In primo piano
Popolo di Gaza, ostaggio del silenzio dell’umanità?
Il silenzio del
mondo dinanzi alle atrocità inflitte alla popolazione palestinese
“...Voi, ritti in piedi sulla soglia, entrate,
Bevete con noi il caffè arabo.
Sentirete che siete uomini come noi.
Voi, ritti in piedi sulla soglia delle case,
Uscite dalla nostra alba.
Ci sentiremo sicuri di essere
Uomini come voi!...”
Stato di Assedio - Mahmoud Darwish
War itself is, of course, a form of madness. It is hardly a civilized pursuit.
It is amazing how we spend so much time inventing devices to kill each other and so little time working on how to achieve peace.
- Walter Cronkite
Al Popolo eletto venne promessa una terra tanto sacra quanto martoriata dallo stesso Popolo "eletto", ovvero il Popolo di Israele, che rivendica la Palestina dal 14 maggio 1948, giorno della proclamazione dello Stato di Israele e della concretizzazione del progetto Sionista ideato da Theodor Herzl.
Il sionismo è un'ideologia politico-religiosa che nasce nel 1894 a seguito dell'Affare Dreyfus in Francia, quando un ufficiale ebreo alsaziano, Alfred Dreyfus, venne ingiustamente accusato di tradimento e di spionaggio a scapito della Francia ed a favore dell'Impero tedesco. Quindi ancor prima della Seconda Guerra Mondiale e dell'Olocausto, il giornalista austro-ungarico Theodor Herzl constatò l'impossibilità dell'integrazione del popolo ebraico in Europa e la necessità per il popolo ebraico di avere un proprio stato indipendente. Tuttavia tale necessità fu riconosciuta e concretizzata grazie al governo britannico solo nel 1948, dopo l'Olocausto, ovvero il genocidio della popolazione ebraica in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale. Il termine sionismo deriva dal monte Sion, nucleo originario della città di Gerusalemme, motivo per cui il territorio scelto per fondare lo Stato di Israele fu proprio la Palestina, a scapito della popolazione autoctona. Fra i sostenitori iniziali dell'ideologia sionista e dello Stato di Israele, si annoverano gli Stati Uniti d'America ed alcune potenze europee, quali la Francia e l'Inghilterra, per motivi geo-politici, storici ed economici, piuttosto che religiosi od umanitari. Tra gli oppositori, alcuni movimenti di liberazione nazionale del Terzo Mondo ed alcuni movimenti ebraici che, in virtù dei sostenitori del sionismo, identificarono in esso una forma di colonialismo occidentale nel mondo arabo.
Infatti, nonostante la speranza iniziale fosse quella di avere pace ed integrazione per il popolo ebraico, ciò che realmente avvenne furono una serie di guerre territoriali tra la popolazione autoctona palestinese e la popolazione ebraico-israeliana.
Tali guerre territoriali, proteste, tentativi di accordi di pace, attentati si sono susseguiti definendo ciò che oggi chiamiamo "conflitto israelo-palestinese". Ma un conflitto avviene quando ci sono due popolazioni o due fazioni distinte che lottano fra di loro, disponendo egualmente di mezzi per combattere. Pertanto ciò che erroneamente definiamo "conflitto israelo-palestinese", data l'asimmetria delle risorse tra le due fazioni coinvolte, è una vera e propria occupazione del territorio palestinese da parte del cosiddetto Popolo "eletto", la quale va avanti da oltre 75 anni e dovrebbe più correttamente essere definita "questione palestinese". Per la popolazione palestinese, il giorno che seguì la proclamazione dello Stato di Israele (14 maggio 1948) è ricordato come il giorno della Nakba, ovvero della catastrofe, in quanto corrispose ad un vero e proprio esodo dei Palestinesi dalla propria terra. Molti pensano che la questione palestinese sia stata riaccesa il 7 ottobre dopo gli attacchi di Hamas contro i civili israeliani. In realtà, per i Palestinesi le violenze e le violazioni di Israele, iniziate il giorno della Nakba, non sono mai terminate.
Da circa un mese Israele risponde agli attacchi terribili di Hamas contro i civili israeliani, attaccando in maniera altrettanto terribile i civili palestinesi. Oggi, da circa un mese, il popolo di Gaza vive nel terrore più totale. La striscia di Gaza ricopre una superficie di circa 360 km2 al confine tra l'Egitto e lo Stato di Israele, che ospita più di 2 milioni di abitanti, di cui la gran parte è Palestinese. Data la posizione, la striscia di Gaza è stata contesa tra l'Egitto e lo Stato di Israele sin dal 1948, venendo riconosciuta ufficialmente come territorio palestinese solo nel 1994, a seguito degli accordi di pace di Oslo, a conclusione di numerose guerre ed occupazioni da parte dei militari israeliani. Dal 2007, l'associazione terroristica sunnita Hamas ottiene il potere sulla striscia di Gaza, espugnando l'allora presente Autorità Nazionale Palestinese. Sin da allora, o meglio sin dal 1948, il popolo di Gaza vive sotto costante assedio, intensificato dalla risposta di Israele all'attacco di Hamas avvenuto il 7 ottobre 2023. L'esercito israeliano ordina l'evacuazione a Sud della striscia di Gaza ed inizia i bombardamenti. Nonostante il moltiplicarsi del numero di morti nell'ultimo mese, in realtà, per gli abitanti della Striscia di Gaza la guerra non è mai terminata, e lo stesso vale per i Palestinesi della Cisgiordania e di Gerusalemme Est. In questo momento un vero e proprio massacro è in corso. Il genocidio contro il popolo palestinese sembra inarrestabile. Nonostante l’esistenza del Diritto internazionale, il riconoscimento delle violenze subite dai popoli occupati in seguito alla colonizzazione, le infinite risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, siamo oggi dinanzi alla ripetizione di errori commessi in passato. Nel 2023 l’umanità non è capace di evitare i crimini contro l’umanità stessa e arrestare la pulizia etnica.
Ma il conflitto tra Hamas e Israele è un conflitto che perdura soprattutto a causa di coloro che stanno a guardare e restano in silenzio. Il nostro silenzio, la diffusione di notizie false e la propaganda politica complicano la fine e la via d’uscita da questa guerra soffocante. Una guerra che uccide e ferisce un bambino ogni dieci minuti, una guerra dalle conseguenze disastrose.
Prima di continuare a leggere il resto dell’articolo, vi invito a fare un minuto di silenzio per tutte le donne, tutti i bambini, tutti gli anziani e tutti gli uomini che hanno perso e continuano a perdere, anche in questo momento, la vita a causa degli attacchi israeliani su Gaza.
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Farewell Baby - Marla Caicedo
Durante questo minuto di silenzio abbiamo ricordato più di 15 000 vittime palestinesi, e queste cifre sono in continuo aumento. Di fianco al silenzio del ricordo, c’è però un altro silenzio: un silenzio che annienta, un tacere pericoloso. Si tratta del nostro silenzio dinanzi a questi attacchi: facciamo silenzio perché temiamo che l’espressione di una nostra opinione possa condizionare la nostra vita: per esempio, causare un licenziamento o un rifiuto per la nostra carriera professionale. Tutti coloro che progettano di lavorare nell’ambito diplomatico o nel campo della difesa dei diritti umani dovrebbero essere consapevoli dell’importanza della prosperità e della pace in quanto basi comuni per avviare ogni decisione e collaborazione a livello globale, specialmente durante la collaborazione coi rappresentanti di altri paesi. L’obiettivo di una tale carriera dovrebbe essere principalmente finalizzato a evitare che altri paesi ostacolino la realizzazione di queste basi comuni alla cooperazione. Ciò non porta a prendere delle posizioni politiche o ideologiche ma a scegliere di stare dalla parte dell’umanità. Scegliete quindi di “Restare Umani” per citare l’attivista pacifista Vittorio Arrigoni che credeva nel popolo di Gaza e nella lotta contro la colonizzazione imposta dallo Stato di Israele.
Come per tutte le precedenti violenze e massacri, un giorno, forse molto lontano, queste violazioni saranno citate in giudizio alla Corte di Giustizia internazionale o per lo meno ricordate come catastrofi. E’ una speranza, che purtroppo non salva la vita dei migliaia di bambini di Gaza ma che potrebbe rendere giustizia a tutte le vittime innocenti.
1. Una guerra permessa dallo stesso silenzio?
Molti giornalisti parlano del 7 ottobre come giorno in cui il conflitto tra Hamas e Israele è stato riacceso. In realtà a Gaza, Gerusalemme Est e Cisgiordania, che oggi rappresentano ciò che resta del territorio palestinese, la guerra procede incessantemente da oltre 75 anni. Sebbene Hamas non abbia alcun controllo politico su Gerusalemme Est e Cisgiordania, ancora oggi tanti Palestinesi sono continuamente arrestati ed uccisi anche in Cisgiordania. Hamas dovrebbe essere lì a sferrare il contrattacco, giusto? Oppure Hamas rappresenterebbe solo un pretesto per legalizzare e giustificare una disumana pulizia etnica da parte dello Stato di Israele?
L’attacco a sorpresa di Hamas nel Sud di Israele dello scorso 7 ottobre non è l'ultimo tra gli episodi cruenti del costante conflitto secolare e asimmetrico tra Israele e Palestina dal 1948 (anno della Nakba palestinese). Oltre all’orrore degli attacchi inflitti da Hamas sui civili israeliani, è imperativo parlare dell’orrore inflitto sul popolo di Gaza da parte del governo israeliano. Trascurare questo aspetto sarebbe un grave difetto nei confronti di ogni principio dei diritti umani.
Oggi, in maniera ingiustificabile, la vita degli abitanti della striscia di Gaza sembra valere meno rispetto alle altre vite umane e viene trascurata dal resto del mondo, sacrificata dietro il pretesto di legittima difesa dal terrorismo e dal fondamentalismo islamico. La vita degli abitanti di Gaza è dunque ostacolata dal supporto indiscutibile allo Stato di Israele da parte dei nostri leader occidentali, che autorizzano Israele ad accanirsi in tutta libertà contro la striscia di Gaza, in nome di una lotta contro l'antisemitismo che volge a sua volta verso il terrorismo ed il fondamentalismo religioso di matrice ebraica.
Secondo i dati pervenuti, che potrebbero essere parziali o incompleti, l’offensiva di Hamas avrebbe causato la morte di circa 1 400 civili israeliani, dal 7 ottobre sino ad oggi. Oltre ai morti, bisogna considerare che l’attacco ha causato anche circa 5 400 feriti e che 240 persone sono ancora oggi ostaggio di Hamas. Tuttavia, le perdite palestinesi di cui siamo a conoscenza hanno proporzioni ben diverse. Infatti, la risposta di Israele agli attacchi di Hamas è stata ben più violenta e duratura, soprattutto sulla striscia di Gaza. Nello stesso periodo, si contano circa 15 000 morti tra i civili palestinesi, fra cui più di 5 500 bambini. Senza considerare il numero di feriti in condizioni gravi che ammonta a circa 25 000, probabilmente condannati a morte, data la mancanza di elettricità e di adeguati mezzi per operare negli ospedali. Infine sono oltre 1 500 000 i Palestinesi sfollati dalle loro case nella striscia di Gaza, per via della distruzione di oltre 16 000 abitazioni a seguito dei bombardamenti israeliani. Molti definiscono questo attuale esodo del popolo di Gaza come una nuova Nakba, la Nakba del 2023, una catastrofe che si ripete anche dopo 75 anni di sofferenze dovute alla colonizzazione israeliana.
Uccidere intenzionalmente i bambini e distruggere le case non è tanto "essere in guerra", quanto un chiaro intento di pulizia etnica e un desiderio di annientamento della "razza" palestinese. Uccidere i bambini è proprio la voglia di abolire la prossima generazione di palestinesi. Non dimenticheremo mai quella foto che ritrae i bambini prematuri, circa 40 neonati, già deceduti per mancanza di ossigeno poiché gli ospedali non dispongono di carburante per alimentare l’energia elettrica.
2. Un silenzio interrotto dall’esistenza dei giornalisti palestinesi. La verità sulle atrocità del conflitto grazie al contributo fotografico dei giornalisti freelance di Gaza.
I giornalisti di Gaza diffondono i fatti reali dietro a questo massacro. Sfruttano ogni mezzo possibile: articoli, storie, reel, e post sui social-network. Molto spesso le fotografie e i video ritraggono bambini di pochi mesi deceduti e bambini feriti sanguinanti dalla testa ai piedi, sporchi di polvere dopo essere stati salvati dalle macerie grazie agli stessi giornalisti, per me eroi di Gaza.
Eroi perché diffondono una verità nascosta dai media, quei media che ci lavano il cervello, attori di una propaganda che diffonde odio e che altera ogni processo di pace. Quei media che ci convincono dell’esistenza del buono e del cattivo. Eradicare il cattivo sembra legittimare il costante lavaggio etnico di un popolo vittima di un’occupazione che dura dal 1948, periodo dell’esodo, della cosiddetta Nakba. Questi stessi giornalisti di Gaza raccontano il dolore del popolo di Gaza riflesso nel loro stesso dolore dopo aver perso le famiglie durante i bombardamenti. I giornalisti di Gaza sono gli eroi, anche se detestano essere chiamati tali. Sono i soli che mostrano a crudo la verità, quella che non si vuol vedere e che preferiamo non riconoscere.
Moataz Aziza, 24 anni, giornalista e fotografo di Gaza
Plestia Alaqad, 22 anni, giornalista freelance di Gaza
La guerra continua perché gli Stati ci zittiscono. Infatti, alcuni grandi potenze europee, quali la Francia e la Germania, limitano le manifestazioni a favore della Palestina o a favore della pace, per fermare una guerra che continua a massacrare bambini indifesi e innocenti. Secondo il pensiero dei sostenitori del governo israeliano, spesso vittime di una scarsa o parziale informazione, manifestare per il cessate il fuoco diventa automaticamente un gesto antisemita o di sostegno al terrorismo.
Allora mi chiedo: in nome della lotta contro il terrorismo, è quindi giusto che gli innocenti siano massacrati?
Il terrorismo viene strumentalizzato per una narrazione che giustificherebbe il bombardamento di ospedali, scuole, ambulanze e campi profughi. Una legittima difesa che sembra essere ugualmente una legittima occupazione.
Inoltre, la strumentalizzazione dell'Olocausto e del genocidio di milioni di ebrei diventa quindi un pretesto per uccidere tanti altri innocenti e zittire coloro che vorrebbero solo che questo ciclo di violenze finisse. Strumentalizzare il genocidio degli ebrei è la più grande offesa al popolo ebraico che Israele potesse fare, in quanto le vittime dell'Olocausto non avrebbero voluto alcuna vendetta o guerra, piuttosto avrebbero desiderato un tempo di pace.
3. Nessuna guerra ha un vincitore, perdiamo tutti
"Quando mia nonna arrivò qui, dopo l’Olocausto, la Jewish Agency le promise una casa. Non aveva niente, tutta la sua famiglia era stata sterminata. È rimasta in attesa per lungo tempo in una tenda, in una situazione estremamente precaria. La portarono quindi ad Ajami, a Jaffa, in una stupenda casa sulla spiaggia. Vide che sul tavolo c’erano ancora i piatti degli arabi che ci abitavano e che erano stati cacciati via. Allora lei tornò all’agenzia e disse: riportatemi nella tenda, non farò mai a qualcun altro ciò che è stato fatto a me. Questa è la mia eredità, ma non tutti hanno fatto quella scelta. Come possiamo essere diventati ciò che avversavamo? Questa è la grande domanda".
Hadar Morag, regista israeliana
Sono sempre i cosiddetti Stati sviluppati ad esportare la democrazia negli Stati in via di sviluppo, ma per esportare la democrazia è davvero necessario creare distruzione e terrore? Così il mondo diventa proprietà dei potenti, degli Stati che possiedono e che vendono le armi e che, in virtù del loro vantaggio tecnologico, sono implicitamente autorizzati ad annientare i più deboli. I potenti però, giocano il ruolo della vittima quando sono attaccati da pietre dai più deboli, come durante la prima Intifada, ovvero la prima sommossa dei civili palestinesi contro le forze dell'ordine israeliane. Questa prima Intifada, dal termine arabo "rivolta", è ricordata dall’ambasciatore israeliano Gilad Erdan durante un suo recente discorso pubblico, in cui prende l’esempio della pietra come arma fortemente minacciosa lanciata dai Palestinesi contro gli Israeliani. Forse non era al corrente che la pietra era utilizzata dal popolo occupato (i Palestinesi) come risposta alla violazione da parte del popolo occupante (le forze dell'ordine israeliane) di ogni diritto detenuto dal popolo autoctono. In ogni caso, una pietra lanciata da un Palestinese di fronte ad un fucile o ogni altra arma israeliana di ultima generazione non avrebbe assolutamente potuto competere.
Gilad Erdan forse non ricorda che i militari israeliani lanciavano (e lanciano ancora) contro i Palestinesi il fosforo bianco, che è una forma tossica ed altamente infiammabile del fosforo, che continua a bruciare all'interno delle carni ed il cui uso contro i civili è stato vietato dalla Convenzione di Ginevra. Non ricorda che si sparava ai deboli non armati, e che le abitazioni palestinesi si distruggevano a pieno diritto con bulldozer. Infine, Gilad Erdan non ricorda che il governo israeliano occupa una parte del territorio palestinese nonostante l’esistenza del diritto internazionale.
Oggi dovremmo essere consapevoli più che mai che nessuna guerra ha un vincitore. Anche noi, spettatori dall’occidente, che pensiamo di essere inermi e impotenti, perdiamo. Perdiamo e falliamo insieme alla nostra umanità perché quello è l'obiettivo primario di una guerra, mettere da parte la consapevolezza di essere umani. Ci siamo scordati della nostra umanità e, dal 1948, la Palestina è diventata ostaggio dell’umanità, ostaggio di una guerra che non è mai cessata, mentre si vuol far credere che sia dovuta all'attentato del 7 ottobre da parte di Hamas. La Cisgiordania non è controllata da Hamas, eppure i Palestinesi sono in costante assedio e vivono le violenze incessanti dello Tsahal, lì come a Gerusalemme est.
Ogni essere umano dovrebbe opporsi ad ogni attacco contro i civili.
Seguendo questa logica, così come ogni essere umano deve opporsi all’attacco di Hamas contro i civili israeliani, ogni essere umano dovrebbe anche opporsi al massacro massivo degli abitanti della striscia di Gaza. Parlare di legittima difesa contro i civili di Gaza costituisce il fallimento dell’intera umanità e di ogni istituzione che è stata creata per prevenire e risolvere i crimini contro l’umanità.
In nome della suddetta "legittima difesa" e grazie al silenzio dei leader politici occidentali, ogni 15 minuti un bambino muore a Gaza, ogni 15 minuti le madri palestinesi piangono la morte dei propri figli e muoiono insieme ad essi.
I wish they were shooting stars -Marla Caicedo-
Paola Candita ha ideato, strutturato e scritto l'articolo, collezionando e verificando i dati riportati.
Bradamante e Licc hanno curato la revisione ed incluso alcuni cenni storici.

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