si parlava poco e perché, più che della liberazione, si chiedeva almeno la sua estradizione in Italia.

All'inizio del brano Guccini descrive la Florida, il cielo, le strade infinite, i motel, le paludi, il paesaggio americano. La Statua della Libertà, uno dei simboli più potenti dell'identità americana, per Silvia rappresenta esattamente il contrario di ciò che dovrebbe rappresentare: la repressione.

Guccini poi sposta il discorso dalla vicenda individuale a quello che considera il problema politico: la paura del diverso, del dissenso e di chi vuole cambiare le cose. Nella sua interpretazione, il caso Baraldini diventa quindi il simbolo di un sistema che pretende di difendere la libertà ma che, contemporaneamente, può imprigionare chi esprime idee radicalmente diverse.

Il messaggio finale è racchiuso nella frase che Guccini immagina sulla sua maglietta: «l'ignoranza fa paura» e il silenzio equivale alla morte.

Farewell

«Farewell» è invece il grande brano sentimentale di Parnassius Guccinii, e nemmeno questa è una dedica d'amore strappalacrime. Anzi. è un brano devastante.

Guccini la scrisse dopo la fine della relazione con Angela, la compagna con cui aveva vissuto per alcuni anni. Il titolo inglese, Farewell, «addio», rende già l'idea: è una canzone sul sulla consapevolezza di una una che è finita e non può essere ricostruita, nonostante il suo valore venga riconosciuto.

Il ricordo dell'amore, infatti, rimane, cambiando natura. Quello che una volta era presente diventa memoria; quello che sembrava eterno si rivela invece temporaneo. È una delle riflessioni tipicamente gucciniane sul tempo: le cose finiscono non necessariamente perché siano state sbagliate, ma semplicemente perché il tempo modifica le persone.

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