Passa ai contenuti principali

In primo piano

Bontà e cattiveria: chi sono costoro?

Sin dall'infanzia, siamo educati ai concetti di bontà e cattiveria. Se ascolti la mamma e la maestra, sei un "bimbo buono"; se fai i capricci, sei un "bimbo cattivo"; se vai bene a scuola, potresti essere una "secchia" per i tuoi compagni (o un "nerd", a seconda delle generazioni), ma anche un "ottimo studente" per i tuoi insegnanti; mentre se vai male a scuola, spesso rimani un "cattivo esempio" sia per i tuoi compagni sia per i tuoi insegnanti; e così via, sino all'età adulta.  Ma cosa sono realmente  la bontà e la cattiveria, il bene ed il male? Mi sono posta questa domanda diverse volte nella vita, per capire come agire, cos'è giusto e cos'è sbagliato. Non ho mai trovato nessuna vera risposta univoca. Da piccola perlopiù seguivo l'opinione degli adulti: ciò che era bene per loro, era bene per me. Non ero una grande ribelle, anche se non esitavo a contraddire i miei genitori non appena scorgevo delle inc...

Al-Andalus - Un itinerario attraverso quattro splendide città

L'Andalusia è una regione spagnola composta da otto province: Almería, Cádiz, Córdoba, Granada, Huelva, Jaén, Málaga e Siviglia, che è il suo capoluogo. In questo viaggio del 2026, ho visitato Siviglia, Cordoba, Granada e Malaga e ve le racconto. Durante il mio viaggio in Andalusia ho trascorso tre notti a Siviglia, dedicando anche una gita in giornata a Cordoba. Per questo spostamento consiglio di prenotare in anticipo i treni RENFE, poiché i prezzi variano in modo simile a quelli dei voli aerei e tendono ad aumentare rapidamente. In alternativa, una valida opzione sono gli autobus ALSA.

In generale, organizzare questi trasferimenti prima della partenza è sicuramente la scelta più conveniente.
Successivamente ho trascorso due notti a Granada e una notte a Malaga. Questo itinerario si è rivelato sufficiente per visitare le principali attrazioni e scoprire i luoghi più belli di ciascuna città. Tuttavia, per vivere davvero l’atmosfera autentica dell’Andalusia, assaporarne i ritmi e immergersi pienamente nella cultura locale, un viaggio di 20-30 giorni sarebbe senza dubbio l’ideale.

Cenni storici comuni

L’Andalusia è una terra il cui passato riflette l’incontro di popoli e culture diverse, che nel corso dei secoli hanno modellato profondamente il paesaggio, l’architettura e l’identità della regione. Il nome stesso Andalusia deriva probabilmente dal termine arabo Al-Andalus, con cui i musulmani indicarono i territori della penisola iberica conquistati a partire dall’VIII secolo. L’origine più remota del termine resta ancora dibattuta: secondo alcune interpretazioni potrebbe derivare dal nome dei Vandali, popolazione germanica che attraversò la penisola nel V secolo, anche se questa teoria non è universalmente accettata.

In Andalusia furono presenti civiltà fenicie, romane, visigote e islamiche, ciascuna lasciando un'impronta profonda nel paesaggio, nell'architettura e nella cultura. Tra l'VIII e il XV secolo fu il cuore di Al-Andalus, uno dei principali centri politici, scientifici e artistici del Mediterraneo, dove convivevano, pur con alterne vicende, tradizioni islamiche, cristiane ed ebraiche.

Nel 711 d.C., l’invasione musulmana guidata da eserciti arabo-berberi segnò la nascita di Al-Andalus: un territorio arabo, che nei secoli successivi sarebbe diventato uno dei principali centri politici, scientifici e artistici del Mediterraneo, nella penisola spagnola. In questo periodo si sviluppò una società straordinariamente dinamica, caratterizzata dalla convivenza di tradizioni islamiche, cristiane ed ebraiche, favorendo un eccezionale sviluppo culturale, filosofico e architettonico.

Gradualmente, tuttavia, a partire dal Nord della penisola iberica iniziò gradualmente la Reconquista cristiana, un lungo processo militare durato diversi secoli che portò i regni cristiani a riconquistare progressivamente i territori musulmani. In Andalusia l’avanzata avvenne in maniera graduale: Cordoba, allora capitale del califfato e simbolo del potere islamico, cadde nel 1236 sotto il controllo di Ferdinando III di Castiglia; Siviglia venne conquistata nel 1248, diventando uno dei principali centri del regno castigliano. Rimase indipendente più a lungo il Regno di Granada, ultimo stato musulmano della penisola, che resistette fino al 1492, anno in cui i sovrani cattolici Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona completarono definitivamente la Reconquista.

La fine del dominio islamico non cancellò però l’eredità accumulata in quasi otto secoli di storia. Ancora oggi questa stratificazione culturale è visibile nei grandi monumenti, nei quartieri storici, nei palazzi decorati secondo l’arte mudéjar, nei sistemi di irrigazione, nella gastronomia e nell’identità stessa dell’Andalusia, una delle regioni europee dove il dialogo tra civiltà diverse ha lasciato le tracce più profonde e affascinanti.

Per questi motivi, l’Andalusia occupa un posto particolare all’interno della Spagna. Più vicina geograficamente al Nord Africa che al cuore dell’Europa continentale, questa regione conserva un’identità profondamente mediterranea, visibile nell’architettura, nella musica, nella gastronomia e persino nei ritmi quotidiani. 

Terminata la necessaria ricostruzione storica, passo al racconto del mio viaggio città per città, un itinerario che mi ha permesso di osservare da vicino come secoli di storia continuino ancora oggi a vivere nei paesaggi, nel cibo e nelle tradizioni quotidiane. Nel descrivere le diverse tappe, aggiungerò anche alcuni approfondimenti che derivano dagli spunti raccolti durante l’esperienza di viaggio.

Siviglia

Il mio viaggio in Andalusia è iniziato da Siviglia, città che sin dal primo impatto trasmette un’identità fortissima, costruita nei secoli dall’incontro tra cultura araba, tradizione cristiana e anima popolare andalusa. Durante una passeggiata serale ho attraversato alcuni dei luoghi simbolo del centro storico: la maestosa Cattedrale di Siviglia, l’adiacente Archivio delle Indie, custode della documentazione relativa ai territori coloniali spagnoli nelle Americhe, il grande parco cittadino e soprattutto la scenografica Plaza de España, probabilmente uno degli spazi urbani più belli di tutta la Spagna.


Il giorno seguente, ho dedicato circa sei ore alla visita del Real Alcázar de Sevilla, il palazzo reale ancora oggi utilizzato dalla monarchia spagnola durante le visite ufficiali in città. Il complesso rappresenta una straordinaria sintesi di architettura islamica e cristiana: dopo la Reconquista, infatti, i sovrani castigliani conservarono gran parte dell’estetica araba dando origine al celebre stile mudéjar, elemento che caratterizza profondamente l’arte andalusa.

 

  

Ho poi visitato il celebre quartiere di Triana, storicamente quartiere popolare di marinai, ceramisti e artigiani, separato dal centro dal fiume Guadalquivir. Triana conserva ancora oggi una forte identità autonoma ed è considerata uno dei luoghi fondamentali nella nascita del flamenco, insieme a Cadice, Granada (quartiere del Sacromonte) e Jerez de la Frontera. Proprio qui ha avuto origine gran parte dell’evoluzione di questa forma artistica, oggi patrimonio culturale immateriale dell’umanità. 

Con un tour guidato a piedi di circa due ore ho poi approfondito il quartiere ebraico e il pittoresco quartiere di Santa Cruz, antico labirinto di vicoli bianchi, patios nascosti e piazze raccolte. Qui si trova anche il celebre Balcone di Rosina, in Plaza de Alfaro, luogo associato alla tradizione letteraria del Barbiere di Siviglia.




La città conserva anche numerose testimonianze legate alla storia economica dell’impero spagnolo. L’antica Fabbrica Reale di Tabacco, resa celebre dalla figura della Cigarrera, impiegava circa cinquemila lavoratori, molte delle quali donne, e lavorava il tabacco proveniente dalle Americhe. Sul fiume Guadalquivir si erge invece la Torre del Oro, torre militare del XIII secolo costruita dalla dinastia almohade per controllare l’accesso fluviale al porto cittadino.



Dall’alto di un centro dedicato alla biodiversità urbana abbiamo potuto osservare il panorama cittadino, dominato dalla silhouette della Giralda, anticamente minareto della moschea principale e oggi campanile della cattedrale, uno dei simboli assoluti della città.



Un elemento artistico molto presente a Siviglia è quello degli azulejos, le tipiche piastrelle decorative smaltate. Il termine deriva dall’arabo al-zillīj, cioè “piccola pietra lucidata”. Sebbene siano oggi associate soprattutto al Portogallo, la loro tradizione nasce proprio in Andalusia e in particolare a Triana, storico centro di produzione ceramica, mentre in Portogallo questa tecnica si è successivamente evoluta fino a diventare una vera icona nazionale.

 

Come recita una celebre canzone popolare: Sevilla tiene un color especial e probabilmente nessuna definizione riesce a descrivere meglio l’anima di questa città.

 

Cordoba

Da Siviglia ho poi raggiunto Córdoba, città che nel X secolo fu una delle più grandi e avanzate d’Europa, capitale del califfato omayyade e centro di straordinario sviluppo culturale. Qui ho visitato la storica Judería, l’antico quartiere ebraico, con la sua Sinagoga di Córdoba, una delle rarissime sinagoghe medievali sopravvissute in Spagna.


Il monumento più impressionante della città è senza dubbio la Mezquita de Córdoba, probabilmente il secondo monumento più importante dell’Andalusia dopo l’Alhambra di Granada. Le sue celebri file di colonne sormontate dagli archi bicolori rossi e bianchi rappresentano una delle immagini più celebri dell’architettura islamica europea. Dopo la Reconquista l’edificio venne trasformato in cattedrale cristiana, ma la struttura originaria della moschea rimase straordinariamente conservata, creando un raro esempio di sovrapposizione architettonica tra due mondi religiosi.

       

 

Ho passeggiato infine tra i celebri Patios di Cordoba, ricchi di gerani, basilico, begonie, falso papiro e antichi strumenti agricoli. La loro struttura mi ha ricordato sorprendentemente i cortili storici di Catania, sia nella disposizione interna sia nella funzione di spazio domestico condiviso.






Dal punto di vista gastronomico, Cordoba mi ha regalato due esperienze autentiche: la famosa tortilla di Santos, locale storico molto frequentato accanto alla Mezquita, e il tradizionale Salmorejo Cordobés, crema fredda a base di pomodoro, pane, olio extravergine e uovo (da me richiesta sin jamon), considerata una delle preparazioni più rappresentative della cucina locale.


 

Granada

Dopo Siviglia e Cordoba, il viaggio è proseguito verso Granada, città che più di ogni altra conserva il ricordo dell’ultima fase della presenza islamica nella penisola iberica. Granada rappresentò infatti l’ultimo regno musulmano di Spagna e il 1492, anno simbolico nella storia europea, segnò la sua definitiva conquista da parte dei sovrani cattolici Isabella I di Castiglia e Ferdinando II d'Aragona, evento che concluse ufficialmente la Reconquista iniziata secoli prima.

La prima parte della visita è stata dedicata all’Albaicín, il quartiere storico che conserva ancora oggi la struttura urbana del periodo arabo, caratterizzato da vicoli stretti, case bianche e improvvisi scorci panoramici. Tradizionalmente il termine morisco indicava i musulmani convertiti al cristianesimo dopo la conquista cristiana, testimonianza di quel complesso processo di trasformazione religiosa e culturale che caratterizzò la Spagna del tardo Medioevo.



Ho poi raggiunto il quartiere del Sacromonte, zona storicamente associata alla comunità gitana locale. Qui ho visitato il Museo Cuevas del Sacromonte, dove sono conservate le celebri abitazioni-grotta scavate nella roccia, utilizzate per secoli dalle famiglie gitane e ancora oggi simbolo di una cultura profondamente radicata nella storia della città.

 



Dal vicino Mirador de San Miguel ho potuto osservare uno splendido panorama dominato dalla catena montuosa della Sierra Nevada, le cui cime innevate anche in tarda primavera creano un contrasto sorprendente con il paesaggio urbano andaluso.

Il momento centrale del soggiorno è stato naturalmente la visita dell’Alhambra, probabilmente il complesso monumentale più straordinario di tutta l’Andalusia. Il nome deriva dall’arabo al-Ḥamrāʾ, cioè “la rossa”, probabilmente in riferimento al colore rossastro che le mura assumono al tramonto. L’Alhambra fu la residenza ufficiale della dinastia nasride, ultima dinastia musulmana che governò Granada prima della conquista cristiana.



La visita richiede diverse ore e permette di attraversare una straordinaria concentrazione di architettura, ingegneria idraulica e arte decorativa islamica. Ho visitato il raffinato Generalife, antica residenza estiva dei sovrani con i suoi celebri giardini irrigati; il monumentale Palazzo di Carlo V (lo stesso che costruì le mura della città di Catania), costruito dopo la conquista cristiana come segno del nuovo potere imperiale; la fortezza militare dell’Alcazaba; i magnifici Palazzi Nasridi, autentico capolavoro dell’arte islamica medievale con le loro decorazioni geometriche e calligrafiche; gli antichi bagni arabi e le numerose strutture che compongono questo vastissimo complesso. 

Anche la gastronomia locale si è rivelata memorabile. Ho assaggiato i celebri Piononos, piccoli dolci tipici di Granada dalla consistenza soffice e cremosa, insieme alle tradizionali Berenjenas con miel, melanzane fritte servite con miele di canna, uno dei contrasti dolce-salato più caratteristici della cucina andalusa.


 Pio Nono in carne e ossa (o meglio farina e zucchero)

Malaga

L’ultima tappa del viaggio è stata Málaga, città profondamente diversa dalle precedenti: meno segnata dall’eredità medievale islamica e più orientata verso una dimensione moderna, turistica e marittima. Nel centro storico ho osservato alcune antiche vasche romane utilizzate per la produzione del garum, la celebre salsa di pesce fermentato molto diffusa nella cucina romana antica. Poco distante sorgeva la celebre Casa de la Cultura, costruito sulle rovine romane del Teatro. Molti abitanti la ricordano ancora ironicamente con il nome di Casa de la Incultura, a testimonianza delle polemiche sorte attorno alla sua edificazione.




Ho visitato inoltre l’Alcazaba di Málaga, antica fortezza araba costruita in posizione strategica sulla collina che domina il centro, il vicino Castello di Gibralfaro e il sottostante Teatro Romano di Malaga, che raccontano perfettamente la sovrapposizione delle diverse civiltà che hanno abitato questa parte della Spagna.



Tra i simboli cittadini emerge la grande Cattedrale di Malaga, La Manquita, “la monca”, poiché una delle due torri previste nel progetto originario non venne mai completata.



Malaga è anche la città natale di Pablo Picasso, nato qui nel 1881. Ho visitato il celebre Museo Picasso e osservato dall’esterno la casa in cui l’artista trascorse i primi anni di vita, luogo che oggi costituisce una delle principali attrazioni culturali cittadine.

 

Passeggiando ho visitato inoltre i giardini pubblici, il museo archeologico e l’area portuale, protagonista di una grande trasformazione urbana recente che ha profondamente cambiato il volto della città, rendendola uno dei poli più dinamici della Costa del Sol.

 

Targa dello storico e non più esistente Café Central di Malaga. Oggi venduta come gadget nei negozi turistici, questa tabella aiutava l'utente a scegliere il tipo di caffè desiderato.


Il Flamenco

Il flamenco rappresenta una delle espressioni culturali più profonde dell’Andalusia. Nato tra il XVIII e il XIX secolo dall'incontro delle tradizioni gitane, arabe, ebraiche e popolari dell'Andalusia meridionale, unisce canto, musica e danza in una forma di espressione intensa e profondamente emotiva. Le sue componenti fondamentali sono il cante (canto), il toque (chitarra) e il baile (danza), ai quali si aggiunge il battito delle mani (palmas). Uno dei passi più popolari insegnati ai principianti è la Sevillana, tramandata attraverso una formula mnemonica molto semplice: prendo la mela, mangio la mela, butto la mela. Sebbene Siviglia sia il centro simbolico di questa tradizione, nelle province vicine come Huelva e Málaga è diffuso anche il fandango, altro storico genere musicale andaluso. Durante una passeggiata serale ho avuto anche la fortuna di assistere all’esibizione spontanea di un’artista di flamenco in una piazza del centro, esperienza che restituisce perfettamente il legame viscerale tra questa danza e la vita quotidiana locale. Ancora oggi il flamenco è una parte viva dell'identità andalusa, presente nelle feste popolari, nelle celebrazioni familiari e nei locali specializzati chiamati tablaos.



 

Federico Garcia Lorca

Parlando di flamenco, è impossibile non citare Federico García Lorca (1898-1936), uno dei più grandi poeti e drammaturghi spagnoli del Novecento, nato nei pressi di Granada e profondamente legato all’identità culturale andalusa. Nelle sue opere Lorca diede voce al mondo popolare della Spagna meridionale, ai gitani, alla musica tradizionale, alla sofferenza umana e a quell’intensità emotiva che considerava il cuore più autentico dell’arte.

Nei suoi studi e nelle sue conferenze elaborò il celebre concetto di duende, termine difficilmente traducibile ma essenziale per comprendere la cultura del flamenco. Il duende non coincide con il talento o con la tecnica, ma rappresenta una forza interiore, quasi misteriosa, una tensione emotiva profonda che emerge durante l’atto creativo e che permette all’artista di trasmettere verità, dolore, passione e autenticità. Secondo Lorca, mentre una performance perfetta può impressionare il pubblico, soltanto il duende riesce realmente a toccare qualcosa di universale nello spettatore. Nel flamenco questa dimensione emerge quando canto, musica e danza sembrano superare la pura esecuzione tecnica per trasformarsi in espressione viscerale dell’anima andalusa.

La vita di García Lorca ebbe però una fine tragica, che ancora oggi lo rende una figura simbolica della storia spagnola del Novecento. Allo scoppio della Guerra Civile Spagnola nel 1936, in un clima di crescente repressione politica, Lorca venne arrestato vicino Granada e fucilato dai militari nazionalisti legati alle forze franchiste il 19 agosto 1936, senza processo. Le ragioni precise restano ancora in parte discusse dagli storici, ma furono probabilmente determinanti le sue simpatie repubblicane, le sue posizioni progressiste e il clima di intolleranza dell’epoca. Il suo corpo non fu mai ritrovato con certezza. Ancora oggi Lorca rappresenta non solo uno dei massimi autori della letteratura spagnola, ma anche il simbolo di una Spagna ferita, nella quale arte, libertà e memoria storica si intrecciano profondamente.

La Semana Santa: la passione di Siviglia

La Semana Santa, la settimana che precede la Pasqua, è la manifestazione religiosa più importante dell'Andalusia e trova a Siviglia la sua espressione più celebre e spettacolare. Le sue origini risalgono al XVI secolo, quando le confraternite cittadine iniziarono a organizzare processioni pubbliche dedicate alla Passione di Cristo. Oggi decine di confraternite sfilano per le strade della città trasportando monumentali pasos, riccamente decorati con sculture, fiori e candele. Migliaia di fedeli e visitatori assistono alle processioni che si susseguono giorno e notte in un'atmosfera di profonda devozione e intensa partecipazione popolare. La Semana Santa rappresenta non solo un evento religioso, ma anche uno dei principali simboli dell'identità culturale andalusa, capace di unire tradizione, arte, musica e sentimento collettivo in una delle celebrazioni più suggestive d'Europa.

Il Guadalquivir

Il Guadalquivir è il principale fiume dell'Andalusia e uno dei più importanti della Spagna. Nasce nella provincia di Jaén, nella Sierra de Cazorla, e attraversa la grande valle andalusa passando vicino o attraverso città storiche come Jaén, Cordova e Siviglia, prima di sfociare nell'Oceano Atlantico tra la provincia di Huelva e quella di Cadice, nei pressi del Parco Nazionale di Doñana. Il suo nome deriva dall'arabo al-wādī al-kabīr, che significa "il grande fiume". Fin dall'antichità ha rappresentato una fondamentale via di comunicazione e commercio: i Romani lo chiamavano Baetis, mentre dopo la scoperta dell'America fu grazie alla sua navigabilità che Siviglia divenne il principale porto spagnolo per i traffici con il Nuovo Mondo. Ancora oggi il Guadalquivir è uno degli elementi più caratteristici del paesaggio andaluso e attraversa il cuore di Siviglia, separando il centro storico dal tradizionale quartiere di Triana.

Cucina andalusa

La cucina andalusa rappresenta perfettamente la storia e l’identità della regione, risultato di secoli di incontri tra cultura mediterranea, tradizione araba e influenza popolare spagnola. L’eredità islamica è ancora oggi evidente nell’uso frequente di ingredienti come miele, mandorle, agrumi, spezie e nelle tecniche di irrigazione che hanno reso fertile gran parte del territorio. Un ruolo centrale è naturalmente occupato dall’olio extravergine d’oliva, prodotto simbolo di tutta l’Andalusia e ingrediente fondamentale di gran parte della gastronomia locale.

In tutta la regione è profondamente radicata la cultura delle tapas, piccole porzioni da condividere che trasformano il pasto in un momento di socialità e permettono di assaggiare molte specialità diverse nella stessa serata, passando spesso da un locale all’altro.

Durante il viaggio ho potuto sperimentare diversi piatti tipici: le espinacas con garbanzos, di evidente influenza araba, il celebre salmorejo cordobés, più denso e cremoso del gazpacho, la classica tortilla de patatas, i pimientos del padrón, le berenjenas con miel, perfetto esempio del contrasto dolce-salato tipico della tradizione andalusa, e il pisto, preparazione che ricorda in parte la nostra caponata mediterranea.

Tra le zuppe fredde estive ho provato naturalmente anche il gazpacho, mentre a Málaga ho scoperto l’ajoblanco, preparazione meno conosciuta ma molto interessante, a base di mandorle, aglio, pane e olio d’oliva, considerata una delle ricette che conserva più chiaramente l’influenza araba nella cucina locale. Sul versante dei dolci il viaggio mi ha permesso di assaggiare i Piononos di Granada, la Torta Cordobesa, il tradizionale Dulce de yema sivigliano e le celebri Yemas de San Leandro, dolci a base di tuorlo d’uovo ancora oggi preparati secondo antiche ricette conventuali.

Tornare in Andalusia? Certamente! 

Dopo aver attraversato le principali città andaluse, mi sono reso conto che l’Andalusia è una di quelle regioni in cui un primo viaggio permette soltanto di coglierne la superficie. Se dovessi organizzare una seconda visita, sceglierei anzitutto un periodo diverso dell’anno, cercando di vivere alcune delle grandi feste popolari che rappresentano l’anima più autentica di questa terra. Più ancora dei monumenti, ciò che colpisce dell’Andalusia è forse il rapporto spontaneo che la popolazione mantiene con lo spazio pubblico: piazze sempre vive fino a tarda sera, famiglie che cenano molto tardi, anziani seduti fuori casa, bambini che giocano fino a notte inoltrata e una socialità quotidiana che ricorda quanto il Mediterraneo condivida abitudini profonde, ben riconoscibili soprattutto agli occhi di un viaggiatore siciliano o del sud Italia.

Il momento ideale sarebbe probabilmente la celebre Semana Santa, particolarmente suggestiva a Siviglia o a Cadice (l'antico porto verso le Americhe), quando le confraternite religiose attraversano le città trasportando enormi pasos tra musica solenne, incenso e partecipazione popolare. Un’altra possibilità altrettanto affascinante sarebbe il mese di maggio, in occasione del celebre Festival de los Patios di Córdoba, durante il quale i residenti aprono al pubblico i tradizionali cortili interni, decorati con migliaia di fiori colorati, in una delle manifestazioni più caratteristiche dell’intera Spagna.
Infine mi piacerebbe tornare a Málaga nel mese di agosto, per assistere alla celebre Feria de Málaga, che si svolge attorno al 15 agosto e rappresenta una delle più grandi feste popolari del sud della Spagna: musica nelle strade, cavalli, flamenco, spettacoli notturni e una città intera che per giorni vive quasi senza interruzione.

Ripensando a Siviglia, mi rendo conto di non aver avuto tempo sufficiente per visitare alcuni luoghi che meritano certamente attenzione. Tra questi figurano la splendida Casa de Pilatos, raffinato palazzo nobiliare che rappresenta uno dei migliori esempi di architettura mudéjar e rinascimentale della città; Archivo General de Indias, fondamentale per comprendere il rapporto tra la Spagna e il suo impero coloniale; e soprattutto uno spettacolo completo di flamenco, vissuto in un tablao tradizionale, esperienza che probabilmente permette di comprendere ancora meglio il significato del duende di cui scriveva Federico García Lorca.

Nei dintorni di Siviglia meriterebbe una visita anche Itálica, importante sito archeologico romano situato a Santiponce, antica città che diede i natali agli imperatori Traiano e Adriano e che conserva uno dei più grandi anfiteatri della Hispania romana. Interessante anche Hospital de la Caridad, spesso associato alla figura di Miguel Mañara, il personaggio storico che secondo alcune tradizioni avrebbe ispirato parte del mito di Don Juan, così profondamente legato all’immaginario sivigliano. Tra i luoghi meno conosciuti ma particolarmente affascinanti compare poi El Rocío, piccolo villaggio situato all’interno del Doñana National Park, nella provincia di Huelva. El Rocío è celebre per la sua atmosfera quasi sospesa nel tempo: le strade sono interamente sabbiose, ci si sposta ancora spesso a cavallo e l’impressione generale ricorda sorprendentemente l’ambientazione di un film western. Ogni anno ospita inoltre uno dei più importanti pellegrinaggi religiosi della Spagna meridionale.

Se invece tornassi nella parte orientale dell’Andalusia, dedicherei certamente più tempo all’esplorazione dei piccoli borghi bianchi (pueblos blancos) che mi sono stati consigliati durante il viaggio: Nerja, Frigiliana, Maro, Mijas, Ronda e Setenil de las Bodegas. Ognuno di questi centri conserva un carattere molto diverso, ma tutti rappresentano quell’Andalusia più lenta, rurale e autentica che spesso sfugge a chi visita soltanto le grandi città.

Forse è proprio questa la sensazione che lascia l’Andalusia al termine del viaggio: quella di non aver realmente concluso un’esperienza, ma semplicemente di aver aperto una porta su un mondo culturale incredibilmente ricco, che richiederebbe molto più tempo per essere davvero compreso fino in fondo. 


Commenti

Post più popolari