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Nove falsi miti sulla salute a cui credono molti italiani, smontati dalla scienza

Molti italiani hanno convinzioni radicate sulla salute che, in realtà, non resistono al vaglio della scienza. Alcune di queste credenze riguardano alimentazione, stile di vita e rimedi domestici.   1. Uova e colesterolo Il primo falso mito riguarda le uova: molte persone credono che mangiarle faccia aumentare automaticamente il colesterolo nel sangue. Questa convinzione nasce dagli studi degli anni ’60, quando si osservava un’associazione tra colesterolo alimentare e livelli di colesterolo plasmatico, senza considerare le differenze individuali nel metabolismo. La ricerca più recente ha dimostrato che, nella maggior parte delle persone sane, il colesterolo presente nelle uova ha un impatto minimo sui livelli ematici. Studi clinici indicano che consumare un uovo al giorno non aumenta significativamente il rischio di malattie cardiovascolari. Quindi, mentre chi ha problemi specifici di colesterolo dovrebbe fare attenzione, per la maggior parte delle persone le uova restano un aliment...

La pastasciutta è antifascista

 


[Tempo di lettura – 5 minuti]


 

Un piatto esotico?

Nonostante oggi sia considerato uno degli alimenti distintivi della cucina italiana, il consumo della pasta si è diffuso nella penisola soltanto durante la seconda metà del ’900. Certo, i Napoletani venivano già definiti “mangia maccheroni” durante il ’700, ma provate a chiedere ai vostri nonni del nord. Per loro, la pasta, era una pietanza, esotica, straniera, come potrebbe essere il sushi per noi. A proposito di sushi: gli amanti della cucina giapponese sanno che il concetto di pasta, in realtà, esiste da tanto tempo, seppure preparata con ingredienti diversi. Proprio nella cucina giapponese (ma anche in quella cinese) la pasta di riso e di soia vengono prodotte da moltissimo tempo. La pasta di frumento fa parte invece della cultura araba, e col tempo, si è diffusa anche in Sicilia e in sud Italia.

La pasta appesantisce e rende pessimisti

Sembra improbabile che un alimento così celebre, con tutte le sue varianti regionali (magari ne parliamo in un altro articolo), abbia raggiunto la sua popolarità in tempi così recenti, eppure, anche a causa di un’opera di repressione da parte del regime fascista, è proprio così. Ad esempio, Filippo Tommaso Marinetti, uno dei più celebri scrittori futuristi e sostenitore del regime fascista, scrive che la pasta “appesantisce, abbrutisce, illude sulla sua capacità nutritiva, rende scettici, lenti, pessimisti”.

Ma per quale motivo i fascisti odiavano questo alimento?

Innanzitutto, ovviamente, una questione morale: la pasta non è un alimento adatto a un buon combattente, genera sonnolenza e pesantezza. L’opposto di ciò che piace ai fascisti. Dietro a questa pessima reputazione della pasta, però, si intravede un motivo di natura economica. Il fascismo puntava all’autosufficienza cerealicola dell’Italia e per questo motivo spingeva verso la produzione ed il consumo del riso.

E quindi, come si è diffuso il consumo della pasta?

La mobilità all’interno della penisola non era tanto diffusa (e oggi ci lamentiamo di Trenitalia), per cui, anche la pasta non aveva modo di viaggiare da una città italiana all’altra. C’erano però degli importanti flussi migratori verso gli Stati Uniti d’America, sia dal Nord, sia dal Sud Italia. È probabile che nei quartieri italiani degli Stati Uniti gli italiani del nord e del sud abbiano avuto maggiori possibilità di interagire e di ‘perfezionare’ la realizzazione di questo piatto emblematico, per poi esportarlo nuovamente in Italia al loro rientro, dopo parecchi decenni. Un altro motivo di odio e repressione da parte dei fascisti, che la vedevano come una moda “americaneggiante”.

La pastasciutta è antifascista

La pasta, così contrastata dal regime fascista, assume a un certo punto anche un significato legato alla resistenza antifascista. La storia che voglio raccontarvi avviene a Campegine, nel reggiano, nel 1943. Ed è una festa; una festa, purtroppo, finita male.

Notte tra il 24 e il 25 luglio 1943: per farla breve, il Gran Consiglio del Fascismo votò l’Ordine Del Giorno Grandi, che gradualmente portò alla destituzione e all’arresto di Mussolini. Una grande famiglia contadina, cattolica, democratica e antifascista, domiciliata a Gattatico la famiglia Cervi, decise di organizzare una cena per festeggiare. Invitarono tutto il paese di Campegine, ma a differenza delle nostre “feste” contemporanee il format non era “ognuno-porta-qualcosa”.

La distanza tra Campegine e Gattatico, oggi diremmo “11 minuti in macchina su Maps”

La famiglia non era ricca, era composta da sette fratelli (la canzone “Sette Fratelli” dei Mercanti di Liquore è dedicata a loro), ma sufficientemente benestante da poter offrire da 3-10 quintali di pasta a tutto il vicinato. Pensateci la prossima volta che il vicino viene a chiedervi mezza cipolla o un limone!

Il menu era vegetariano, ma non vegano, e non c’era scelta per gli intolleranti al lattosio. Infatti, la possibilità economica di offrire anche un buon condimento insieme alla pasta era abbastanza limitata, per cui non vi aspettate una lasagna al ragù. La pasta era condita con burro e parmigiano. Tra l’altro la pasta era comunque prodotta a Gattatico e trasferita a Campegine, non certo in auto. Probabilmente un italiano di oggi non avrebbe apprezzato quel pasto, ma, considerando la povertà di quel periodo, il gesto ha riscosso un grande successo in quella zona.

La scelta della pastasciutta è, quindi, come abbiamo detto una scelta politica di palese opposizione al fascismo e al futurismo. Tuttavia, in seguito all’instaurarsi della Repubblica di Salò, rinata dalle ceneri del fascismo stesso, i sette fratelli (Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, Ettore) vennero arrestati in un violento agguato fascista e vengono fucilati tutti. Il padre e la madre sopravvissero; la madre morì poco dopo per il dolore, mentre il padre scrisse un libro per ricordare l’avvenimento.

Oggi ci sono numerosi eventi che ricordano gli avvenimenti qui raccontati, organizzati su tutto il territorio italiano da vari centri sociali apertamente schierati contro il fascismo. L’evento “ufficiale”, però, viene ancora oggi organizzato dall’Istituto Cervi presso il Museo Casa Cervi, con pastasciutta e visita gratuita per tutti in quelle giornate. Un’occasione da non perdere per approfondire e ricordare una storia autenticamente italiana.

Ascolti consigliati
Sette Fratelli – Mercanti di Liquore

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I sette fratelli Cervi (1968), diretto da Gianni Puccini

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Giorgio Licciardello


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