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Nove falsi miti sulla salute a cui credono molti italiani, smontati dalla scienza

Molti italiani hanno convinzioni radicate sulla salute che, in realtà, non resistono al vaglio della scienza. Alcune di queste credenze riguardano alimentazione, stile di vita e rimedi domestici.   1. Uova e colesterolo Il primo falso mito riguarda le uova: molte persone credono che mangiarle faccia aumentare automaticamente il colesterolo nel sangue. Questa convinzione nasce dagli studi degli anni ’60, quando si osservava un’associazione tra colesterolo alimentare e livelli di colesterolo plasmatico, senza considerare le differenze individuali nel metabolismo. La ricerca più recente ha dimostrato che, nella maggior parte delle persone sane, il colesterolo presente nelle uova ha un impatto minimo sui livelli ematici. Studi clinici indicano che consumare un uovo al giorno non aumenta significativamente il rischio di malattie cardiovascolari. Quindi, mentre chi ha problemi specifici di colesterolo dovrebbe fare attenzione, per la maggior parte delle persone le uova restano un aliment...

Obbligare i giovani a obbedire? Ottima idea per farli scappare all’estero

Avete presente quei nostalgici da bar che, tra un Campari e una bestemmia, invocano a gran voce il ritorno della leva militare obbligatoria? Ecco, parliamo di loro: i paladini del ai miei tempi si diventava uomini con la naja, come se marciare in fila con un fucile spuntato fosse un rito di passaggio imprescindibile per l’evoluzione della specie.

Secondo questi luminari del patriottismo, costringere i ventenni a passare un anno a fare letti piegati a cubo e a strappare erbacce nei cortili delle caserme sarebbe la panacea di tutti i mali sociali. Non importa se oggi esistono eserciti professionisti, droni, cyberwarfare e missili che colpiscono bersagli dall’altra parte del mondo: no, per loro l’importante è che Gennarino da Cologno Monzese impari a farsi la barba col rasoio di ordinanza.


 

Per di più, secondo alcuni, lo Stato dovrebbe investire, affinché Gennarino impari a farsi la barba col rasoio di ordinanza.

Prendete me, ad esempio: io non ho mai accettato regole imposte, nemmeno a scuola. Figurati se posso sopportare un tizio in divisa che mi urla in faccia perché non piego le mutande a misura di righello. Ma secondo questi eroi nostalgici, tutti dovremmo provare la sublime esperienza di stare in fila, muti, a lucidare pavimenti finché non riflettono pure le nostre frustrazioni più represse.

Io, che quando mi svegliavo col piede giusto, scendevo a scuola con la camicetta jamaicana e il cappello rastafari.

Ma la cosa più tenera - se vogliamo essere buoni - è che, in realtà, molti di questi ferventi sostenitori della leva obbligatoria l’hanno odiata quando l’hanno fatta. Erano quelli che passavano le notti a lamentarsi dei superiori, a piangere lettere alla mamma e a contare i giorni sul calendario.

E io, che nel tempo libero faccio ricerca di documenti storici, ne ho lette diverse.

Oggi, da anziani generali di poltrona col lambrusco e incapaci anche di cucinare un uovo perché ci ha sempre pensato mia moglie, ci spiegano che ci vorrebbe un po’ di disciplina. Ma allora alzati, e piega i tuoi vestiti, 'ché l'ho sentito che tua moglie si lamenta sempre della tua inettitudine. Magari fai anche un po' di cardio e togli un po' di quella panza nel frattempo. Che per combattere bisogna pure essere in forma.

Del resto, chi non vorrebbe sottrarre un milione di giovani al lavoro, agli studi, alle proprie passioni, per farli sfilare in piazza sotto il sole di luglio, magari con le scarpe di cartone e la divisa di panno? Un sogno! Nel frattempo, il resto del mondo corre avanti, sviluppa intelligenza artificiale, cerca di curare il cancro, risolve sfide globali, produce satelliti e difesa strategica, ma noi possiamo stare tranquilli: in Italia preferiamo mandare i nostri ragazzi a strappare le ortiche dal fossato della caserma, come esperienza di formazione.

In conclusione, carissimi nostalgici della naja: se vi manca così tanto, fate una cosa semplice. Prendete uno zaino da 20 chili, un paio di scarponi scomodi, andate a marciare in montagna da soli e finite la serata a dormire sul pavimento. Nessuno vi impedisce di rivivere quei “bei tempi”. Ma lasciate in pace chi preferisce diventare adulto leggendo un libro, viaggiando, sviluppando empatia o - udite udite - lavorando per davvero per rendere un mondo il posto migliore.

Tanto, alla fine, l’unica vera guerra che combattete è quella contro la vostra nostalgia. E, da come la raccontate, la state pure perdendo.

Licc 

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