Passa ai contenuti principali

In primo piano

Porta Garibaldi non è il vero Fortino. Tutta la storia del monumento al Re Lazzarone e delle fortificazioni cittadine di Catania

Ci sono cose che a Catania non puoi nominare apertamente. Una di queste è la morte. D'altronde i catanesi hanno coniato tutta una serie di detti coloriti per identificare questo passaggio inevitabile. Uno dei più famosi riguarda l'ultimo viaggio terreno: su puttanu 'e Tri Canceddi . Questo cimitero monumentale è stato edificato in località Acquicella nel 1866, quando i legislatori capirono che non era un'ottima idea quella di seppellire i morti all'interno delle mura cittadine. Almeno dal punto di vista igienico. Sicuramente più antico è il detto ci misunu u cappott'i lignu , cioè il cappotto di legno, una comodissima veste che un mortale indossa prima di iri a parrari - spiramu - ccu San Petru , cioè il custode del Paradiso.   Un passaggio obbligato per questo ultimo viaggio è Piazza Palestro. Ed è qui che anticamente andavano a confluire i lentissimi cortei funebri provenienti dalla città murata, dal centro storico. Questi cortei procedevano a passo d'uomo...

25 aprile 1974 - La Rivoluzione dei Garofani: La Liberazione del Portogallo, ventinove anni dopo quella italiana

Nel cuore di Lisbona, nel tumultuoso aprile del 1974, una canzone risuonava nelle strade come un inno alla libertà: "Grândola, Vila Morena". Era l'alba di un nuovo giorno per il Portogallo, un paese che finalmente stava per liberarsi dall'oppressione di decenni di dittatura.


Per una strana coincidenza astronomica, il 25 aprile 1974 segna un punto di svolta anche per il Portogallo, oltre che per l'Italia.

Mentre nello stivale, giustamente, si commemorava la liberazione dal fascismo, sulle sponde europee dell'Atlantico, fioriva la Rivoluzione dei Garofani, una rivoluzione non violenta che ha portato alla fine del regime salazarista.

Il 25 aprile del 1974 segnò l'inizio della Rivoluzione dei Garofani, un momento epocale che vide il rovesciamento del regime dittatoriale di Antonio Salazar e del suo successore designato, Marcelo Caetano. Ma ciò che rese questo evento così unico fu il modo in cui la musica si fuse con la politica, trasformando le note di una semplice canzone in un simbolo di resistenza e speranza.

"Grândola, Vila Morena" era stata scritta dal noto cantautore portoghese Zeca Afonso e, con le sue melodie dolci e le sue parole di speranza, era diventata l'inno non ufficiale della resistenza, in quanto era stata oggetto di censura. Ma il 25 aprile del 1974, quando le truppe militari ribelli avanzarono verso Lisbona, portando con sé la promessa di libertà, "Grândola, Vila Morena" risuonò sulle frequenze di tutte le radio pubbliche. Fu un segnale concordato, un annuncio non verbale della sconfitta imminente del regime dittatoriale.

Durante la Rivoluzione Celeste Caeiro, una giovane cameriera di un locale divenne famosa per un gesto semplice ma simbolico: donò un garofano a un soldato.

Originariamente incaricata di acquistare dei garofani per una festa che poi saltò a causa della rivoluzione, le fu ordinato di portarli a casa. Tuttavia, sull'onda dell'entusiasmo della rivoluzione, Celeste si avventurò per le strade dove un soldato le chiese una sigaretta. Non fumando, gli offrì un garofano che il soldato accettò, mettendolo nella canna del fucile. Questo gesto si diffuse rapidamente tra i militari e altre donne iniziarono a seguire l'esempio di Celeste. In questo modo, i garofani divennero il simbolo della rivoluzione portoghese del 25 aprile.

Le strade di Lisbona si riempirono di gente, con i fiori di garofano, simbolo della rivoluzione, che sempre in maggior quantità, venivano offerti ai soldati ribelli. La piazza centrale fu invasa da una folla festante, mentre la musica e la gioia si diffondevano per le vie della città.

La Rivoluzione dei Garofani non solo mise fine a decenni di dittatura, ma aprì anche le porte alla democrazia e alla modernizzazione del Portogallo. Fu un momento di grande speranza e cambiamento, celebrato non solo dai portoghesi, ma anche da coloro che in tutto il mondo lottavano per la libertà e i diritti umani.

Anche oggi, in cui l'argomento della censura è di estrema rilevanza in Italia, dove certi esaltati propongono di censurare gli inni di resistenza come Bella Ciao, e il governo italiano censura i discorsi antifascisti nelle TV nazionali, "Grândola, Vila Morena" rimane un simbolo indelebile di quel momento storico, una canzone che ricorda il potere della musica nel trasformare la società e ispirare il cambiamento.

Licc

Commenti

Post più popolari